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lunedì 8 maggio 2017

Tracce di radioattività nell’acqua che beviamo?

Durante il consiglio comunale di venerdì scorso il gruppo Progetto per Volterra ha posto il quesito al sindaco sotto forma di interrogazione scritta.
L’antefatto è il seguente. Nei giorni precedenti abbiamo reperito per puro caso dal web una tesi di laurea in Tossicologia Analitica presentata alla Facoltà di Farmacia di Pisa dal titolo “La radioattività nelle acque destinate al consumo umano della Toscana”. La tesi riferisce in modo circostanziato di un’indagine capillare eseguita nel 2012 dalle ex Autorità di Bacino (ATO) sulla qualità delle acque distribuite dalle fontanelle pubbliche. Più precisamente l’indagine fu eseguita Comune per Comune per verificare l’eventuale presenza di radionuclidi nelle acque. Da questo studio sono emerse varie informazioni di cui due particolarmente importanti per quanto riguarda il nostro Comune. La prima, soltanto in tre campioni d’acqua su 60 prelevati da fontanelli pubblici sono state rilevate concentrazioni oltre la soglia di attenzione di attività alfa-totale, ovvero a Volterra, Empoli e Casciana. La seconda, soltanto in due campioni su 60 sono state rilevate concentrazioni oltre la soglia di attenzione di attività beta-totale e più precisamente a Volterra e Pitigliano.
Ora, pur volendo evitare facili allarmismi, la circostanza preoccupa e smuove numerose domande. Infatti, posto che le Autorità di Bacino sono enti composti dagli stessi Comuni in cui è suddivisa la Regione, ci siamo chiesti perché nel nostro Consiglio Comunale non è mai arrivata alcuna informazione circa l’esistenza stessa di questa ricerca e soprattutto sui risultati che ne sono scaturiti?
Un’altra ovvia domanda è se, a seguito delle analisi effettuate nel 2012, siano state predisposte ed eseguite ulteriori indagini a riguardo e quali siano gli eventuali risultati. E ancora, se siano state intraprese dal 2012 ad oggi misure atte a depurare dalla presenza di radionuclidi le acque distribuite dalla rete comunale di Volterra. In sintesi abbiamo chiesto cosa abbiano fatto dal 2012 ad oggi Regione, Autorità Idrica Regionale (AIT), Asa, ASL, ARPAT e Comune per salvaguardare la salute dei cittadini, per informarli di eventuali rischi ambientali e sanitari e per monitorare la situazione. Tali domande, articolate in 12 quesiti puntuali e dettagliati, le abbiamo rivolte in apertura di Consiglio al sindaco Buselli, principale autorità sanitaria locale (ai sensi dell'art. 32 della legge n. 833/1978), affinché fornisca con la sollecitudine adeguata al tema in discussione risposte altrettanto puntuali e dettagliate.

Progetto per Volterra


                                                             

