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sabato 14 giugno 2014

La scatola vuota

In questi giorni ha fatto giustamente clamore la notizia dell’avventura di una giovane madre che con il suo bimbo con febbre alta e crisi epilettiche, passando dal pronto soccorso di Volterra, sono stati dirottati a Pontedera dove, dopo aver aspettato inutilmente molte ore un ricovero in pediatria, hanno dovuto rivolgersi a Piombino. Da notare che a Pontedera il ricovero non è stato possibile per mancanza di posti letto. Non in qualche ospedale della disastrata sanità calabrese, ma qui da noi, nel cuore dell'ex efficiente Toscana.
La campagna elettorale si è appena chiusa e di ospedale qui a Volterra si è parlato poco e solo per litigare. Da una parte la coalizione di centro-sinistra è stata sempre affaccendata a rimarcare l’importanza della Casa della Salute, come ultimo ritrovato del modello toscano, e dall’altro la lista civica troppo impegnata a far entrare nella testa dei cittadini lo slogan preferito: “l’ospedale è salvo” grazie a loro, che hanno sottoscritto l'inutile quanto vago “patto territoriale” con l’Azienda Sanitaria.
Solo slogan e nessun ragionamento su cosa sta accadendo nel nostro ospedale cittadino. Chi lo frequenta, soprattutto da malato, sa bene quanti e quali servizi stanno venendo a mancare o sono ridotti ai minimi termini. A poco servono i patti territoriali, le Case della Salute e chi più ne ha più ne metta. L’ospedale di Volterra sarà pure salvo, ma somiglia sempre di più a una scatola vuota.
Già nel 2011 Progetto Originario rifiutò di votare il Protocollo Ospedale proposto da Buselli, perché sanciva la chiusura di pediatria e propose un emendamento al documento per rimarcare (tra le altre) l’importanza di mantenere un servizio ospedaliero dedicato ai bambini sul nostro territorio. Lista civica e Pd, in quel caso perfettamente appaiati, bocciarono l'emendamento e votarono il documento predisposto con Damone, che vide avallata dalla maggioranza delle forze politiche cittadine la sua strategia di chiudere definitivamente pediatria a Volterra.
Tutti siamo consapevoli che la disponibilità di soldi pubblici è sempre più esigua, ma il modello di sanità che ci viene proposto dal governo in giù si basa sull’accentramento della maggior parte dei servizi ospedalieri nei capoluoghi, lasciando ai territori periferici poco o niente.
Quello che proponiamo? Di fare quadrato intorno al nostro ospedale, rifiutandoci di sottoscrivere documenti farlocchi, pieni di frasi altisonanti ma vuoti d'impegni concreti. Puntiamo su un modello di sanità diverso che miri a garantire i servizi di base sui territori, perché la salute si tutela anche attraverso l'accessibilità dei servizi. I presunti maggiori costi di questo modello ad oggi non sono dimostrati e comunque dovrebbero misurarsi con la miriade di sprechi a cui ciascun cittadino assiste ogni giorno nella pubblica amministrazione e col numero sempre maggiore di prestazioni girate giocoforza alle strutture private. Forse la politica locale dovrebbe proprio partire dal pretendere di conoscere questi presunti maggiori costi e ragionare su un modello che si fondi sulla sanità come servizio pubblico orientato all’efficienza, che non spreca ma utilizza con attenzione le sue risorse.
Riteniamo, però, che anche i cittadini debbano fare la loro parte ogni volta che subiscono un disservizio o assistano ad uno spreco, ricorrendo proprio quegli strumenti che le aziende sanitarie si danno per promuovere pomposamente “l’ascolto del cittadino”, ma che di fatto tutti ignorano. Ci riferiamo, per esempio, alle Carte dei servizi che contengono gli impegni che l’Asl 5 si è presa nei confronti dei cittadini-utenti e che sistematicamente disattende. Sapevate ad esempio che l’Asl è tenuta a garantire l'erogazione delle prestazioni specialistiche ambulatoriali entro un tempo di attesa massimo di 30 giorni? Quanti di noi nel richiedere una prestazione specialistica si sono visti dare appuntamenti a distanza di mesi e mesi e sono rimasti in silenzio? O peggio, sono andati a pagamento?
E' il momento di usare le cosiddette procedure di reclamo e mettere alla prova le Commissioni Conciliative, per pretendere almeno un risarcimento tutte le volte che subiamo un disservizio. Chissà se prendendo la Asl dal lato più sensibile - quello del portafogli - non si riesca a smuovere qualcosa?
Progetto per Volterra

