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sabato 5 aprile 2014

I nuovi pozzi Solvay in Consiglio

L'alveo del Cecina
Durante la conferenza dei capigruppo di mercoledì abbiamo chiesto ed ottenuto che nell'ordine del giorno del prossimo consiglio previsto per il 2 di aprile sia inserita il tema del progetto Solvay alternativo ad Idro-s. Infatti, il gruppo di Progetto Originario non crede che la questione possa essere affrontata concedendo a Solvay la possibilità di estrarre in estate come in inverno l'acqua da nuovi pozzi che andrebbero a spremere ulteriormente il subalveo del Cecina. Per questo da giorni stiamo lavorando alle osservazioni da presentare alla Regione nell'ambito della procedura di VIA avviata il 3 marzo scorso. Portiamo la discussione in Consiglio, perché vogliamo che anche l'amministrazione comunale di Volterra presenti ufficialmente le proprie osservazioni ribadendo il concetto che l'uso idropotabile dell'acqua e la tutela dell'ambiente fluviale, specialmente nei mesi estivi, debbono finalmente avere la prevalenza sullo sfruttamento della risorsa ai fini industriali.
Va ricordato che il progetto Idro-S fu richiesto dalla Regione Toscana a Solvay come misura di mitigazione, nell’ambito della valutazione progetto del 2004 concernente lo sfruttamento dei giacimenti minerari ex ETI, per attenuare i forti prelievi idrici durante i mesi estivi. Quando l'acqua scarseggia e regolarmente viene razionata alla popolazione e all'agricoltura, provocando disagi diffusi e danneggiando numerose altre attività, specialmente quelle agricole e turistiche. Idro-s è risultato un progetto inadeguato e controproducente, ma Solvay dovrà sostituirlo con ipotesi di approvvigionamento che ricerchino alternative all'acqua del Cecina, un corso d'acqua che da molti anni viene spremuto come un limone. Soprattutto non vogliamo che venga sottratta a scopi industriali acqua di buona qualità adatta agli usi idropotabili, visto che questa, a causa dei mutamenti climatici e del sovrasfruttamento, è diventata una merce molto rara e sempre più lo sarà in futuro. Nei giorni scorsi abbiamo letto sulla stampa che la Regione in merito al progetto dei nuovi pozzi ha richiesto diverse integrazioni tecniche a Solvay, avendo ravvisato numerose carenze. Questo non ci rassicura, perché il nocciolo della questione sta nel rispetto delle priorità per l'impiego della risorsa che la dimenticata legge Galli attribuisce con chiarezza agli usi civili. Per questo al Consiglio Comunale del 2 di aprile abbiamo portato una mozione, affinché il consiglio comunale di Volterra potesse esprimersi, ribadendo alla Regione che qualsiasi progetto dovrà salvaguardare prioritariamente il diritto di accesso all'acqua della popolazione della Val di Cecina sia in estate che in inverno.


Sonia Guarneri, Progetto Originario 

sabato 22 marzo 2014

Altri 6 pozzi sul Cecina per Solvay?

La domanda è stata presentata in Regione, siamo in fase di valutazione d’impatto ambientale ma pochi sono informati su quanto sta avvenendo. Solvay ha abbandonato il progetto Idro-S e adesso punta ad ottenere in cambio altri pozzi lungo il Cecina, per prelevare l’acqua dal subalveo anche durante l’estate. Lo studio idrogeologico di supporto al progetto porta la firma del dr Squarci e del dr Pier Francesco Rossi, ex assessore all’ambiente del Comune di Volterra nella Giunta Bartaloni. I nuovi pozzi andrebbero ad interessare il tratto di fiume compreso tra Ponteginori e Casino di Terra, quello in cui il materasso alluvionale conserva ancora, sporadicamente, caratteristiche idonee alla circolazione idrica sotterranea (nel subalveo). Va ricordato che il progetto Idro-S fu richiesto dalla Regione Toscana a Solvay come misura di mitigazione nell’ambito della procedura di VIA del 2004, per attenuare i forti prelievi idrici funzionali alla coltivazione delle concessioni minerarie ex ETI. Il progetto Idro-S prevedeva, infatti, il reimpiego sotto forma di laghi delle cave di argilla realizzate in località Il Fiorino, presso Cecina, per stoccare l’acqua delle piene invernali da utilizzare in estate nelle concessioni minerarie in sostituzione dei prelievi dal subalveo del fiume. Insomma nei disegni della Regione Idro-S era l’unica misura di compensazione individuata contro il depauperamento idrico estivo della Val di Cecina. Una misura compensativa ritenuta da molti carente e per certi versi controproducente, ma di sicuro la sola indicata dalla Regione a tutela della risorsa idrica del bacino in estate.
A chi non conosca la storia della presenza Solvay in Val di Cecina potrà sembrare strano, per non dire assurdo, che un progetto nato da una prescrizione regionale, dopo 10 lunghi anni di gestazione, venga abbandonato senza l’individuazione di una misura sostitutiva, col dichiarato intento di tornare alla situazione di partenza: prelevare l’acqua direttamente dal fiume sia in inverno che in estate. E’ ovvio che la Regione smentirebbe se stessa e la fondatezza di quanto aveva deliberato nel 2004 se oggi concedesse a Solvay quanto le aveva negato dieci anni fa. Ovvero la realizzazione di altri pozzi lungo il corso del fiume a scopo di emungimento nella stagione estiva. Ma non ci sarebbe da meravigliarsi troppo, perché quando si tratta di decidere sulle attività della multinazionale della chimica, la Regione Toscana fatica sempre a cavarsi dagli impicci decorosamente. Basti pensare alla lunga serie di ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato sul tema persi dalla Regione contro le associazioni ambientaliste WWF e Italia Nostra. Speriamo dunque che in questa occasione l’amministrazione regionale tenga presenti la tutela dell’ambiente e il diritto di accesso alla risorsa acqua dei cittadini, imponendo alla società chimica di alleggerire finalmente la pressione sul fiume. Almeno durante i mesi estivi. Altrimenti finirà che anche in annate piovose come questa ci troveremo l'acqua razionata in agosto.
Insomma Solvay è e rimane un’azienda importante per la zona, ma non può scavalcare gli interessi generali di chi vive e lavora in Val di Cecina.


Progetto Originario, il gruppo consiliare






sabato 29 giugno 2013

Puretta, un buco nell'acqua

La località Masso agli Specchi
Martedì 25 giugno in Casa Torre Toscano, sono stati illustrati i risultati dello studio sull'area di Puretta condotto dai ricercatori Molli e Cerrina del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR). Le indagini hanno messo in luce alcune grossolane sviste negli elaborati del progetto per il lago voluto da Asa e nuove preoccupanti fragilità del sito prescelto, ignorate sia dai tecnici incaricati della redazione del progetto sia dalle amministrazioni. Senza voler entrare in questa sede nel merito della perizia predisposta dai due ricercatori, ci limitiamo a segnalare che i risultati mettono seriamente in discussione le ragioni della scelta di un sito delicato (posto a ridosso di Masso agli Specchi) e caratterizzato da elementi di vulnerabilità geologica. Sulla fondatezza degli argomenti messi sul tavolo dai professori del CNR possiamo solo riferire che lo studio è ben argomentato e che tecnici di Asa e della Regione invitati alla presentazione e presenti in sala hanno evitato di controbattere su tutti i punti toccati. Al termine dell'incontro il sindaco Buselli ha dichiarato che si sarebbe rivolto immediatamente alla Regione perché – testualmente - “le incongruenze emerse, se confermate, invalidano il progetto Puretta”.
Vorremmo potergli credere. Stando così le cose, non possiamo che rilanciare la proposta avanzata al sindaco pubblicamente da Bernardini già la mattina del 25 giugno in Casa Torre Toscano, specificandone meglio i contorni. Dato che l'amministrazione comunale ha ormai approvato Puretta per quanto riguarda la VIA e per quanto riguarda il progetto in sede tecnica, l'unico passaggio istituzionale in cui può ancora concretamente intervenire è in sede di Variante al Regolamento Urbanistico. La proposta che avanziamo all'amministrazione è di presentare in questa fase una auto osservazione alla Variante che cancelli cautelativamente la previsione del cavo di Puretta in seguito alle nuove evidenze messe in luce dal CNR. Del resto, l'alternativa a breve termine per quanto riguarda il bisogno d'acqua ormai esiste ed è sicuramente vantaggiosa. Già il direttore di ASA Caturegli, nei mesi scorsi, affrontò l'argomento parlando in un incontro con le istituzioni dell'Alta Val di Cecina di raddoppio dell'acquedotto di Ponteginori. Il progetto prevede di prelevare acqua dal subalveo del torrente Trossa, portandola a Volterra con una nuova linea d'acquedotto proveniente da Ponteginori. L'opera costerebbe circa 4 milioni di euro (stima di Asa), un terzo del costo preventivato di Puretta. Porterebbe molta più acqua di quanta ne arrivi oggi a Volterra (40 litri/sec contro 24 l/sec) e di migliore qualità. Se aggiungiamo anche il vantaggio dei tempi di realizzazione, sicuramente più brevi dei 7 anni previsti per scavare il lago, non si capisce per quale motivo ci dovremmo intestardire col cavo di Puretta: un progetto nato già con forti limiti, divenuti col tempo decisamente imbarazzanti. Dunque quale ragione logica impedisce alle amministrazioni di risparmiare 8 milioni di euro in un periodo di scarse risorse come l'attuale, realizzando in tempi molto più rapidi un progetto migliore per quantità e qualità dell'acqua? Esortiamo, quindi, il sindaco Buselli ad agire entro il perimetro delle sue concrete prerogative, non limitandosi a lanciare appelli alla Regione.
Cancellata Puretta, non vi sarebbero più ostacoli per rimettersi ad un tavolo con Regione e Solvay per ragionare delle concessioni minerarie ex ETI. Non per bloccare l'estrazione del sale, ipotesi che non insegue nessuno, ma per rivedere l'incidenza complessiva dei prelievi delle risorse naturali e predisporre misure di mitigazione degli impatti che siano al passo con i tempi.
Progetto Originario, Commissione Ambiente