martedì 11 aprile 2017

Asa:paghi 3 e prendi 2



Prendiamo spunto dall’ultimo comunicato del Forum Toscano dei Movimenti per l’Acqua per trarre le seguenti osservazioni relative all’avviso che Asa ha mandato di recente a tutti i clienti. Nell’avviso l’azienda dell’acqua comunica che entro la fine del 2017 dovrà recuperare il costo degli investimenti fatti nel 2011, per cui procederà a un ulteriore addebito per ogni utenza: in media 25 euro ciascuno (spalmato in 4 rate). Sebbene sia cambiata la Presidenza di ASA, la condotta del nuovo vertice è perfettamente in linea con le politiche di sempre: privatizzare i ricavi del gestore e spalmare costi (e debiti) sui cittadini.
Le famigerate partite pregresse relative al triennio 2008/2010 sono state addebitate in bolletta già qualche anno fa, per un valore di quasi 19 milioni di euro. In quel  periodo era in vigore il metodo “normalizzato” e gli investimenti venivano pagati anticipatamente in fattura dagli utenti. Peccato che ASA abbia realizzato nel triennio suddetto solo il 53% degli investimenti previsti, facendo mancare all’appello circa 21 milioni di euro. Perché in questo caso non si sono deliberate partite pregresse a favore degli utenti, come invece è stato fatto per il gestore fiorentino, Publiacqua? Dove sono finiti quei milioni di investimenti programmati, già pagati in bolletta dai cittadini e non più rivisti? Adesso si addebitano in fattura altri 5 milioni di partite pregresse per il 2011, sempre a favore del gestore. Ma vogliamo ricordare che anche nell’anno 2011 ASA ha realizzato solo il 38% degli investimenti previsti, cioè 14 miseri milioni a fronte dei 36 preventivati?
Non solo, si evidenzia anche una disparità di trattamento nel recupero delle somme: quando si è trattato di restituire ai cittadini la quota in tariffa relativa alla depurazione, Asa ha sostenuto che vigesse la prescrizione dopo 5 anni, ma adesso che vuole incassare il limite di 5 anni non esiste più.
Le vere ragioni che consentono ad Asa di pretendere pagamenti aggiuntivi dai cittadini risiedono nelle storture del sistema del servizio idrico, congegnato dalle amministrazioni targate PD per creare “aziende” private con i soldi pubblici dove riciclare personale politico. Nonostante i gestori siano società di capitali private, sono le uniche aziende cui spetta per legge di riaddebitare ai loro clienti la differenza tra quanto avevano previsto di riscuotere e l’introito effettivamente realizzato. Aziende col profitto garantito per legge, a dispetto delle capacità dei dirigenti. Si tratta di un sistema di gestione che mette insieme il peggio del privato (fine unico il profitto) e il peggio del pubblico (scaricare sui cittadini, anziché sul gestore, i costi delle inefficienze). Il paradosso di questo sistema è che noi cittadini toscani da anni siamo strangolati dalle tariffe più care d’Italia, pur consumando sempre meno acqua (siamo la regione con il più basso consumo in Italia). I Toscani però non pagheranno meno perché  alla fine si trovano a dover coprire gli investimenti sbagliati che le aziende di servizi hanno fatto.
Notiamo, inoltre, che una fetta importante di investimenti per i  quali Asa ci chiede il rimborso è relativa agli interventi effettuati nell’impianto di potabilizzazione per il trattamento del Boro e dell’Arsenico (22 milioni). Eppure non sono stati i cittadini  ad inquinare l’acqua con queste sostanze, ma aziende che hanno un nome e un cognome. In questo caso, evidentemente,  non vale il principio teoricamente sancito dalla legge: “chi inquina paga”.
Infine, vogliamo far notare che in tutto il territorio gestito da ASA la diverse tipologie di utenza (domestica, produttiva, agricola, etc.) hanno consumato nel 2015 circa 27 milioni di metri cubi, pagando una tariffa media di euro 3,15 a metro cubo, tra le più care della Toscana. Nello stesso anno la sola società Solvay ha consumato oltre 21 milioni di metri cubi d’acqua, pagandola 5 millesimi di euro a metro cubo: l’1,5% della tariffa imposta a tutti gli altri. Eppure di questa assurda disparità nessuno parla.
Progetto per Volterra