venerdì 11 ottobre 2013

Sfiducia, non troppa

In tutta la Toscana è noto che, all’indomani della scoperta dei trucchi di bilancio messi in atto dai dirigenti della Asl di Massa, per tappare una falla economica molto seria fu spostata dalla Asl 5 alla Asl 1 la direttrice De Lauretis, donna caratterizzata da un’estrema rigidità ragioneristica ma sicuramente abile nel far quadrare i conti. C’è però una piccola enclave, annidata proprio qui a Volterra, che conosce un’altra verità, ignorata nel resto della Regione. E’ l’enclave della lista civica, Uniti per Volterra, degli Amici del bar, degli Sos-ini. In questa ristretta cerchia di persone si propugna e si tramanda un’altra versione dei fatti. Secondo il loro credo, la dott.ssa De Lauretis non sarebbe stata spostata per sanare la falla di bilancio alla Asl di Massa, questo sarebbe solo un mero pretesto ufficiale, in realtà la dottoressa sarebbe caduta vittima della funeste ire del sindaco Buselli, materializzatesi sotto forma di dichiarazione di sfiducia. Qualcuno infatti ricorderà la lettera di sfiducia che Buselli, senza neppure consultarsi con la sua Giunta, inoltrò nel 2010 all’allora direttore generale. Che tra la consegna della lettera e il trasferimento della direttrice alla Asl 1 siano trascorsi alcuni mesi di assoluta quiete sarebbe un fatto assolutamente irrilevante per gli affiliati buselliani. Anzi, il lungo periodo di sonnolento nulla che seguì l’atto di sfiducia, a loro avviso, fa parte della perversa macchinazione messa in atto dalla Regione per dissimulare (e negare perfino!) l’efficacia del provvedimento preso dal nostro lungimirante sindaco. Questa esoterica versione dei fatti, propagandata in ogni occasione da Buselli stesso all’interno della sua cerchia, a lungo andare gli si è rivoltata contro. Infatti, dopo i ripetuti, sonori schiaffi affibbiatigli dal successore della De Lauretis, il direttore Damone, che in due anni ha manomesso l’ospedale di Volterra come nessun altro prima, qualcuno dei suoi ex colleghi ha cominciato a scalpitare, chiedendo ripetutamente al sindaco di tirar fuori di nuovo dal suo arsenale il terribile strale delle grandi occasioni: la fulminante lettera di sfiducia al direttore. Buselli, in effetti, almeno dentro di se deve aver dubitato un bel pò dell’effettivo potenziale di questa mossa, poiché prima di decidersi ha lasciato chiudere Ostetricia, Pediatria e Ginecologia senza colpo ferire, quindi ha consentito di accorpare Medicina, Cardiologia e UTIC nonché di ridimensionare ai minimi termini il laboratorio d’analisi. Infine, dopo che Damone ha del tutto ignorato le sue indicazioni sulla Casa della Salute, Buselli non ha più potuto temporeggiare, soprattutto davanti ai suoi che, fiduciosi e assetati di rivincita, lo incitavano a sbarazzarsi di questo temerario direttore. Ecco, quindi, che il sindaco, preso nella trappola delle sue stesse fanfaronate, non ha più potuto rimandare l’appuntamento con la “Storia” e, durante una conferenza stampa appositamente indetta - come si conviene nelle occasioni più solenni - ha annunciato l’invio della fatidica lettera di sfiducia al direttore generale Damone. Questa volta l’atto è risultato perfino più patetico del precedente, dato che non è stato neppure condiviso dagli altri sindaci dell’Alta Val di Cecina e non reca le firme dei sindaci Martignoni e Cerri, a riprova dell’aura di inconsistenza politica e istituzionale guadagnata dall’amministrazione volterrana. Dunque abbiamo la guida di un’azienda ospedaliera che opera su un territorio dove vivono oltre 410.000 abitanti che ha ricevuto la sfiducia di sindaci che ne rappresentano ben 14.000 (Volterra e Castelnuovo): il 3,4% dell'utenza. Indubbiamente un’azione così goffa indebolisce ulteriormente il nostro Comune dilapidando la sua residua credibilità istituzionale, perché ne mette a nudo l’attuale, desolante incapacità di trovare soluzioni meditate e il profondo isolamento politico. Infatti, Damone ha replicato affrettando la realizzazione della sua Casa della Salute e annunciandone la pronta inaugurazione. Che lezione possiamo trarne? A chiunque abbia un briciolo di buonsenso appare chiaro che non si possono aggredire direttamente, in stato di quasi perfetta solitudine, istituzioni che ci sono soverchianti. O si costruiscono alleanze e collaborazioni efficaci (ma per far questo serve un pò cervello) o s’impara a trattare (e anche qui serve l’ingrediente di cui sopra). La terza alternativa è la strada intrapresa da Buselli: quella delle fanfaronate ridicole a beneficio di un titolo di giornale, ma che ben presto ci si ritorcono contro accelerando vertiginosamente il declino della zona.


Progetto Originario 

venerdì 13 settembre 2013

Perdonali, non sanno ciò che firmano

La contraddittorietà dei comunicati del sindaco affidati alla stampa sul tema della sanità più che sconcertante è ormai imbarazzante. Il 10 agosto Buselli annunciava trionfante dalle pagine de La Nazione che era stato sottoscritto un patto territoriale con la Asl che “garantiva gli attuali livelli di operatività e caratterizzazione” del nostro ospedale, il quale, dunque, non sarebbe stato minimamente messo in pericolo dagli effetti della riforma sanitaria regionale in corso. In virtù di questo accordo, il sindaco esprimeva a mezzo stampa la sua “soddisfazione” scoppiettante. Il 27 agosto, poco più di due settimane dopo, il sindaco cambiava completamente musica. Infatti convocava il consiglio comunale aperto del 3 settembre, nel corso del quale, con toni allarmati e accenti drammatici denunciava gli imminenti pericoli a cui il nostro ospedale starebbe per andare incontro con l’attuazione della riforma sanitaria regionale. In quell'occasione non esitava a farsi portavoce della protesta anche di molti comitati ed associazioni toscane nonché di alcuni sindaci provenienti dalle aree periferiche della Regione, radunati appositamente a sostenere la battaglia contro il prossimo “scempio” perpetrato ai danni dei piccoli ospedali, tra i quali quello di Volterra. Ovviamente in tale contesto non venne fatta nessuna menzione al patto territoriale appena sottoscritto con l’Azienda Sanitaria, che in precedenza aveva salutato sulla stampa con tanta soddisfazione quasi fosse la panacea di tutti i mali.
Il 10 settembre, il sindaco affida di nuovo a La Nazione l’annuncio trionfale: l’ospedale è salvo; sempre richiamando il solito patto territoriale siglato con la Asl ai primi di agosto, che però durante il Consiglio Comunale del 27 agosto, nel fervore della protesta, doveva aver dimenticato.
Una persona che segua gli eventi attraverso gli annunci diramati a mezzo stampa dall'Amministrazione comunale non potrà che trovasi completamente disorientata, chiedendosi  i giorni dispari se l’ospedale stia per chiudere (come è stato sentenziato il 27 agosto) e i giorni pari se viceversa sia del tutto in sicurezza grazie agli accordi tra Asl Comune (come è stato affermato il 10 agosto e più di recente il 10 settembre). Ma se l’ospedale è davvero finalmente salvo, come sembrerebbe dall'ultimissima esternazione, perché il sindaco appena il 27 agosto ha detto no alla Casa della Salute? Quello stesso sindaco che voleva farne una al S. Chiara appena qualche mese prima?
Forse anche in Regione qualcuno si starà chiedendo se il sindaco di Volterra abbia le idee chiare o se soffra di sdoppiamento della personalità. Certo è alquanto anomalo che un giorno si firmino documenti congiunti tra Comune e azienda sanitaria e nell'arco di una settimana si minacci di scendere in piazza a fomentare la folla denunciando catastrofi che il giorno prima erano state date per scongiurate. O non si sa cosa si firma oppure più che una battaglia per l’ospedale quella del sindaco è ormai palesemente diventata una battaglia per un pugno di voti. Quelli di chi ancora riesce a credergli.