domenica 26 maggio 2013

La bruma del lago



Non ci meravigliano più di tanto le conclusioni a cui è approdato un recente studio del CNR, da cui emergerebbero approssimazione e grossolani errori di valutazione nel progetto del lago di Puretta e soprattutto negli elaborati di supporto che hanno portato all'individuazione di quel sito. In parole povere gli approfondimenti dei professori del CNR hanno evidenziato che gli studi che accompagnano il progetto del cavo di Puretta avrebbero preso a più riprese lucciole per lanterne, individuando unità geologiche inesistenti, paleofrane immaginarie, ricostruendo una stratigrafia del sito “non compatibile con i sondaggi ASA”, per non parlare di altri errori di valutazione e di interpretazione. L'analisi del progetto, eseguita dal CNR, individua un lungo, impressionante elenco di svarioni; davvero raggelante se si pensa al pregio dell'area individuata (il Masso delle Fanciulle e la zona circostante), la funzione attribuita a quest'opera e il suo elevato costo stimato (circa 12 milioni di euro). Impressionante, ma non sorprendente. Perché fin dalla sua nascita  il progetto del cavo di Puretta è sembrato reggersi su un intreccio di interessi economici e politici piuttosto che su evidenze tecniche e tanto meno sull'interesse pubblico.
Già più volte abbiamo sottolineato la tragica funzione di sdoganamento dell'accordo ETI-Solvay attribuita dalla Regione al progetto di Puretta. Infatti, dopo che varie sentenze hanno messo a nudo  le incongruenze delle prescrizioni che la Regione dettò a Solvay nel corso del procedimento di VIA per lo smodato uso dell'acqua nei cantieri minerari, la Regione è corsa prontamente ad “aggiustare” una vicenda imbarazzante per la multinazionale belga. Lo ha fatto promuovendo il progetto del cavo di Puretta come opera idraulica in qualche modo compensativa degli insaziabili prelievi che Solvay mantiene lungo il corso del Cecina da Saline fino al mare. Qui, sta uno dei nodi politico-economici su cui si regge questo progetto. D'altra parte anche l'Amministrazione Comunale di Volterra ha letteralmente spianato la strada al cavo di Puretta, sconfessando gli indirizzi assunti nel periodo in cui la componente di Progetto Originario faceva parte della maggioranza. Infatti, pur di agevolare l'approvazione rapida del progetto, l'amministrazione comunale arrivò nel 2011 a ritirare le sue stesse prescrizioni, come dichiarato dal sindaco Buselli nella risposta all'interrogazione n° 9741/2011. Nel documento ad una specifica domanda del consigliere Bernardini, il sindaco replica riferendosi alla richiesta avanzata in sede di VIA dal Comune per ottenere una parte delle ghiaie provenienti dallo scavo (per il non trascurabile valore stimato di 450.000€): “l’Amministrazione Comunale ha rinunciato a ripresentare la richiesta per non ostacolare la procedura di rilascio dell’autorizzazione, lasciando gli inerti estratti nella disponibilità di ASA per ricoprire le spese di indennità al proprietario dei terreni necessari alla realizzazione dell’opera”. Ed ecco emergere un secondo interesse privato su cui poggia Puretta: le ghiaie. Peccato che i proprietari dei terreni risultassero già ampiamente indennizzati nel computo degli espropri previsti dal progetto. Ma evidentemente le parole d'ordine imposte erano divenute: “acconsentire”, “agevolare”, “non ostacolare”. E a forza di agevolare, ci si è dimenticati perfino di controllare che gli elaborati progettuali fossero rispondenti alla realtà, come dimostrano le risultanze messe in luce dallo studio del CNR. Ecco, quindi, che ci ritroviamo un progetto basato su presupposti errati, che abbiamo sempre denunciato come costoso, impattante e probabilmente interminabile, concepito soprattutto per garantire il proseguimento dei forti prelievi idrici di Solvay in Val di Cecina anche per il futuro. A meno che il TAR non ci metta di nuovo una pezza.