sabato 30 agosto 2014

La restituzione del maltolto

Anche a Volterra sono cominciati ad arrivare da parte di ASA spa i primi rimborsi ai cittadini a cui è stato fatto pagare indebitamente il canone per la depurazione degli scarichi fognari. Il riassunto delle puntate precedenti è presto fatto. Le aziende italiane dell'acqua, compresa ASA, tra le varie furberie legalizzate hanno imposto a tappeto negli anni il pagamento del “canone di depurazione degli scarichi fognari”. Poiché moltissime zone d'Italia ancora oggi non dispongono realmente di un depuratore, alla maggior parte degli utenti veniva fatto pagare un servizio che in realtà non ricevevano. Possiamo tranquillamente parlare di “furto legalizzato”, perché la fattispecie era stata non a caso prevista dall'art. 14 dalla legge Galli (quella che nel 1994, all'epoca del governo Ciampi, introdusse per la prima volta la privatizzazione dei servizi idrici). Contro questo palese furto intervenne nel 2008 la Corte Costituzionale, che decretò “indebita” quella voce di spesa tutte le volte che il servizio di depurazione di fatto non venisse fornito, sentenziando l'obbligo della restituzione retroattiva. In teoria, quindi, fin dall'ottobre 2009 Asa avrebbe dovuto provvedere alla restituzione della tariffa non dovuta, ma come sappiamo le cose sono andate diversamente. L'azienda dell'acqua, con la complicità attiva dei principali partiti politici a partire dal PD, per tutti questi anni ha fatto orecchie da mercante. Secondo giustizia, trattandosi di un canone indebito, il diritto alla restituzione dovrebbe valere per tutti coloro che sono stati ingiustamente caricati della spesa ma, poiché siamo in Italia, in pratica, l'utente ne ha diritto solo se ne ha fatto specifica richiesta di restituzione. Chi tace invece resta becco e bastonato.
Per questo motivo nell'estate del 2012 Progetto Originario, naturalmente senza l'aiuto di alcun partito, promosse la richiesta della “remunerazione del capitale investito” ed assieme ad essa rilanciò tra i cittadini del Comune di Volterra la campagna per la richiesta dei rimborsi del canone di depurazione. Ricordiamo che non godono della effettiva depurazione degli scarichi tutti i volterrani residenti nel versante sud del capoluogo, oltre a quelli che abitano le frazioni e le campagne. In pratica la grande maggioranza degli utenti.
Sono passati altri due anni e finalmente, proprio in queste settimane, stanno arrivando i primi rimborsi, che variano in ragione dei consumi ma in genere ammontano ad alcune centinaia di euro. Poiché nell'insieme le cifre sono consistenti, alla scala dell'intero ambito territoriale si parla di milioni di euro, risulta che Asa abbia deciso di rimborsarne una parte direttamente e scalare la restante parte sulle bollette future.
Ribadiamo che vengono rimborsati soltanto coloro che hanno fatto richiesta di restituzione; chi finora non lo avesse fatto deve sbrigarsi: c'è tempo fino alla fine di settembre. Una copia del modulo per la richiesta è pubblicata all'interno del nostro blog (http://progettooriginario.blogspot.it/).

Progetto per Volterra

lunedì 4 agosto 2014

Stanno arrivando i primi rimborsi di Asa

Più volte abbiamo segnalato in passato come molte aree del Comune di Volterra non fossero servite realmente da un servizio di depurazione per gli scarichi fognari. Eppure tantissimi utenti trovavano conteggiato, tra le altre voci, questo servizio nelle bollette emesse da Asa spa. Appresa la notizia degli addebiti non dovuti, alcuni inoltrarono la richiesta di rimborso ad Asa, facendo esplicito riferimento alla sentenza della Corte Costituzionale che aveva dichiarato illegittimo l'addebito. 

Sono passati almeno un paio di anni, ma finalmente stanno arrivando i rimborsi. Ce lo ha comunicato questa mattina un cittadino che fece richiesta dietro nostra segnalazione. Ne siamo lieti. Ancora una volta ci troviamo a ripetere il motto: meglio tardi che mai.