Progetto Originario

Sbadataggine

Il Tirreno 13 settembre 2013

sabato 8 giugno 2013

Hill of crosses

Il 4 di giugno su il quotidiano “Il Tirreno” abbiamo appreso che il signor Kuldeep Kumar Deasur, aspirante futuro proprietario di Poggio alle Croci e dei suoi padiglioni psichiatrici, non accetterebbe le pur blande prescrizioni contenute nel documento di adozione del Piano Attuativo. Queste, secondo il virgolettato riportato dal giornale, le parole rivolte al Comune dall'imprenditore anglo-indiano: “Solo per un gesto di buona volontà ho proposto di aprire il resort all'esterno, ma solamente secondo i termini e le condizioni dettate da me”. La frase rivela una mentalità, una visione davvero preoccupanti. Probabilmente l'idea di poter fare quello che vuole con un sesto della città di Volterra nel pensiero di questo imprenditore è stata alimentata dall'atteggiamento remissivo e donabbondiesco del sindaco, che ha tenuto a condurre personalmente una specie di lunga, infruttuosa trattativa con la controparte. Una trattativa fatta di impuntature durate un giorno e di improvvisi, rovinosi cedimenti, che debbono aver generato nella testa del compratore l'idea di un'amministrazione disposta a tutto pur di incassare gli oneri di urbanizzazione. Tuttavia le cose non dovrebbero funzionare così. E' (dovrebbe essere) l'amministrazione comunale a dettare le regole sul proprio territorio, e queste dovrebbero aderire alle tradizioni locali, alla sensibilità e alla storia cittadina, al bene pubblico e ad una visione complessiva del territorio. Proprio non ci convince questo signore, per quanto danaroso, che viene da mille miglia lontano ed approccia la città col piglio del padrone del vapore. Sono anni che gioca a tira e molla con le istituzioni locali che, purtroppo, sembrano Arlecchino e Pulcinella davanti alla promessa di un piatto fumante di pastasciutta, dimostrando robusto appetito per i soldi e dignità inversamente proporzionale. Anche da queste piccole dimostrazioni si intuisce l'immagine che in questi anni il nostro Paese ha fornito di sé all'estero: un Paese sull'orlo del collasso, disposto a svendere anche la propria storia. Si capisce anche che abbiamo a che fare con un imprenditore che non apprezza né la cultura né la storia di Volterra. Perché chi possiede queste sensibilità si sarebbe avvicinato alla città in punta di piedi, cercando di inserirsi nel nostro contesto in maniera armonica, non da padrone.
Una ragione in più, che ci rafforza nella convinzione che abbiamo più volte affermato: l'area di Poggio alle Croci dovrebbe rimanere aperta al pubblico. Abbiamo già il Maschio, un altro (ipotetico) fortilizio, per di più riservato ai forestieri, non ci interessa.

Progetto Originario 



martedì 15 maggio 2012

Sanità: si naviga a vista

La competenza in materia sanitaria è della Regione. I percorsi di pianificazione degli obiettivi complessivi in ambito regionale passano attraverso l’approvazione dei Piani sanitari e sociali integrati, che dovrebbero essere il frutto di un percorso di ascolto di tecnici, cittadini, associazioni e amministratori.
Al di là di tali occasioni, poche volte capita ad un comune piccolo di poter dire la sua su scelte che investono direttamente i servizi sanitari del proprio territorio e di poterlo fare attraverso accordi specifici. Quando capita, è indispensabile non sprecare l'occasione. Nel nostro caso l’opportunità vi è stata adesso, ma ci è letteralmente scappata di mano. Difatti nel Protocollo sulle Politiche sanitarie dell’AVC sottoscritto da Buselli, ASL 5 e Regione Toscana manca l'essenziale: l’identificazione dei servizi cardine da difendere e un'intesa almeno di massima sul budget minimo da garantire per la loro copertura. Ci troviamo di fronte ad un documento che avrebbe dovuto avere natura programmatica ed essere impostato per priorità, ma dove invece si parla di tutto - dal S. Chiara ai graffiti del Nannetti - senza capire quali siano le scelte cardine. E’ chiaro infatti che se alla Regione mancano risorse, queste a caduta verranno a mancare anche qui. In quale misura i tagli alle risorse potranno riguardarci? La risposta a questa domanda avrebbe dovuto essere uno dei punti da chiarire nel Protocollo. Così come se dovessimo sacrificare qualcosa, sapere chi farà la scelta. Non avendo concordato niente di tutto questo in maniera precisa con la Asl 5, il Direttore Damone avrà possibilità di scegliere in autonomia, legittimato da un accordo che gli è stato ratificato dal Sindaco. Questo tipo di Protocollo evidenzia, alla luce dei recenti tagli e accorpamenti, tutta la sua inefficacia. Tanto da indurre il Sindaco a scendere in piazza a protestare, pur di salvarsi dall’imbarazzo di dover spiegare cosa intendeva dire quando sosteneva che la firma del Protocollo era una garanzia per l'ospedale. Vediamo bene che non è così. Sembra viceversa che abbia dato il via libera ai tagli recenti, attuali e prossimi.