Progetto Originario, Commissione Ambiente



venerdì 5 ottobre 2012

Alla prossima crisi idrica



Ogni due o tre anni, quando arriva l'estate, in Val di Cecina si ripropone la crisi idrica con razionamenti, scambi di accuse, polemiche. La situazione in realtà non è così complessa come talvolta risulta dalle dichiarazioni di alcuni amministratori. Proviamo a fare chiarezza. Da alcuni decenni abbiamo meno disponibilità d'acqua in Val di Cecina a causa di progressive fluttuazioni del clima, ma soprattutto per il depauperamento degli acquiferi fluviali (i principali acquiferi della nostra zona) causato dall'ingentissima  escavazione di ghiaie protrattasi fino agli anni '80. Inoltre, in alcune zone dobbiamo fare i conti anche con la scarsa qualità dell'acqua, contaminata da vari elementi nocivi alla salute (boro, arsenico, mercurio, nitriti, ecc). A noi sembra chiaro che, in una simile situazione, i pochi acquiferi di buona qualità rimasti, come quelli posti presso il torrente Trossa o presso la località Il Fiorino, andrebbero destinati esclusivamente all'uso idropotabile. In un paese civile la popolazione non dovrebbe disporne per un'occasionale, gentile concessione di una multinazionale, ma in forza di una legge che privilegi gli usi civili dell'acqua. Guarda caso in Italia questa legge c'è: è la legge Galli, che antepone in modo inequivocabile l'impiego idropotabile a quello industriale. E' vero che in genere Solvay è più abile nelle ricerche d'acqua di Asa, e arriva sempre prima con i suoi pozzi laddove si trovi un buon acquifero. Ma quando la risorsa scarseggia, la priorità d'uso debbono prevalere sul criterio cronologico. Dobbiamo sempre sottolineare che in Val di Cecina il grosso dell'acqua è prelevata per usi industriali: soltanto dai pozzi Solvay localizzati presso la Cacciatina è indirizzato alle miniere del sale un quantitativo d'acqua circa triplo rispetto al fabbisogno per usi civili di tutta l'alta Val di Cecina. Non si può affermare, come talvolta si sente dire, che prelevando acqua dalla Cacciatina vengono impoveriti anche i pozzi per uso potabile di Puretta. Però è curioso sentire l'assessore provinciale Picchi sostenere che l'acqua della Cacciatina non è adatta per l'uso potabile e dunque può essere tranquillamente prelevata dall'industria di Rosignano. Così come accade oggi, cioè per milioni di metri cubi all'anno. Dimentica, l'assessore, che quella stessa acqua va (nella piccola parte che sfugge al prelievo Solvay) a ravvenare (col boro e tutto il resto) gli acquiferi di molti pozzi ad uso potabile che si trovano nella media e bassa Val di Cecina, dove le stagioni siccitose non fanno meno male. Si chieda ai Comuni di Guardistallo, Montescudaio e Cecina. Ovvio che, in una simile situazione, sia Asa che le amministrazioni pubbliche non possono più esimersi da investire nel recupero degli acquedotti esistenti, che ad oggi perdono per strada circa il 39% della risorsa. Per aggiustare tutto servono molti fondi, ma bisogna pur cominciare da qualche parte. Per esempio, noi inizieremmo dall'acquedotto delle Carline, che da troppi anni non porta più acqua a Volterra a causa di una frana mai sistemata. Occorre poi acquisire velocemente da parte degli enti pubblici quei laghetti della zona di Pomarance e Radicondoli, più di una volta impiegati nelle situazioni di emergenza. Si tratta di interventi urgenti, da attivare subito, per non dover tornare a stracciarsi le vesti la prossima estate.
Ribadita con forza, come da legge, la priorità dell'uso idropotabile, dovrebbero essere ricercate ulteriori fonti di approvvigionamento per l'industria. L'idea più ovvia è quella di un dissalatore per poter impiegare, almeno nei processi di Rosignano, acqua di mare anziché acqua del Cecina o di falda. Ma potrebbe essere valutata anche l'ipotesi di altri laghi artificiali, individuati sulla base di un'analisi comparata a scala di bacino. Il precedente per una simile analisi esiste (Raggi e Bicchi, 1985), fu commissionato dalle province di Pisa e Livorno e resta il lavoro di pianificazione più serio tra quelli pubblicati sul nostro territorio in materia di recupero di risorse idriche. Pianificare significa, infatti, scegliere progetto e sito, attraverso la valutazione di molteplici fattori oggettivi (tempi di realizzazione, costi, impatto ambientale, quantità invasate, qualità della risorsa, ecc.). Questo è il punto debole dei progetti di laghi presentati fino ad oggi, per ultimo quello di Puretta. Un sito posto a stretto contatto con la riserva naturale di Berignone e con l'ansa di Masso agli Specchi. Così vicino all'omonimo campo dei pozzi per uso acquedottistico da mettere a rischio la qualità della risorsa. Da molti ritenuto un progetto macchinoso e irrazionale. Come si fa a pretendere di realizzare un invaso scavando una buca di 14 ettari per una profondità di 24m? Da nessuna parte al mondo verrebbe presa in considerazione una simile idea, per i lunghi tempi di realizzazione, l'ingente spesa, l'eccessiva e irragionevole movimentazione di terreno. Dovunque servano invasi, vengono ottenuti realizzando sbarramenti su valli (in terra o in cemento). Chiediamo, quindi, alle amministrazioni competenti di impiegare bene i prossimi mesi invernali: acquisendo i tre laghetti posti in alta Val di Cecina (già impiegati in casi di crisi); riparando l'acquedotto, a cominciare dalla linea delle Carline nel settore di Zambra; riprendendo lo studio comparato sulle valli della zona, da cui scegliere la più adatta alla realizzazione di un lago artificiale.
Ben sapendo che per giungere ad una soluzione stabile, servirà anche – prioritariamente - una nuova fase di negoziazione con Solvay, per ridefinire gli usi idrici complessivi in Val di Cecina. Ma per avviare sul serio una simile trattativa, occorre sgombrare prima il campo dal progetto Puretta.

Progetto Originario - Commissione Ambiente

martedì 15 maggio 2012

Saline, un'occasione sfruttata a metà

Peccato che il Consiglio Comunale Aperto di Zona celebrato lunedì scorso a Saline non sia stato partecipato da molti dei soggetti istituzionali invitati. L'iniziativa, che era stata proposta circa un mese fa da Progetto Originario e Sinistra per Volterra, doveva servire per illustrare i risultati di un elaborato studio condotto dai professori Cheli e Luzzati dell'Università di Pisa, dal titolo “Ricadute economiche, sociali e ambientali della Solvay in Val di Cecina”. L'occasione, non a caso, è caduta alla vigilia di importanti decisioni regionali sul rinnovo delle concessioni minerarie ad uso della multinazionale presso Saline. Molti dei sindaci e degli assessori invitati hanno fatto sapere in anticipo che non sarebbero intervenuti, perché la data non era stata concordata con l'amministrazione comunale di Volterra. Il sindaco Cerri ha aggiunto ragioni di correttezza istituzionale, visto che la lista civica Uniti per Volterra non perde occasione per attaccarlo violentemente dai giornali. Una modalità ripetuta anche alla vigilia dell'appuntamento di Saline. Qui, occorre soffermarsi un momento. Il problema non è il confronto di opinioni sul merito delle scelte relative Solvay, per le quali anche noi di Progetto Originario divergiamo di molto dalle idee espresse dal sindaco Cerri. Il problema sta nel volgere il legittimo dibattito politico in rissa, con pesanti attacchi personali e allusioni offensive. Questo “stile”, che discende dalla natura populistica di chi guida la lista civica, se può rivelarsi efficace verso un certo elettorato, resta assolutamente condannabile sul piano umano e controproducente nei rapporti istituzionali. E' evidente che simili comportamenti favoriscono l'isolamento in cui si trova il Comune di Volterra oggi. Purtroppo questa è la situazione attuale; così, un Consiglio Comunale Aperto che doveva radunare diverse amministrazioni, ha raccolto soltanto le adesioni dei sindaci di Castelnuovo e di Casale Marittimo. Avevamo proposto la serata di approfondimento di Saline per tentare di fare un passo avanti verso il ravvicinamento delle posizioni delle varie amministrazioni sulle attività di Solvay, a cominciare dai Comuni della zona. Infatti, pensavamo che la condivisione di informazioni più approfondite, attuali e accreditate potesse servire nel faticoso processo di ricomposizione di un'unità della zona, senza la quale è assai improbabile riuscire ad influenzare le scelte regionali su questa materia. Da questo punto di vista il nostro tentativo è stato in gran parte vanificato. Peccato, perché l'illustrazione dei risultati dello studio di Cheli, Luzzati e dei loro colleghi si è rivelata decisamente interessante e per certi versi sorprendente. Soprattutto per quanto attiene gli aspetti economici, spesso meno dibattuti di quelli ambientali. Perché abbiamo appreso che il valore aggiunto che l'attività di Solvay restituisce alla Val di Cecina, compresa la costa prospiciente Cecina e Rosignano, non è che il 2% rispetto alla complessità delle attività che qui si svolgono. Una quota su cui sarebbe opportuno ragionare, prima di redigere ulteriori protocolli o accordi di programma che impegnino per anni molte amministrazioni pubbliche. A valle della presentazione dello studio, il dibattito a cui abbiamo partecipato e assistito ha sicuramente risentito delle tante assenze. Tolta la possibilità di confronto tra le amministrazioni più direttamente coinvolte, è rimasto molto spazio per tante legittime recriminazioni da parte di chi vive a Saline.  