Progetto per Volterra 

venerdì 28 marzo 2014

Toppe e rattoppi

Il cantiere in S. Stefano
Lunedì 24 giugno, quando i residenti di Borgo S. Stefano hanno visto arrivare gli operai di Asa armati di escavatore e attrezzi vari sono stati lì lì per tirare un sospiro di sollievo: ecco finalmente che sostituiranno questa fognatura che sta creando tanti grattacapi! Macché, non è ancora arrivato il momento buono. L'intervento verte sull'acquedotto e lascerà i soliti rattoppi sul manto d'asfalto stradale che a questo punto è diventato peggio della casacca di Geppetto, tutta toppe e rammendi.
Alla fine del 2013, Asa annunciò con enfasi che entro febbraio sarebbero iniziati i lavori per la sostituzione della fognatura, ma ormai anche marzo è finito. Sappiamo che Asa al momento ha i denari in cassa per eseguire un lavoro come si deve, perché nel 2013 ha venduto Asa Trade (la società per la commercializzazione del gas), incamerando oltre 21 milioni di euro. Un'operazione politicamente ed economicamente più che discutibile, ma non divaghiamo e stiamo al tema. Il fatto è che i soldi ci sono. Il sindaco Buselli, dunque, non deve farsi scappare ancora una volta l'occasione per ottenere da Asa qualcosa di concreto. Da 14 anni siamo in attesa del depuratore Volterra sud, pur in presenza di finanziamenti ad hoc. L'acquedotto delle Carline è ancora interrotto dalla frana caduta nel 2006 e oggi siamo completamente dipendenti dalla linea di Puretta. La rete acquedottistica è un colabrodo e per buona parte risulta inadeguata. Almeno il piccolo investimento sulla fognatura di Borgo S. Stefano vogliamo portarlo a casa, visto che è già stato preventivato? Siamo già fuori tempo massimo, perché i lavori avrebbero dovuto concludersi prima dell'inizio della stagione turistica, per non provocare inutili disagi oltre che ai residenti alle attività. Pazienza! I turisti quest'anno troveranno un campo di battaglia con tutti i disastri, le frane e i cantieri sparsi ai quattro angoli della città e su tutte le vie d'accesso. Però il cantiere adesso deve partire, affinché gli impegni economici non utilizzati non prendano altre strade. Lasciando ai volterrani una fognatura colabrodo e con la prospettiva di altre buche che si aprono all'improvviso sull'asfalto.
Progetto Originario



sabato 1 marzo 2014

Quanto deve attendere S. Stefano?


Voragine in S. Stefano

 In risposta a nostre ripetute sollecitazioni a mezzo stampa, il 20 dicembre 2013, dalle colonne de Il Tirreno Asa annunciò che entro febbraio sarebbero iniziati i lavori per la sostituzione della fatiscente fognatura posta sotto via S. Stefano a Volterra. Asa parlava dell'imminente sostituzione di 180m di tubazione, riconoscendo finalmente l'urgenza di questo intervento. Il cantiere avrebbe dovuto vedere la collaborazione attiva tra il Comune e l'azienda per la gestione dei servizi idrici per arrivare a sistemare definitivamente sia la strada che l'infrastruttura fognaria, ormai inservibile e, a conti fatti, pericolosa.
Purtroppo, febbraio è ormai passato senza che l'impegno preso da Asa abbia trovato riscontro nei fatti. Da tempo sulla via lungo la quale si sviluppa il borgo di S. Stefano appaiono, improvvise e e ricorrenti, profonde buche scavate nel sottosuolo dalle acque nere che fuoriescono dalla fognatura colabrodo. Nell'ultimo anno più volte le auto sono state costrette a fare la gincana, per evitare queste piccole voragini, in attesa dell'ennesimo rattoppo. Ovviamente il rattoppo può andar bene nell'immediato, ma non incide sulla causa del danno. Volterra quest'anno ha ampiamente sperimentato le conseguenze di una troppo prolungata assenza di manutenzioni. Le fognature e gli acquedotti corrosi, che perdono liquidi per settimane o per mesi, in un territorio così fragile, sono quasi sempre causa di pericolosi processi di dissesto che, a ridosso del centro abitato, possono finire per coinvolgere fabbricati, opere murarie e altri manufatti.  E' noto a tutti: con l'incuria i rischi e i danni provocati dalla mancata manutenzione possono  moltiplicarsi, facendo lievitare il pericolo incombente sulle cose, sulle persone e, infine, i costi per il ripristino, che generalmente ricadono sulla spesa pubblica. Dunque la buona amministrazione è quella che gestisce opere e denari pubblici muovendosi per tempo, prima che si producano conseguenze troppo gravi e costose.
Va detto che, a differenza di quanto accaduto per esempio per Pomarance, Asa ha investito ben poco su Volterra in questi ultimi anni. Manca ancora il depuratore dato per urgente ben 14 anni fa, l'acquedotto proveniente dalle Carline, spezzato da una frana nel 2006, non è mai stato riparato, i problemi storici dell'acquedotto e di alcuni rami della fognatura sono rimasti tutti intatti, anzi probabilmente si sono aggravati. Casomai Buselli non lo sapesse, ci teniamo ad informarlo che nel 2013 Asa ha venduto la propria società per la commercializzazione del gas, incamerando oltre 21 milioni di euro. Senza entrare nel merito di un'operazione societaria probabilmente azzardata, segnaliamo che - per una volta – Asa quest'anno ha in cassa i denari necessari per fare determinati lavori. Molti Comuni si sono già fatti avanti, cosa aspetta l'amministrazione comunale di Volterra per pretendere il rispetto degli impegni presi da parte dall'ente gestore dei servizi idrici?
 