Sonia Guarneri, Progetto Originario

martedì 8 maggio 2012

In piazza per l’Ospedale

Un corteo di qualche centinaio di persone ha sfilato pacificamente per le vie di Volterra sabato mattina per manifestare il proprio disappunto per i tagli che sta subendo il nostro Ospedale. Progetto Originario ha deciso di partecipare alla manifestazione, ovviamente portando in piazza il proprio punto di vista. I cartelli che abbiamo indossato manifestavano la nostra disapprovazione per i tagli alla sanità pubblica,  rivendicavano il diritto alla tutela della salute uguale per tutti, sancito dall’articolo 32 della Costituzione italiana. Abbiamo ritenuto giusto far parte del corteo, a fianco degli operatori e dei cittadini che sono scesi in piazza in totale buona fede, legittimati dai tagli subiti dalla sanità in generale e dal nostro ospedale in particolare. Tagli che negli ultimi mesi si sono abbattuti in misura mai vista sul reparto Materno-Infantile, di fatto ridotto ad un ambulatorio diurno-feriale e già annunciati per il reparto di Cardiologia, che, è ormai questione di giorni, verrà accorpato a Medicina, con inevitabile perdita di potenzialità, in particolare per i casi acuti. Altri striscioni e cartelli che abbiamo portato hanno però voluto testimoniare l’altra faccia della medaglia, quella che gli organizzatori della manifestazione (in testa l’associazione del sindaco SOS Volterra) non hanno voluto affrontare, a partire dalla fase preliminare alla manifestazione in cui è stata evitata appositamente qualsiasi occasione di pubblico confronto. L’altra faccia della medaglia, ovvero il pessimo Protocollo per le Politiche Sanitarie di Zona, siglato dal Sindaco e dal direttore generale della Asl 5, Damone. Il Sindaco Buselli ha infatti sottoscritto questo vacuo Protocollo d’intesa, approvato dalla sua maggioranza assieme alla consigliera  Bassini e al gruppo del PD. Un protocollo d’intesa che di fatto non ha posto nessun vincolo a tutela dei reparti a rischio tagli, nonostante le richieste di modifica avanzate in tal senso dal gruppo di Progetto Originario. Quelle proposte, infatti, furono inesorabilmente bocciate a fine novembre in Consiglio Comunale dal partito del sindaco, la lista civica Uniti per Volterra. Se quelle proposte fossero state approvate, oggi il direttore generale non potrebbe liberamente tagliare il personale del reparto di Cardiologia. Non solo, nel Protocollo approvato ha cancellato per l’ospedale di Volterra la previsione della guardia attiva anestesiologica 24 ore su 24, rivendicata da anni dai cittadini e da molti operatori per porre definitivamente in sicurezza l’intero presidio (obiettivo del programma elettorale della stessa lista civica). Per questo lo slogan “Protocollo truffa”, declinato in vari modi.
Ci è sembrato un gesto di coerenza e di chiarezza portare all’attenzione dei partecipanti anche questi passaggi politici, ignorati da tanti, eppure così importanti per il presente e il futuro prossimo dell'ospedale.  Probabilmente non sarà piaciuto agli organizzatori di SOS Volterra, ma la democrazia si esercita ovviamente  esprimendo pubblicamente il proprio punto di vista; tanto più se fondato su dati e episodi oggettivi. Avremmo di gran lunga preferito poter partecipare attivamente anche alla fase preliminare alla manifestazione, per dare il nostro contributo ad una discussione aperta, democratica e meno di parte, che probabilmente avrebbe dato vita ad una manifestazione molto più partecipata e di conseguenza più efficace. Purtroppo non ci sono stati i presupposti per farlo. E quindi l'occasione non è stata sfruttata a pieno. Non abbiamo però voluto mancare nell'offrire il nostro appoggio una volta di più a chi in piazza è sceso in buona fede, semplicemente a sostegno del nostro ospedale.
Commissione Sanità - Progetto Originario

GLI ATTI E I CORTEI

                         
 Ultimamente la Regione ha preso a ridimensionare con più decisione le strutture sanitarie e in particolare i piccoli ospedali. A Volterra l'opera di ridimensionamento viene portata avanti con fin troppa disinvoltura dal direttore generale della Asl 5, dott. Damone. Sicuramente i suoi predecessori erano stati tutti più cauti, quanto meno un po' più attenti ad ascoltare le esigenze del territorio. Resta il fatto che anche le autorità politiche locali hanno un loro ruolo. La legge stabilisce che il sindaco è l'autorità sanitaria locale. Dal momento che le Asl sono state accorpate a scala provinciale, i Comuni più piccoli hanno perso di peso e sicuramente trovano minori occasioni per influenzare gli indirizzi sanitari. Ogni 3-4 anni, però, anche ai Comuni minori sedi di ospedali si presenta l'occasione di redigere importanti documenti di programmazione assieme alla Asl per concordare il futuro delle strutture sanitarie del territorio e, nelle grandi linee, l'organizzazione dei servizi. E' questo il caso del Protocollo sulle Politiche Sanitarie di Zona approvato in Consiglio Comunale il 28 novembre scorso e siglato subito dopo dal sindaco Buselli e dal direttore generale Rocco Damone. I contenuti di questo Protocollo, però, non sono stati molto pubblicizzati, altrimenti sarebbe noto da tempo che il più serio tentativo di salvaguardare il reparto di Cardiologia dai tagli è stato boicottato dalla lista civica Uniti per Volterra. Al Consiglio Comunale del 28 novembre scorso, infatti, quando il Protocollo fu discusso e poi approvato, il gruppo di Progetto Originario presentò una serie di emendamenti: a tutela del reparto di Cardiologia, ma anche dell'attività Ostetrica, Pediatrica e per la Guardia Attiva Anestesiologica. Furono tutti bocciati dal voto congiunto di Uniti per Volterra (il partito del sindaco) e della consigliera Bassini. Dunque il più importante documento di programmazione sanitaria valevole per i prossimi anni in Alta Val di Cecina ha consapevolmente rinunciato a tutelare alcuni settori chiave dell'ospedale di Volterra. Questo è un dato oggettivo, inserito agli atti del Comune. Chiunque, poi, può liberamente ritenere che si possa deliberare in un modo e subito dopo protestare per gli effetti di ciò che si è deliberato. Chissà perché a noi sembra, però, un'opinione abbastanza stravagante.