Progetto Originario, Commissione Ambiente                                         

lunedì 23 aprile 2012

Convivere con Solvay

In questi ultimi mesi in varie occasioni le cronache dei giornali sono tornate a parlare della società Solvay. Un'azienda che svolge attività così imponenti a cavallo delle province di Pisa e Livorno da suscitare numerose polemiche e perfino scontri tra istituzioni. La nostra convinzione è che spesso alle pubbliche amministrazioni, specie alla parte politica, manchi un’adeguata conoscenza dei fenomeni complessi come quelli connessi ad un'impresa chimica di tali dimensioni. Senza i dovuti approfondimenti, prendere decisioni su questi temi che avranno conseguenze di lungo periodo è quantomeno avventato. Per fortuna gli strumenti conoscitivi disponibili oggi sono più numerosi e completi rispetto al passato. Occorre però utilizzarli. Per questo motivo il gruppo consiliare di Progetto Originario e quello di Sinistra per Volterra, accogliendo l'invito del Comitato per i beni comuni, hanno proposto al sindaco Buselli di organizzare un Consiglio Comunale Aperto di Zona in cui invitare i professori Cheli e Luzzati dell'Università di Pisa, che recentemente hanno condotto un'approfondita indagine sull'attività Solvay in Val di Cecina e le sue ricadute. Lo studio, finanziato dalla Regione, è stato pubblicato dalle Edizioni Plus e porta il titolo “Ricadute economiche, sociali e ambientali della Solvay in Val di Cecina”. Vi sono illustrati dal punto di vista scientifico i costi/benefici di un'attività iniziata al principio del secolo scorso e progressivamente modificatasi. Mentre metodi e ricadute della produzione si sono evolute inesorabilmente, sono cambiate anche le condizioni ambientali. Per esempio, la disponibilità d'acqua è sensibilmente inferiore rispetto al passato. Ma le regole stabilite dalle amministrazioni non sembrano essere state adeguatamente aggiornate, infatti, per restare sul tema della disponibilità idrica, il canone provinciale di concessione per l'acqua prelevata dall'azienda si limita a un centesimo di euro al metro cubo. Lo studio oltre ad investire i temi ambientali si concentra molto sugli aspetti economici, evidenziando l'evoluzione del rapporto ricchezza prodotta e redistribuita sulla Val di Cecina e la prospiciente costa. 
La proposta dei capigruppo Bernardini e Cucini  mira quindi ad offrire un'importante occasione di approfondimento a tutte le amministrazioni coinvolte a vario livello dall'attività Solvay (Volterra, Montecatini VC, Pomarance, Castelnuovo VC ma eventualmente anche quelle dalla bassa Val di Cecina che vorranno partecipare). Occasione che potrebbe senz'altro essere impiegata anche per rinnovare la possibilità di uno scambio di opinioni, alla luce di  più estese ed approfondite conoscenze. Il sindaco Buselli si è detto disponibile ad ospitare nel Comune di Volterra l'iniziativa, che dovrebbe tenersi entro il mese di maggio. Vista l'importanza dei temi trattati, ci auguriamo la partecipazione di un cospicuo numero di amministratori e di cittadini.
 
Progetto Originario, Commissione Ambiente      

martedì 10 aprile 2012

Il sale di domani

Dopo il mio ultimo articolo sulla vertenza Solvay, mi potevo aspettare una replica dell’ufficio stampa della multinazionale. E’ arrivata invece una risposta vagamente acida da parte della lista civica del sindaco. Da bravi soldatini, so che i rappresentanti di UpV non proferirebbero verbo se non comandati da Palazzo dei Priori. Non a caso il gruppo dirigente del 2010 che osò criticare il sindaco per le sue frequenti iniziative arbitrarie fu destituito. Operazione portata a termine reclutando un drappello di iscritti dell’ultimo minuto per modificare ad arte la maggioranza dell’assemblea. Il nuovo gruppo dirigente di Uniti per Volterra, quindi, è formato in gran parte da gente arrivata dopo la vittoria elettorale o dalle terze file dell’assemblea del 2009. Non c’è da stupirsi se chi ha scritto l’articolo della scorsa settimana è stato approssimativo e soprattutto si è lasciato sfuggire una emerita corbelleria. Qualsiasi persona di normale buon senso avrebbe intuito che, in fase di contenzioso legale aperto tra Solvay e il Comune di Volterra, non è molto astuto da parte del partito del sindaco affermare nero su bianco dalle colonne di un giornale che il cantiere dei Boschini è stato bloccato al fine di “coadiuvare” i “movimenti di protesta”. Sarà stato contento nel leggere questo brano l’architetto che ha sottoscritto le due determine dirigenziali che ordinarono il blocco. Documenti ovviamente motivati con argomenti puramente tecnici, in seguito impugnati dai legali di Solvay Italia. Ancora una volta emerge che spirito e cautela con cui sono affrontati certi argomenti possono risultare completamente diversi, a seconda che l’intento sia la ricerca di risultati concreti o fare il solletico sulla pancia all'elettorato. Sulla questione del contenzioso legale mi fermo qui, perché mi sembra che la posizione del mio Comune possa soltanto indebolirsi aggiungendo ulteriori considerazioni a riguardo.

Vengo ora alle imprecisioni e confermo l'opinione già espressa in Consiglio. Appresa la nuova situazione verificatasi ai Boschini, a mio parere, sarebbe stato più opportuno da parte dell'amministrazione comunale, prima di procedere al blocco, tentare la strada del dialogo. Convocando Solvay e informando l’ente più direttamente interessato (la Regione). Ritengo infatti che, dopo un unico incontro ufficiale avvenuto tra i responsabili Solvay Italia e quelli del Comune nel 2010, peraltro centrato sul tema generale della loro attività in Val di Cecina, non potessero considerarsi esauriti i tentativi di dialogo con l’azienda. Accertate le nuove subsidenze ai Boschini, un ulteriore sforzo di trattativa sarebbe stato indicato. Innanzitutto perché queste modificavano lo scenario, ma anche per dimostrare universalmente che l’eventuale avvio di un braccio di ferro dagli esiti incerti non era negli intenti del Comune. Infine, perché sono certo che qualsiasi soluzione del problema degna di questo nome potrà venire soltanto da un accordo mediato. Dunque vengo a rilanciare al partito del sindaco l'unica proposta concreta sentita finora. Visto che l'amministrazione di Pomarance una settimana fa ha annunciato pubblicamente che intende rinunciare al progetto di Puretta, penso che al Comune di Volterra si offra un'occasione unica per rompere gli indugi. Adesso Buselli è sollevato dalla responsabilità dello strappo, visto che il coraggio per annunciare il cambio di rotta l'ha trovato per primo il sindaco Martignoni. Ragione di più per stringersi attorno all'amministrazione di Pomarance e annunciare a nostra volta la rinuncia al progetto di Puretta. Verrebbe a coagularsi un'unità d'intenti decisiva. Avviando una nuova fase di intesa e distensione che contribuirebbe anche a riannodare le politiche di zona, mai tanto squassate come nell'ultimo anno. Eliminare l'improbabile progetto Puretta renderebbe efficaci le sentenze del TAR Toscano e del Consiglio di Stato sul progetto di coltivazione dei giacimenti salini ex Monopoli. Facendo giustizia degli espedienti poco lusinghieri messi in atto per aggirare il responso dei giudici. La Regione a quel punto dovrebbe riscrivere le prescrizioni al progetto di coltivazione con maggiore cura e approfondimento, cercando misure di mitigazione serie. Soprattutto si obbligherebbero tutti i soggetti interessati a sedersi intorno ad un tavolo, per riavviare una discussione complessiva sull'attività mineraria e sul suo peso. Per ricercare misure di contenimento dei prelievi compatibili con gli scenari futuri. Questa è la giusta strada. Ogni persona di buon senso, infatti, ha capito ormai che l'acqua disponibile negli anni a venire sarà sempre meno. Amministrazioni pubbliche serie non possono più permettersi di accettare gli enormi sprechi del passato e del presente.