Progetto Originario, Gruppo Consiliare

lunedì 2 aprile 2012

Una partenza monca

SOS Volterra e un approssimativo e non meglio precisato “gruppo di cittadini” stanno organizzando una manifestazione pro-ospedale per il prossimo 28 aprile. Apprendiamo dal web e dai volantini la data, i contenuti della protesta ed i nomi di alcune associazioni, la maggior parte sportive e culturali, che parteciperanno all’iniziativa. Non leggiamo però sigle sindacali di rilevo, mancano importanti associazioni che operano nell’ambiente socio-sanitario, non compaiono gruppi politici locali. Non a caso. Salvo il partito del sindaco e l'associazione del sindaco, quest’ultimi non sono stati neppure contattati. E' il Sindaco, infatti, che ha moderato, con l'ausilio dell'assessore Lonzi, alcuni degli incontri preliminari tenutisi nelle scorse settimane, di cui siamo venuti a conoscenza per caso. Non abbiamo neppure visto pubblicizzare riunioni o assemblee pubbliche nelle quali sia stata minimamente discussa modalità, tempistica, piattaforma dell'imminente iniziativa. Tutto è già preconfezionato ad uso e consumo del partito del Sindaco, apparecchiato alla bisogna dalla fedelissima associazione SOS. Se l'obiettivo fosse stato la ricerca della massima condivisione per il raggiungimento del massimo di efficacia, si sarebbero dovute coinvolgere preliminarmente tutte le sigle, di qualsiasi colore e appartenenza: le diverse forze politiche, sindacali e tutti i cittadini che hanno a cuore le sorti dell’ospedale. Ma evidentemente più importante dell'efficacia del risultato è mettere il cappello sull'iniziativa, e poterne disporre. Se serve un bello spot che usi il malessere sull'ospedale: eccoci pronti, ci pensa SOS! Al diavolo condivisione e trasparenza, che del resto non sono mai piaciute a Buselli & c. E poi a questo modo gli organizzatori possono continuare ad ignorare alcune contraddizioni imbarazzanti. Come il protocollo d’intesa, con cui il Sindaco e la Asl 5 si sono già accordati e che è in corso d'approvazione anche presso la Regione. In quel protocollo non si parla neppure di sfuggita di Cardiologia, anzi sembra fatto apposta per ridurre l'ospedale ad un cronicario, dove ci sarà sempre meno posto per pazienti cosiddetti “acuti”.  Gli organizzatori della manifestazione, facenti capo all’associazione SOS Volterra, sembrano voler ignorare questi “dettagli”. Potrebbero mettere in imbarazzo un Sindaco sempre pronto a cavalcare la piazza.

Progetto Originario – Commissione Sanità

martedì 7 febbraio 2012

Un laboratorio ospedaliero leggero leggero

In linea con la tendenza generale degli ultimi anni, la Asl 5 ha proceduto ad un graduale e drastico ridimensionamento del laboratorio analisi dell’ospedale di Volterra. Al primo provvedimento che sottrasse al laboratorio l’analisi dei campioni raccolti nei Comuni di Pomarance e Castelnuovo, è seguito il trasferimento al laboratorio del Lotti di Pontedera di molte tipologie di analisi, anche di routine. Ci sorgono molti dubbi circa l’adeguatezza di un sistema che prevede trasferimenti continui di provette da Volterra a Pontedera. Vorremmo inoltre conoscere i costi di un sistema che prevede, per il trasferimento dei campioni, l’affidamento a ditte che devono garantire la sicurezza del materiale trasportato e che al bisogno devono essere immediatamente disponibili. Per contro è stato per adesso consentito dalla Asl 5 il mantenimento a Volterra di tutte le analisi necessarie allo svolgimento delle attività dell’ospedale volterrano, inclusi gli interventi in emergenza. Sembra, però, che una parte di queste analisi vengano svolte piuttosto che con strumenti e personale dedicati, con i cosiddetti Kit. Ovvero con l'ausilio di preparati pronti all’uso, che consentono analisi rapide e non richiedono particolari accorgimenti tecnici. Viene da chiedersi quale sia l’affidabilità di questi metodi, o quanto meno se l’affidabilità sia proporzionale alle finalità sanitarie. Certo la ASL 5 applicherà dei protocolli rigorosi per l’esecuzione delle analisi cliniche, che quindi prevederanno l’impiego di metodi analitici riconosciuti, validi sia per il laboratorio del Lotti di Pontedera che per il Santa Maria Maddalena di Volterra e non avrà difficoltà a chiarire le nostre perplessità. Intanto, però, gradiremmo se un esperto del settore, a nome della Asl 5, potesse rassicurarci ufficialmente. Anche perché sarebbe gravissimo se all'improvviso dovessimo scoprire che anche il principio del mantenimento degli standard di sicurezza è infine venuto meno.
Progetto Originario, Commissione Sanità

sabato 6 agosto 2011

Un dibattito mai nato

I recenti tagli all'ospedale di Volterra rientrano nel filone ormai consolidato della progressiva e continua erosione dei servizi sanitari di questa zona. A seguito della riduzione opportunità di lavoro in Val di Cecina e con il conseguente, drastico ridimensionamento della popolazione locale, sono state erosi anche tanti servizi e con essi le capacità di risposta del presidio sanitario volterrano. Un fenomeno preoccupante e grave che va a colpire uno dei principali diritti del cittadino: il diritto ad essere adeguatamente curato in caso di bisogno. L'argomento è quantomai serio e avrebbe meritato almeno un serio dibattito; che la Asl 5 e le forze politiche legate all'Amministrazione Regionale non vogliono neppure lontanamente affrontare. Per evitare un argomento scomodo, spesso la ribellione contro i tagli viene bollata come demagogia, mettendo tutto nel medesimo calderone. Occorrerebbe chiedersi perché mai l'argomento dei tagli alla sanità è invece uno dei più caldi non solo in Italia ma anche in Europa, dunque? Dovunque è considerato un tema scottante perché, nel bel mezzo di una crisi economica così grave, la tenuta dei sistemi sanitari è un nodo politico centrale. A nostro avviso, aree periferiche e poco popolate come la nostra a maggior ragione dovrebbero almeno tentare di dire la loro in un momento come questo. Per non dover assistere ancora a scelte già prese sulla propria testa da altri. In questi giorni ci risulta venga ulteriormente ridimensionato il raggio di operatività del laboratorio di analisi, per esempio, nel più perfetto silenzio. Non siamo tra coloro che ritengono che il servizio sanitario offerto dalla Regione  Toscana sia da buttare, anzi. Sappiamo che nel panorama italiano molte regioni stanno peggio di noi. Riteniamo, però, che anche in Toscana vi siano seri problemi su cui sarebbe opportuno discutere: problemi più seri di quanto l'amministrazione regionale voglia ammettere. Per esempio,  riteniamo che, negli anni, il progressivo taglio dei posti letto sia stato spinto troppo in avanti, tanto che oggi con 3,85 letti ogni mille abitanti abbiamo segnato un record negativo. E' vero che la diminuzione dei posti letto rientra in un trend nazionale (vedi accordo Stato Regioni del 2009, art. 6), ma è anche vero che la Toscana ha spinto molto in anticipo sul pedale dei tagli rispetto ad altre regioni virtuose come l'Emilia Romagna che conserva un indice di posti letto del 4,2 per mille abitanti a fronte di un bilancio economico in equilibrio. E del grave buco di bilancio della Asl 1 di Massa Carrara di circa 250 milioni di euro, ne possiamo discutere senza pregiudizi? Si dice che potrebbero emergere ulteriori casi analoghi in altre Asl della Toscana. Se questa ipotesi fosse confermata, sarebbe ragionevole colmare i deficit continuando a tagliare i servizi sanitari di base, senza mettere neppure minimamente in discussione altre spese? Per esempio le spese sul “mattone sanitario”, a cominciare da quella che viene definita la più grande operazione di “project financing applicata alla sanità, sulla base di un bando di gara da 421 milioni per selezionare le imprese che si aggiudicheranno la costruzione dei nuovi ospedali di Massa, Lucca, Pistoia e Prato”. Un'operazione ciclopica che mette a bando anche la gestione ventennale dei servizi non ospedalieri, per un valore di 2 mila miliardi di euro. Secondo l'Irpert la diminuzione del benessere in Toscana, in comparazione con le altre regioni, ha registrato un peggioramento a partire dal 1995. Non sarà ora di fermarsi un poco a ragionare se la strada imboccata è quella giusta?

Commissione Sanità, Progetto Originario

venerdì 22 luglio 2011

Grazie ASL 5!

Passano pochi giorni dalla chiusura del Punto Nascita volterrano e la Asl 5 se ne esce con un bel manifesto dal titolo “La Gravidanza in Alta Val di Cecina”, che pubblicizza il percorso nascita e dà indicazioni sui servizi offerti e sulle strutture a cui rivolgersi. La prima cosa da chiedersi è: perché solo adesso? Perché negli anni trascorsi non si è mai ed in nessun modo pubblicizzato il Punto Nascita di Volterra, anzi è stato mantenuto un rigoroso silenzio sul progetto sperimentale affidato al Dottor. Srebot, mai infranto negli ultimi tre anni trascorsi prima della chiusura? Ma andiamo nel dettaglio. Il manifesto esordisce dicendo che la Asl garantisce a tutte le donne dell’Alta Val di Cecina l’assistenza durante tutto il percorso nascita. Ci mancherebbe che non  lo facesse! Altrimenti sarebbe disatteso l’articolo 32 della Costituzione, che sancisce la tutela del diritto alla salute. Si percorrono poi i vari steps del percorso nascita. Si nota il riferimento all’accesso a visite ed esami gratuiti durante la gravidanza. Su questo dobbiamo soffermarci infatti non è del tutto vero: le liste di attesa per le ecografie costringono spesso le donne ad usufruire del servizio a pagamento o in alternativa a rivolgersi ad altre strutture della Toscana, anche molto distanti, con tutti i disagi connessi.
In caso di dubbi si suggerisce di rivolgersi al consultorio aperto tutti i giorni dalle 8 alle 20. E dopo le 20? Chi ha scritto questo manifesto ha una benché minima idea dello stato d’animo e delle condizioni di una donna a fine gravidanza, quando il minimo segnale mette in allarme e spesso si corre in ospedale per fare un tracciato o una visita di controllo? Dove bisognerà rivolgersi in questi casi, visto che il reparto la sera è chiuso? Al 118? Al pronto soccorso? Oppure si dovrà partire direttamente con la valigia in macchina verso il Punto Nascita più vicino (o per meglio dire, meno distante), col rischio di essere rimandati a casa per falso allarme?
Riguardo all’evento parto, si indirizzano le donne a partorire presso l’ospedale Lotti di Pontedera, dichiarando che il trasferimento potrà essere fatto “naturalmente” con mezzi propri (a proprie spese e a proprio rischio e pericolo, ci sarebbe da aggiungere) oppure chiamando il 118 che provvederà all’attivazione del servizio. Più avanti si legge però di rivolgersi al 118 ma per le emergenze. Viene da chiedersi da dove parta l’ambulanza che dovrà trasferire la donna al Lotti in condizioni diciamo normali. Come al solito, da Calci? Bisognerà attendere che questa arrivi magari (come è prassi) per poi ripartire per Pontedera? Nella migliore delle ipotesi forse in due ore ce la caveremo. Che tipo di assistenza si troverà poi sull’ambulanza? Un’ostetrica o un ginecologo pronto ad intervenire in caso di complicanza del travaglio o per aiutare la donna in un eventuale parto urgente? Nessuno lo specifica. In tutto questo non vengono ovviamente contemplati i problemi che potrebbero mettere in difficoltà il trasferimento in caso di maltempo, strade ghiacciate, neve, ecc… Cause di forza maggiore, si dirà. Sì, ma le conosciamo bene, sappiamo a quale rischio si espongono le donne e se domani qualche incidente dovesse accadere, non si potrà dire che arrivi inatteso.
Chiuso il Punto Nascita ci viene gentilmente offerto questo bel manifesto. Riteniamoci fortunate, donne dell’Alta Val di Cecina! C’è chi pensa a noi. Un pezzo di carta al posto di un reparto accogliente, efficiente e sicuro. Grazie ASL 5!