Fabio Bernardini, Progetto Originario 


martedì 27 marzo 2012

Solvay: Il pane e le rose

Accettare o peggio fomentare la contrapposizione tra diritti dei lavoratori Solvay e diritti dei cittadini residenti a Saline è un grave atto di irresponsabilità, specialmente se compiuto da parte dei rappresentanti delle istituzioni. Oggi, in piena crisi economica internazionale, è molto facile soffiare sul fuoco della paura e dell'incertezza economica, ma nel nostro caso l'uso strumentale del ricatto occupazionale è fin troppo evidente. Questa circostanza va denunciata. Probabilmente il Comune di Volterra ha sbagliato nel bloccare il cantiere dei Boschini senza aver prima tentato di aprire un dialogo con l'azienda sul problema delle subsidenze e sul loro controllo. Quel blocco ha immediatamente innescato un aspro contenzioso, anche in termini legali, deteriorando i rapporti tra le parti e forse allontanando lo spazio per un'intesa. Per contro, il ricorso alla cassa integrazione da parte della Società Solvay, annunciato alla vigilia delle trattative in Regione, si configura come un evidente gesto di indebita pressione politica. Come tale è dovere della politica e delle istituzioni condannarlo. Sappiamo benissimo, infatti, che l'attività Solvay non dipende dal cantiere dei Boschini e neppure dalle concessioni minerarie che un tempo furono della Salina di Stato. La società belga è titolare di altre concessioni minerarie, in particolare di quella di Buriano, ancora ricche di salgemma, tanto da poter alimentare la fabbrica di Rosignano per alcuni decenni. Fino al giorno del contratto Monopoli-Solvay, la multinazionale non poteva neppure immaginare che avrebbe infine controllato anche le concessioni statali. Eppure la sua presenza sul territorio non veniva messa minimamente in discussione e meno che mai da una presunta carenza di salgemma. Difatti, Solvay ha continuato ad investire su Rosignano con continuità (pontile di Vada, parco industriale, prima centrale turbogas, seconda centrale turbogas, rigassificatore a metano...), magari ridimensionando nel contempo i posti di lavoro, come accade attualmente in tutta la grande industria.
La Germania dovrebbe insegnarci che la difesa del lavoro in Europa passa attraverso una continua ricerca della qualità, perché è chiaro che nella corsa al ribasso (già purtroppo avviata) non possiamo che rimetterci tutti. Tra i primi, gli stessi lavoratori. Un simile quadro di riferimento dovrebbe averlo chiaro prima di tutto la classe politica. Non possiamo attenderci che simili impulsi sorgano spontaneamente dalle imprese. Non da tutte, almeno. Per questo appare alquanto deludente una Regione che propone un protocollo come quello recentemente approvato a Firenze, concepito per aggirare i problemi anziché per risolverli. Appare molto probabile che qualsiasi espediente posticcio (come questo cosiddetto “protocollo ponte”) sia destinato ben presto a mostrare tutta la sua inconsistenza. Per questo assieme a Sinistra per Volterra avevamo proposto all'approvazione del Consiglio un documento che, impegnando l'Amministrazione di Volterra a fermare il progetto di Puretta, rendesse pienamente efficaci le sentenze del TAR e del Consiglio di Stato. In modo tale da “obbligare” tutte le amministrazioni a tornare ad un tavolo, per riscrivere con maggior serietà le prescrizioni al progetto di sfruttamento delle concessioni minerarie ex Monopoli di Stato. Gli altri gruppi non hanno voluto accogliere la nostra proposta, senza fornire alternative alla linea della Regione. Quindi, deliberando il no di Volterra al protocollo regionale, è stata presa una posizione giusta, ma dal valore sostanzialmente simbolico. Infatti, questa deliberazione non produrrà alcun beneficio concreto, perché oggi la strada per ridiscutere i criteri di sfruttamento delle risorse naturali della Val di Cecina passa unicamente dallo stop a Puretta. Uno stop necessario per tornare ad una trattativa reale, che ricerchi una equilibrata composizione delle diverse esigenze: quelle dell'azienda e dei lavoratori certamente, ma anche quelle dei residenti e delle altre attività circostanti. Servono  soprattutto indicazioni che guardino maggiormente al futuro della zona, disincentivando gli abusi e gli sprechi. Indicazioni troppo sbilanciate come quelle “elaborate” dalla Regione, per di più presentate in forma di aut aut, sono invece destinate ad allontanare la soluzione dei problemi, inasprendo fatalmente i conflitti.

Fabio Bernardini, Progetto Originario

Caso Solvay, la ragione e la forza

Ha sicuramente sbagliato la Regione Toscana approvando prima e siglando poi il protocollo d'intesa sulle concessioni minerarie di Poppiano e Cecina, senza un'intesa preventiva col Comune di Volterra. L'Amministrazione Comunale per quanto possa aver commesso anch'essa degli errori, anche notevoli, nella conduzione della trattativa, mantiene per intero il diritto di rappresentare questo territorio e la sua popolazione. Escluderla da un'intesa che riguarda prioritariamente il suo ambito è un atto antidemocratico e sicuramente un gesto arrogante. Il protocollo proposto dalla Regione non poteva essere approvato dal Consiglio Comunale di Volterra, poiché riporta una serie di affermazioni talmente insincere da risultare provocatorie. Nell'art. 2, per esempio, si dà esplicitamente per scontata la sostenibilità ambientale dell'attività, quando questa è notoriamente oggetto di accese discussioni da lustri. Nello stesso art. 2, le amministrazioni pubbliche, dalla Regione ai Comuni, s'impegnano addirittura a “garantire le migliori condizioni per consolidare la “competitività e redditività” delle aziende private Solvay e Atisale. Non crediamo che gli enti pubblici possano guardare soltanto alla “competitività e redditività” delle aziende del loro territorio, anzi. Pensiamo che abbiano il dovere di tener conto obbligatoriamente anche delle loro ricadute in termini di: occupazione, ambiente, salute, nonché alle interazioni con le altre attività vicine economiche e non solo. Probabilmente anche gli enti pubblici che gravitavano intorno alla Eternit a Casale Monferrato o quelli vicini allo stabilimento Solvay di Spinetta Marengo (Ferrara), si limitarono a pensare soltanto a “competitività e redditività” delle loro fabbriche. Tralasciando tutti i problemi collegati all'inquinamento da amianto nel primo caso e da cromo esavalente nel secondo. Ma oggi si contano le vittime e le condanne in sede giudiziaria.  

Progetto Originario

Solvay: riaprire il confronto, ma realmente

La storia si ripete. La Giunta Regionale, dopo aver deliberato il cosiddetto “protocollo ponte” sulle concessioni minerarie denominate “Cecina” e “Poppiano”, ha proceduto alla sua firma con i soggetti disposti a farlo. Chi non si è trovato d'accordo col testo proposto può tranquillamente accomodarsi fuori dalla porta. Peccato che tra quelli insoddisfatti dai contenuti del protocollo ci sia il Comune di Volterra, proprio quello interessato dalle suddette concessioni. Certamente invitare al confronto solo i soggetti con cui si è già d'accordo in partenza è molto più comodo. Semmai c'è da dubitare che questo sia un approccio democratico, e magari anche utile. Ingenuamente pensavamo che i tavoli di confronto si istituissero proprio per cercare di comporre punti di vista diversi, ma evidentemente c'è chi crede che siano strumenti di ratifica di decisioni già prese e calate dall'alto. Noi siamo di diverso avviso.
E' bene ricordare che se questa vertenza è in atto è in atto dall'ormai lontano 1995 (ben 17 anni), quando fu stesa la prima bozza di accordo Monopoli-Solvay, significa che ripone su ragioni fondate e ben radicate. Questo, infatti, fu un accordo così squilibrato da provocare conseguenze negative su più fronti: ambientale, economico, occupazionale. Conseguenze su cui colpevolmente sono stati chiusi gli occhi e su cui si vorrebbe sorvolare ancora adesso. Ricordiamole sommariamente. L'accordo paradossalmente nacque da un contenzioso tra Solvay e il Ministero delle Finanze per circa 170 miliardi di lire di canoni minerari non versati da Solvay allo Stato Italiano. Dopo aver perso in tutti i gradi di giudizio, Solvay avviò finalmente una trattativa per raggiungere una transazione col Ministero. Ma era appunto il 1995, il periodo di massima ubriacatura pro-privatizzazioni, per cui il contenzioso ebbe uno strano esito. Solvay si decise a versare dopo 22 anni il dovuto alle casse dello Stato, ma ricevette in cambio due sorprendenti regali: la possibilità di sfruttare i 1.740 ettari di concessioni minerarie dei Monopoli di Stato a Saline (che si andavano ad aggiungere agli oltre 1700 Ha che già possedeva) e il drastico abbassamento del canone minerario da 2.700 a 1.700 lire (88 centesimi) per tonnellata di sale estratto. Tale canone applicato a 2 milioni di tonnellate di sale prelevato annualmente dalla Val di Cecina equivale a 1.760.000 euro. Denari che vanno direttamente nelle casse del Ministero, praticamente senza prevedere misure d'indennizzo alle comunità locali. Questo nonostante l'ingente prelievo di risorse (acqua e sale), le subsidenze, le frane e l'immobilizzazione di territorio siano tutti oggettivi fattori negativi che si ripercuoto direttamente sulla zona di estrazione: l'Alta Val di Cecina, appunto.
L'accordo Monopoli-Solvay, secondo i suoi sostenitori, avrebbe dovuto rilanciare la Salina di Stato. Il tempo ha dimostrato quanto fosse falsa e tendenziosa questa previsione. I 130 posti di lavoro (posti statali, ergo di qualità) della Salina della metà anni '90 sono oggi ridotti a 43 in ATI-Sale, l'azienda che ha rilevato l'attività. Con una qualità dei posti di lavoro neppure confrontabile con quanto conoscevamo in precedenza. Anche tutte le altre promesse sul fronte aziendale sono rimaste tali: gli impianti dovevano essere ammodernati, le discariche messe a norma, la commercializzazione rilanciata. Infine, gli impatti ambientali sono così evidenti da costituire un caso di dimensioni regionali. Già varie sentenze del TAR e del Consiglio di Stato hanno affermato, per esempio, la necessità di ridefinire le prescrizioni a tutela della risorsa idrica per gli usi idropotabili, che oggi è scarsamente garantita. Non si può continuare a chiudere gli occhi e lasciare tutto com'è, perché così non si tutela il territorio, non si tutelano le risorse, si continua a penalizzare la popolazione di Saline e, in ultima analisi, non si difendono neppure adeguatamente i posti di lavoro dei dipendenti Solvay. A noi sembra che il modo migliore per consolidare l'attività di una azienda sia renderla compatibile con l'ambiente e le altre realtà che insistono sulla stessa zona. Tirare avanti alla meno peggio, invece, è il modo più sicuro per lasciare incancrenire i problemi e per far collassare definitivamente il sistema.

Progetto Originario - Commissione Ambiente      

venerdì 16 marzo 2012

Solvay: Situazione difficile, usciamo tutti perdenti

Situazioni come quelle vissute ieri in Consiglio Comunale a Volterra sono proprio quelle che la politica dovrebbe sforzarsi di evitare a tutti i costi. La sensazione è che Comune e Regione non abbiano fatto abbastanza per  ricercare un confronto più pacato, dove fosse possibile comporre le diverse istanze attraverso una mediazione reale. Per noi è una sconfitta trovare nella stessa sala del Consiglio tanta gente comune contrapposta in fazioni: quelli che difendono i propri beni, l'ambiente e il territorio da una parte e coloro che difendono il proprio posto di lavoro dall'altra. In realtà, non c'è futuro se il mondo del lavoro smette di pensare all'ambiente e alla salute, come non c'è prospettiva per un ambientalismo che non pensi anche ai posti di lavoro. Per correttezza va detto, però, che non si sono mai sentiti rappresentanti del Comitato per la difesa della Val di Cecina o delle altre associazioni per l'ambiente chiedere che le industrie del territorio chiudano i battenti. Semmai viene chiesto che cambino i metodi, ridefinendo ricadute e impatti di attività come Solvay, da un secolo insediate sul territorio, dando lavoro certamente, ma provocando anche una serie di conseguenze negative tipiche di un grande polo industriale chimico. Purtroppo i gruppi di minoranza presenti in Consiglio non hanno avuto occasioni di incidere sulla trattativa che si è tenuta in questi ultimi mesi tra il Comune di Volterra, le altre istituzioni e le società Solvay e ATI-Sale, quindi oggi ci troviamo di fronte ad un vero e proprio scontro istituzionale senza aver potuto offrire il nostro contributo di idee e proposte. In parte il danno è fatto, ma non bisogna assolutamente perseverare, per esempio, estromettendo l'Amministrazione Comunale di Volterra dai prossimi tavoli di confronto, come minaccia di fare la Regione. Questo è il Comune maggiormente coinvolto territorialmente e per popolazione nelle attività delle concessioni minerarie: non sarebbe democratico tenerlo fuori dai tavoli di concertazione. In Consiglio Comunale la nostra proposta è stata incentrata proprio sul ritorno di tutti i soggetti coinvolti al tavolo della trattativa: per questo abbiamo chiesto al Comune che rinunci a progetto dell'invaso di Puretta, trasformato surrettiziamente nell'espediente per driblare le sentenze di TAR e Consiglio di Stato che impongono di rivedere gli impatti ambientali dell'attività estrattiva sulla risorsa idrica. Questa resta la sola strada per “obbligare” tutte le parti a rimettersi a discutere, speriamo su basi nuove. Dispiace che col voto di ieri in Consiglio non si sia voluta percorrere questa strada, perché al momento alternative valide non se ne vedono.

Fabio Bernardini (Progetto Originario)
Danilo Cucini (Sinistra per Volterra)

Consiglio comunale Solvay 14 marzo 2012: le mozioni presentate e gli esiti di voto




Mozione presentata da Progetto Originario e Sinistra per Volterra


Voto:
Favorevoli: Progetto Originario, Sinistra per Volterra (4)
Astenuti: Uniti per Volterra, Popolo per Volterra (11)
Contrari: Città Aperta (5)

Esito: RESPINTA

Mozione presentata da Uniti per Volterra

Voto:
Favorevoli: Uniti per Volterra, Progetto Originario, Popolo per Volterra (14)
Contrari: Città Aperta, Sinistra per Volterra (6)

Esito: APPROVATA

Mozione presentata da Città Aperta
che sostanzialemtne chiedeva di firmare il protocollo-ponte

Voto:
Favorevoli: Città Aperta (5)
Contrari: Uniti per Volterra, Progetto Originario, Popolo per Volterra, Sinistra per Volterra (15)

Esito: RESPINTA

lunedì 23 gennaio 2012

La Regione appiattita su Solvay

La lettura del verbale della Conferenza dei Servizi tenutasi in Regione il 22 dicembre scorso è sicuramente istruttiva. La riunione era stata convocata per presentare alle amministrazioni locali il percorso individuato dall'Ufficio Valutazione d'Impatto Ambientale regionale per consentire a Solvay lo sfruttamento dei giacimenti di salgemma fino a qualche anno fa gestiti direttamente dalla Salina di Stato. In pratica i tecnici della regione hanno sottoposto alle amministrazioni locali una serie di modifiche all'atto di autorizzazione con cui lo stesso ufficio regionale approvò il progetto di coltivazione dei giacimenti nel 2004 (Del GR 4/2004), dichiarato illegittimo dal TAR della Toscana (sentenze 1048, 1049, 1050 del 3 luglio 2007). La modifica centrale risiede nell'eliminazione della prescrizione che obbligava Solvay a realizzare in località Il Fiorino, nel Comune di Motescudaio, un lago artificiale da poco meno di un milione di metri cubi destinato agli usi civili (progetto Idro-s, parte idropotabile), sostituita dal semplice versamento al soggetto attuatore (Asa spa) di un contributo di 4.650.000 euro per cofinanziare il progetto Puretta. La proposta dei tecnici regionali, anticipata via fax alle amministrazioni locali il 14 dicembre, avrebbe innescato in quella sede una discussione con i rappresentati del Comune di Volterra. Va precisato che la Comunità Montana ed i Comuni di Volterra, Pomarance e Montecatini avevano chiesto di rinviare la seduta del 22 della Conferenza dei Servizi per avere più tempo a disposizione per studiare la proposta, ricevendo un secco diniego dall'ufficio regionale, cosicché la Conferenza dei Servizi è stata celebrata comunque. A noi alcune delle obbiezioni sollevate in quella occasione dai rappresentanti del Comune di Volterra sembrano fondate e ragionevoli. Soprattutto due. 1) E' vero che i problemi sollevati dalle sentenze del TAR non si limitano alla parte idropotabile del progetto Idro-s ma riguardano l'insieme del progetto. Infatti, le sentenze del Tribunale Amministrativo vertono sul presupposto che la realizzazione di tali invasi possa pregiudicare una delle ultimissime falde acquifere di buona qualità rimaste in prossimità della pianura costiera. Tutti i cavi previsti dal progetto Idro-s, non soltanto quello destinato agli usi civili, potrebbero rivelarsi canali di infiltrazione per eventuali inquinanti e quindi elementi di vulnerabilità per la preziosa falda acquifera. 2) Anche a noi risulta che gli effetti della subsidenza indotta dall'attività mineraria siano evidenti anche fuori dalle aree di concessione e che quindi il fenomeno andrebbe monitorato molto più attentamente. Meno ragionevole ci sembrano invece le argomentazioni sollevate dai rappresentanti comunali volte a sovrastimare il fabbisogno idropotabile dell'Alta Val di Cecina, intese probabilmente a mettere in discussione l'attività Solvay presso Saline salvaguardando al tempo stesso la priorità del progetto di Puretta. Evidentemente non è realistico voler salvare capra e cavoli. Il progetto Puretta è ormai strettamente connesso allo sfruttamento delle concessioni minerarie che un tempo furono della Salina di Stato: questo è il chiaro orientamento dell'ufficio VIA regionale, messo nero su bianco sul documento siglato il 22 dicembre. D'altra parte alla stessa conclusione si arriva considerando che Solvay fin dall'inizio del progetto si è proposta come cofinanziatrice del progetto per un importo di 4.650.000 euro. Perché mai una società privata dovrebbe cofinanziare un'opera pubblica? La ragione adesso è evidente: perché così intende superare le prescrizioni regionali della Del GR 4/2004 tese a “compensare” in qualche maniera i gravosi consumi idrici che l'attività estrattiva impone alla Val di Cecina. Siamo quindi giunti al punto di svolta decisivo: se il Comune di Volterra e gli altri Comuni della Val di Cecina desiderano ridiscutere l'accordo Monopoli-Solvay da una posizione politicamente rilevante debbono fermare il progetto Puretta, ormai divenuto il lasciapassare per lo sfruttamento delle concessioni così come previsto dal fatidico accordo del 1996. Quello che decretò la fine della Salina di Stato.
L'argomento è tanto più evidente quanto più è taciuto da quasi tutte le forze politiche coinvolte che, per un verso o per l'altro, sembrano condizionate da interessi particolari che fino ad oggi hanno sovrastato l'interesse generale. Anche in questo frangente purtroppo è risultato del tutto fuori luogo l'atteggiamento dei rappresentanti della Regione, che in conclusione della Conferenza dei servizi del 22, anziché tener conto della contrarietà del Comune maggiormente coinvolto, si sono limitati a decidere d'imperio mettendo ai voti la proposta. Non è questo il modo corretto di affrontare una vertenza così lunga e travagliata e siamo convinti che colpi di mano di questo tipo risulteranno ben presto controproducenti. Evidentemente le sentenze del TAR del 2007 non sono bastate ad insegnare ai tecnici regionali che certe presunte “scorciatoie” portano dritte dritte dentro un ginepraio.