Manola Rosa – Progetto Originario

venerdì 24 giugno 2011

Confronto con Rosa Dello Sbarba. Anche i direttori generali sbagliano.

Cara Rosa, ti ringrazio per aver accettato pubblicamente il dialogo sull’ospedale. Negli ultimi tre giorni ho dovuto riscrivere questa mia replica varie volte, rincorrendo gli eventi. Torno alla tastiera la mattina dopo un Consiglio Comunale estenuante, concluso alle due di notte, con la sensazione di trovare un futuro grigio davanti. Abbiamo votato tutti un documento che chiede un tavolo di concertazione sull'intero ospedale, anche sul materno-infantile e il punto nascita. Credo di aver fatto quanto potevo per cercare di mediare le posizioni, per trovare una via d'uscita che evitasse ulteriori tagli irrimediabili. So che nella Volterra di oggi, questa è la posizione più scomoda, perché il rischio di restare schiacciati è forte. Le premesse per un dialogo reale sono molto fragili. L'ho sentito ieri mattina nella sede della Società della Salute e più ancora in Consiglio. Concordo su alcuni dei tuoi punti di vista. Ad esempio sull’inopportunità di alcune passate scelte bellicose del sindaco nei confronti della Asl, poi rivelatesi controproducenti, sulle quali non a caso la giunta venne informata a posteriori. E’ anche vero che l’amministrazione comunale forse avrebbe potuto monitorare la situazione del punto nascita più attentamente, sebbene a questo riguardo il sindaco sostenga di essere sempre stato rassicurato dal direttore della Asl, Damone, che inaspettatamente avrebbe annunciato l’intenzione di chiudere alla vigilia della scadenza triennale. I verbali della Società della Salute su questo mi sembra che confermino le parole del sindaco, perché riportano parole lusinghiere sul progetto da parte del direttore e fino da ultimo mai preoccupanti.
Lasciami però dire che sono rimasto letteralmente allibito dalle parole e dall'atteggiamento tenuto in Consiglio Comunale dal dr Damone. Se al tavolo di concertazione dovessimo ritrovare una direzione dell'azienda così ostinatamente rigida nelle proprie posizioni, non avrebbe alcun senso parlare di “concertazione”, di “confronto”. Penso che ai legittimi rappresentanti dei cittadini della Val di Cecina qualche diritto vada riconosciuto anche da parte dei managers della sanità. Tanto più su argomenti così delicati. Chiariamo, chiudere il punto nascita non significa soltanto rinunciare ad una specifica prestazione; significa spegnere un servizio a ciclo continuo capace di dare risposta alle emergenze. Ridotto a semplice ambulatorio, confinato alle sole ore diurne, il servizio non potrà che limitarsi agli interventi programmati, perdendo da subito le urgenze e i ricoveri, per poi ridurre progressivamente anche altri tipi di prestazioni. Perché l’esperienza dimostra che, riducendo la capacità operativa sotto un certo limite, si compromette la funzionalità dell’insieme. Affinché si possa ragionare concretamente, però, un aspetto va di nuovo chiarito. Non si può negare che la direzione stia tentando di tagliare ulteriormente l’ospedale per ragioni economiche. In Consiglio Damone ha esordito affermando che un cittadino della Val di Cecina costa alla Asl 5 più degli altri. Ma è ovvio, perché rinfacciarcelo? Con poca popolazione distribuita su un territorio vasto e articolato la spesa pro-capite è superiore. Ma i numeri assoluti restano decisamente piccoli, se è vero che il nostro intero presidio per la degenza pesa sul budget della Asl 5 per poco più di 5,5 milioni, mentre il Lotti di Pontedera per oltre 52. Nel nostro caso però la tendenza è a ridurre rapidamente gli investimenti. Infatti, il primo tentativo di chiusura del punto nascita avvenne nel 2003, quando non poteva giustificarsi sulla base dei numeri perché quel tipo di limite fu imposto in seguito. Allora l’espediente fu il progetto Casa del parto dolce, che in concreto intendeva ridurre al minimo la presenza dei ginecologi, dislocare i letti pediatrici in Medicina e quelli di Ostetricia in Chirurgia. Già allora saltò agli occhi che si trattava di tagli al personale: ginecologi quasi azzerati ed eliminazione di gran parte degli infermieri, scaricando i ricoveri sulle spalle di Medicina e Chirurgia. Grazie al sostegno di molti concittadini quel tentativo sfumò, ma da allora la Asl 5 non ha mai abbandonato l’idea di eliminare il reparto. Potrei citare molti episodi illuminanti sulle evidenti intenzioni della Asl 5, che in fondo sono perfettamente esemplificate dalla forzatura dei letti pediatrici in Medicina. Una scelta che non ha prodotto né sicurezza né risparmi, ha soltanto scoraggiato l’utenza spingendola a rivolgersi altrove. Il calo dei numeri è facile da ottenersi per l'azienda. Nella tua risposta, Rosa, hai sostenuto che lo scontro con la Asl è dannoso: mi trovi quasi d’accordo. Tu stessa hai sottolineato in conferenza dei capigruppo che per dialogare occorre stabilire un minimo di rapporto di correttezza e di lealtà tra le parti. Un invito che hai  rivolto principalmente all'amministrazione comunale, o almeno così mi è parso. Io vorrei estenderlo alla direzione della Asl 5, affinché non supponga di poter intraprendere un percorso di concertazione fasullo, dalle conclusioni già segnate. Faccio notare che negli ultimi anni in gran parte degli operatori e degli utenti si è fatto strada un sentimento di sfiducia e talvolta anche di rabbia rivolto non verso l’ospedale nel suo insieme, che anzi è apprezzato, ma verso chi lo dirige. Ed è successo non a caso, e neanche perché un pugno di sovversivi si è inventato lo spettro dei tagli. Ma perché quei tagli ci sono stati realmente, sono stati pesanti e non accennano a diminuire. Capisco che ci siano problemi di budget, ma affrontiamoli in maniera chiara, evitando sotterfugi e forzature.