 Progetto Originario, Commissione Ambiente

lunedì 2 gennaio 2012

Saline, Solvay e Puretta

Il giorno 23 mi è stato comunicato che sulla pagina Facebook del sindaco Buselli è apparso un commento critico agli esiti della Conferenza dei servizi tenutasi in Regione il giorno prima sul tema delle concessioni minerarie passate dai Monopoli di Stato a Solvay. Da quanto è dato capire dall'esternazione di Buselli, la Conferenza dei servizi avrebbe modificato i termini della precedente Valutazione d'Impatto Ambientale del 2004, in modo tale da scavalcare la sentenza del TAR della Toscana che un anno fa di fatto congelò lo sfruttamento delle concessioni minerarie denominate “Cecina” e “Poppiano”. Appresa la notizia, ho immediatamente richiesto via e-mail al sindaco Buselli il testo del verbale della Conferenza dei servizi a cui fa riferimento, per poter capire nei dettagli i termini della questione. Al momento in cui scrivo sono passati 5 giorni dalla richiesta e non ho ancora ricevuto risposta. 
Da anni sostengo che nell'interesse della zona vada ridefinita l'attività Solvay in Val di Cecina, partendo da presupposti diversi da quelli attuali. Fino ad adesso la Regione Toscana ha operato in plateale appoggio alla società belga, rinunciando a svolgere un sano ruolo di governo imparziale, a scapito delle funzioni di tutela e garanzia nei confronti del patrimonio ambientale e dei cittadini di questo territorio. Molte altre Amministrazioni Pubbliche seguono la stessa linea. Infatti, il sindaco Buselli ha dichiarato che in sede di Conferenza dei servizi il Comune di Volterra è stato l'unico soggetto istituzionale che si è opposto a dare il via libera allo sfruttamento delle concessioni poste intorno a Saline. Nel caso specifico, però, il sindaco e la Giunta non sono costretti a subire passivamente le decisioni della Regione. Se il sindaco è sincero quando si dichiara contrario allo sfruttamento selvaggio delle concessioni, può ancora far valere lo volontà dell'Amministrazione comunale. Egli, infatti, sa bene che la chiave di volta della situazione è il recente progetto del cavo di Puretta. Solvay e la Regione Toscana intendono sostituire le prescrizioni vincolanti sull'uso dell'acqua previste dal pronunciamento V.I.A. 2004 con l'impegno per Solvay a  cofinanziare il progetto di Puretta. Aggirando a questo modo – non senza qualche forzatura - la sentenza del TAR che oggi ha fermato i lavori in due concessioni su tre. L'Amministrazione Comunale di Volterra ha scritto nero su bianco nel suo programma elettorale che avrebbe cercato in ogni modo di rendere sostenibile lo sfruttamento delle concessioni minerarie presso Saline. Non posso sbagliarmi su questo, visto che ho scritto di mio pugno quella parte di programma. Sulla base degli impegni assunti verso i propri elettori, l'Amministrazione è dunque pienamente legittimata a rimettere in discussione il progetto di Puretta, dato che questo adesso cozza ufficialmente con gli indirizzi politici assunti verso Saline e il territorio limitrofo. Tale progetto, infatti, deve ancora ottenere l'approvazione dell'Ufficio Tecnico del Comune di Volterra. Senza la quale non andrebbe in porto. Dunque il sindaco avrebbe la fortuna di possedere lo strumento idoneo per smontare l'intera impalcatura tecnico-istituzionale che gli uffici della Regione hanno imbastito per consentire a Solvay di utilizzare a pieno regime le concessioni minerarie provenienti dalla Salina di Stato. Bisogna capire ancora se l'Amministrazione Comunale ha intenzione di fare sul serio. Rinunciando ad ascoltare il canto delle sirene di alcuni influenti gruppi di pressione che su Puretta puntano decisamente, per motivi probabilmente diversi dal fabbisogno idrico. In tal caso, troverebbe il sicuro appoggio del gruppo di Progetto Originario. Gli esiti del Consiglio Comunale del 20 dicembre scorso purtroppo forniscono indicazioni diverse. Evidenziano che l'attuale maggioranza è disposta a combattere la battaglia per Saline soprattutto su Facebook e sulla carta stampata. Ogni qual volta è entrata in ballo Puretta, però, il sindaco si è velocemente rimesso in riga. Almeno fino ad oggi.

Fabio Bernardini, Progetto Originario

martedì 27 dicembre 2011

I dissesti di Saline

Martedì per la terza volta, dall'avvio della nuova amministrazione, la questione Solvay è stata dibattuta in Consiglio Comunale. In questo caso sulla scia dei recenti dissesti verificatisi presso il bosco degli Spadini, quindi dei provvedimenti assunti dall'Ufficio Tecnico Comunale, le repliche della Provincia, della Regione, le rettifiche, ecc.
Città Aperta aveva annunciato da giorni un proprio documento. Poche ore prima del Consiglio anche la maggioranza ha inviato all'attenzione dei gruppi consiliari un proprio documento. Dei due nessuno ci è sembrato soddisfacente. Il documento di Città Aperta poneva l'accento sulla necessità di ricompattare le varie istituzioni ma su una un po' troppo generica difesa dell'ambiente e dell'occupazione. Il documento di Uniti per Volterra e quindi del sindaco si limitava invece a ribadire le responsabilità delle precedenti amministrazioni, senza fare un passo avanti. Per questo motivo abbiamo deciso di presentare un nostro documento sul tema che affrontasse i problemi contingenti. Il punto principale adesso è l'uso dell'acqua nei cantieri minerari da parte di Solvay e le prescrizioni che questo uso comporta.
Ignorarlo significa non affrontare seriamente il problema. Circa un anno fa il TAR della Toscana con una coraggiosa sentenza dette ragione al WWF contro la Regione, sostenendo che le misure di cautela previste per gli usi civili dell'acqua in Val di Cecina erano inadeguate e per questo motivo i lavori nei cantieri delle concessioni degli ex Monopoli di Stato sono stati inibiti. Oggi, sappiamo con certezza che il progetto del cavo di Puretta verrà utilizzato per aggirare la sentenza del TAR e quindi per consentire a Solvay di prelevare il sale a pieno regime da tutte le concessioni poste attorno a Saline. Questa situazione non permetterebbe a nessuno di ricontrattare nulla e tanto meno alle amministrazioni locali. Per questo non è serio parlare  delle concessioni sorvolando sul progetto del lago Puretta. Su questo punto il nostro documento intendeva far esprime al sindaco e alla Giunta una posizione chiara ed è quanto abbiamo chiesto alla maggioranza e agli altri gruppi. E' noto infatti che l'amministrazione all'inizio del 2011 mutò la propria posizione sul progetto Puretta, rinunciando a chiedere le più elementari cautele su un intervento così impattante rinunciando perfino a richiedere i materiali ghiaiosi prodotti dallo scavo a cui avrebbe avuto pieno diritto. Dunque la mozione che il gruppo di Progetto Originario ha presentato al Consiglio del 20 Dicembre chiedeva al sindaco “di impegnarsi a rivedere la propria posizione riguardo al progetto di un invaso a Puretta, fintanto che questo non sia stato ufficialmente svincolato dalle prescrizioni alla VIA del 2004 e in particolare da qualsiasi possibilità di sostituzione delle prescrizioni relative alla parte potabile del progetto Idro-s con un contributo finanziario alla realizzazione dell'invaso di Puretta”. E' finita che la maggioranza ha votato contro questo documento per non assumersi tale impegno. Città Aperta si è astenuta, così come la lista di Bassini e Sinistra per Volterra (che ha presentato un proprio documento autonomo). Su Puretta purtroppo continua a pesare un intreccio di molteplici interessi che non avrebbero dovuto intersecarsi con i problemi idrici della Val di Cecina. Si è sviluppata quindi una matassa difficile da districare per chi non ha saputo da subito porre solidi paletti di principio. Il rischio, quindi, è di ritrovare la stessa situazione che vediamo svilupparsi sull'ospedale, dove le parole si sprecano ma mancano terribilmente atti istituzionali coraggiosi.