Fabio Bernardini, Progetto Originario

Punto Nascita: l’ultima occasione

Dopo 5 ore di discussione il Consiglio Comunale straordinario sul punto nascita di martedì scorso è arrivata l’approvazione all’unanimità di un brevissimo documento redatto in conferenza dei capigruppo, che chiede l’apertura urgente di un tavolo permanente sui servizi socio-sanitari in Alta Val di Cecina che si impegni ad affrontare da subito la questione dell’area materno-infantile, incluso l’evento parto.  Erano le 2 di notte quando il Direttore generale della ASL5 Rocco Damone ha accettato di inserire nella discussione anche l’evento parto. Una decisione per niente scontata, infatti durante tutto il consiglio comunale non c’era stata nessuna apertura in tale senso. E’ stato il capogruppo di Progetto Originario Fabio Bernardini a porre in evidenza fin dal suo primo intervento la necessità di aprire una confronto sul progetto sperimentale di parto naturale in Val di Cecina ormai in via di conclusione e l’inaccettabilità di una decisione già presa dal Direttore Generale che prevede la chiusura del Punto Nascita al 30 di giugno.  Una decisione presa in fretta ed imposta senza possibilità di discussione. Il progetto sperimentale elaborato dalla ASL5 nel 2007 e messo in atto dall’estate 2008 ad oggi fu frutto di un precedente tavolo di concertazione sorto a  seguito della forte movimentazione cittadina a sostegno del reparto materno-infantile. Il tavolo vide proprio Rocco Damone, allora in veste di Direttore sanitario  tra i principali attori della formulazione del modello. Modello che garantiva la qualità ed i necessari standards di sicurezza al servizio e che doveva fungere da progetto pilota da esportare in altre piccole realtà locali simili alla nostra. Dei soggetti coinvolti nel tavolo il Comitato Ospedale fu l’unico a non avallarlo uscendo dal tavolo, perché riteneva il modello troppo restrittivo. Chiedeva invece il mantenimento del primo livello attraverso la messa in rete con Pontedera per consentire una maggiore manualità agli operatori e superare lo scoglio dei bassi numeri, mantenendo però gli stessi criteri di accesso.  Rete che è poi stata applicata seppure il servizio fosse rivolto alle sole gravidanze fisiologiche. Adesso sono le stesse persone che allora non lo avallarono a difendere il progetto, per sostenere la permanenza del servizio non necessariamente nella forma attuale. Magari aumentandone l’accessibilità. Era scontato che limitando l’accesso alle sole gravidanze fisiologiche i parti sarebbero calati, a meno di una forte promozione del servizio dentro e fuori la ASL5 che purtroppo non c’è stata. I numeri non avrebbero dovuto comunque costituire un ostacolo perchè il modello puntava alla qualità e non alla quantità essendo stato elaborato proprio per superare lo scoglio dei 500 parti all’anno previsto allora per i reparti di primo livello e che l’ospedale di Volterra, come altri piccoli ospedali, non era in condizione di poter raggiungere. Il progetto, a detta della stessa direzione ASL5, è stato incoraggiante nei primi due anni, mostrando però una importante flessione nel numero dei parti nel 2010 e nei primi mesi del 2011. Questo ha indotto la Asl alla decisione irremovibile di cessare l’attività legata all’evento parto, in modo frettoloso, senza nessun confronto neppure con le forze politiche e con i legittimi rappresentanti dei cittadini, regolarmente eletti. Senza ragionare a mente fredda sulle possibili cause del calo dei parti, sulle criticità del modello e sui possibili rimedi da porre per tornare almeno ai livelli del 2009. Adesso si apre forse uno spiraglio. L’apertura urgente di questo tavolo di confronto è l’ultima occasione che resta per trovare una soluzione condivisa ed accettabile che continui a garantire sicurezza e qualità del servizio ed allo stesso tempo vada nella direzione di soddisfare le esigenze della popolazione femminile e pediatrica del nostro territorio. Ci auguriamo che da adesso le forze politiche sappiano superare il clima di scontro che purtroppo ha caratterizzato anche il consiglio comunale di martedì notte, superando le divergenze per porre al primo posto il raggiungimento di un obiettivo di interesse collettivo. Ci auguriamo un ampio coinvolgimento di tutto il territorio dell’Alta Val di Cecina, a partire  da quelle forze sindacali che in passato dettero un importante contributo alla ricerca di una soluzione.

Progetto Originario - Commissione Sanità