Fabio Bernardini, Progetto Originario

lunedì 31 ottobre 2011

La profezia di Saline

La settimana scorsa al Circolo del dopolavoro a Saline, in una sala gremita di gente come da tempo non si vedeva, è stata inaugurata una nuova fase di vita del Comitato per la difesa della ValdiCecina. Gli ultimi episodi di subsidenza e i crolli comparsi presso il bosco degli Spadini hanno creato allarme in paese e la gente è tornata a preoccuparsi per la sorte delle proprie case. Dunque non erano poi così errate (né erano in malafede) le profezie sulle conseguenze dell'accordo Monopoli-Solvay che avevamo sostenuto, spesso in “quattro gatti”. Bene ha fatto il Sindaco, dietro segnalazione e stimolo delle associazioni salinesi, a intervenire sul cantiere per cercare di approfondire la sua reale pericolosità. Invece ha fatto malissimo a piallare ogni dubbio e a stendere ponti d'oro al progetto Puretta, che come ben sapiamo rischia di tramutarsi nel lasciapassare per consentire a Solvay anche lo sfruttamento delle concessioni denominate “Cecina” e “Poppiano”, che chiuderanno l'accerchiamento del paese. In teoria il fronte politico locale su questo tema oggi dovrebbe presentarsi più unito rispetto a qualche anno fa. A Marzo, il Consiglio Comunale all'unanimità aveva salutato con favore l'esito favorevole del ricorso al TAR intentato dal WWF contro la Regione, che con la procedura di Via conclusasi nel 2005 aveva malauguratamente lasciato a Solvay la possibilità di sfruttare a ritmi vertiginosi tutte le concessioni minerarie ex Monopoli. Probabilmente col tempo la situazione, però, potrebbe mutare. Per questo è molto meglio se la gente di Saline si organizza direttamente, interfacciandosi da pari a pari con le varie forze politiche. Per fortuna l'assemblea del dopolavoro si è conclusa felicemente con un discreto numero di adesioni al comitato. Non nascondo che  durante la serata, in mezzo a tanta gente, ho provato sentimenti ambivalenti. Non potevo non ricordare le tante occasioni, capitate durante quasi dieci anni di vertenza contro questo progetto di sfruttamento minerario, in cui avevamo un disperato bisogno dell'appoggio di questi stessi cittadini. Quante volte abbiamo cozzato contro un muro di apatia! Un esempio per tutti: la marcia del sale. Ci ritrovammo in pochissimi a manifestare per Saline e per un diverso rapporto con le risorse del territorio. Tuttavia, la rinascente attenzione dei salinesi fa ben sperare. Ciò che mi ha fatto più piacere è che tutti i fondatori di questa riedizione del comitato sono letteralmente i figli dei principali promotori del primo comitato. Persone coraggiose e appassionate, che nel tempo hanno seminato bene. Un bel segno di continuità e, in qualche modo,  di speranza nel futuro. 

Fabio Bernardini, Progetto Originario

sabato 2 aprile 2011

Acqua passata

Le discussioni relative all’accordo Monopoli-Solvay hanno dilaniato per molti anni questa zona, perché l’episodio coinvolge l'uso delle risorse principali di questo territorio (acqua e sale) e l'idea stessa di tutela dell'ambiente nonché il modello di sviluppo che si intende perseguire. La sentenza del TAR della Toscana, emanata alla fine di Dicembre scorso, ha rimesso seriamente in discussione la cessione della totalità dei giacimenti salini dell'Alta Val di Cecina alla società Solvay. Quantomeno ha bocciato l'impianto su cui si reggeva il progetto di sfruttamento, riconoscendo come contraddittorie le misure di tutela della risorsa idrica richieste dalla Regione alla multinazionale belga. Dopo quella sentenza sarebbe servita un'azione politica pronta ed incisiva nei confronti della Regione, sulla base della documentazione oggi disponibile e sulla accresciuta sensibilità verso l’impiego di risorse naturali preziose e a rischio di esaurimento. Disgraziatamente il Comune di Volterra non è stato capace di intraprendere una simile azione e, nonostante le ripetute sollecitazioni da parte nostra e di associazioni per l’ambiente, è stato perso molto tempo prezioso. Fino al  Consiglio Comunale del 2 di Marzo. In quell'occasione una mozione portata da Sinistra per Volterra e votata all'unanimità impegnò il sindaco affinché chiedesse “alla Regione di non impugnare la sentenza del TAR”, e ancora che agisse “presso la Regione affinché rivedesse il dispositivo della VIA per il progetto di coltivazione delle ex concessioni della Salina di Stato e, in particolare, le misure di salvaguardia per: a) l’acqua per usi civili; b) la risorsa salgemma; c) l’abitato di Saline di Volterra per il rischio subsidenza; d) preveda inoltre misure di compensazione per riportare risorse per l’ambiente e il territorio”. Troppo tardi.
In assenza di un tempestivo intervento delle amministrazioni locali, la Regione ha proceduto presentando opposizione alla sentenza del TAR, rilanciando così la partita sul piano giuridico. Peccato, perché si è trattato di un'occasione più unica che rara per rimettere la materia su di un tavolo politico di trattativa che consentisse un’intesa più vantaggiosa per la nostra comunità. Ma serviva una diversa sensibilità e probabilmente anche una maggiore competenza, che in questi casi spesso corrobora la prima. Purtroppo l'attuale amministrazione comunale non sembra adeguata a sostenere simili iniziative, che anzi in realtà non sembrano neppure interessarle troppo. Infatti, sembra molto più concentrata su altri temi come la ripavimentazione di vicolo Mazzoni o l'acquisto di ulteriori stock di lampioni. E' passato soltanto poco più di un anno e mezzo dalla campagna elettorale, ma sinceramente sembra un secolo. Il programma della ex lista civica, quella che si presentò ai cittadini nel 2009 e che adesso non esiste più, recitava letteralmente: “Allo sfruttamento delle risorse minerarie del territorio non corrisponde un adeguato ritorno né in termini economici diretti, né in termini occupazionali. L’estrazione massiccia del salgemma da parte di Solvay SpA impoverisce rapidamente le riserve del minerale, genera problemi ambientali e di stabilità dovuti a fenomeni di subsidenza e sottrae al fiume Cecina, principale risorsa idrica del territorio, quantitativi d’acqua enormemente superiori a quelli per uso civile, accentuando la carenza della risorsa nei periodi di siccità”. Proseguiva, quindi, assumendo precisi impegni che nessuno oggi sembra neppure ricordare lontanamente: ”L’amministrazione Comunale dovrà intervenire negli ambiti competenti per garantire la priorità degli approvvigionamenti idrici agli usi civili. Occorrerà esercitare pressioni sulle amministrazioni sovraordinate affinché allo sfruttamento delle risorse idriche e minerarie corrisponda un adeguato canone come indennizzo al territorio, necessario anche a garantire l’accurato monitoraggio della subsidenza nell’abitato di Saline di Volterra”. Eravamo ancora in campagna elettorale, appunto, e si trattava di un'altra lista civica, molto più variegata e plurale, dove dimoravano anche queste sensibilità e questi modi di pensare. Poi venne la conquista del Palazzo e nelle persone predisposte a ciò presero piede le più volgari logiche di potere con tutte le lusinghe che sempre si portano dietro. Come spesso succede, dunque, quegli impegni si sono trasformati in misere parole al vento.  


Progetto Originario - Lista Civica