Progetto Originario


venerdì 14 febbraio 2014

Acqua pubblica e affari privati

Il presidente di Asa, Fabio Del Nista
Il 6 febbraio Il Tirreno (cronaca di Livorno) ha riportato un'interessantissima intervista al presidente di Asa, Fabio Del Nista. Questa volta Del Nista non ha risparmiato critiche a Iren, il socio privato che detiene il 40% delle quote e la governance di Asa (ha due voti su tre in consiglio, oltre all’amministratore delegato). Iren di recente è stata quotata in borsa e da giugno 2013 ha come presidente l’ex ministro, Francesco Profumo. Del Nista si è lamentato di non essere stato minimamente informato dal socio privato delle proprie strategie aziendali. Il presidente di Asa, infatti, ha dichiarato polemicamente al giornale: “questi signori fanno fusioni, vanno in borsa. Eppure, si fosse fatto vivo qualcuno... Certo: c’è l’amministratore delegato. Ma le linee guida di Iren, nei confronti di Asa, non sono per niente chiare”. Del Nista aggiunge altre considerazioni critiche sulla scarsa collaborazione prestata ad Asa dall'azionista privato e infine sbotta direttamente: “ho l’impressione che di noi non gliene freghi nulla”.
Poi il presidente sorprendentemente dichiara: “Se la società fosse al 100% pubblica, per me sarebbe una passeggiata. Invece col socio privato c’è un confronto quotidiano: a volte è mediazione, altre volte un braccio di ferro”.
Simili dichiarazioni confermano che rispetto alla gestione dell'acqua la politica nazionale e locale continua a produrre disastri su disastri. La commistione tra pubblico-privato, inaugurata proprio dalla Regione Toscana più di 10 anni fa, ha dato risultati fallimentari. Perfino il presidente di Asa non può più nasconderlo e preso dallo sconforto si sfoga sul quotidiano locale. Eppure, nonostante l'evidenza di un fallimento annunciato, nonostante l'esito del referendum del 2011, Pd e Forza Italia insistono nel difendere lo status quo a qualsiasi costo.
Nella stessa intervista Del Nista non ha risparmiato critiche neppure all'Aeeg, l'Autorità che da un anno è stata incaricata di occuparsi delle tariffe dell'acqua oltre che al gas e all'energia elettrica. Afferma infatti: “in Aeeg si occupano da sempre di energia e gas, poi d’un tratto cominciano a gestire l’acqua. Questi non sapevano nulla e continuano a non sapere nulla in merito. Pensano che la tariffa dell’acqua sia uguale al Polo Nord come nel Sahara. Hanno inventato un metodo di definizione della tariffa cervellotico, basato su formule algebriche, che di fatto sta bloccando gli investimenti”.
Dunque, se tutto va male, se gli strumenti adottati e le autorità incaricate non funzionano, perché non tornare alla gestione diretta degli acquedotti da parte di consorzi di comuni? La risposta non può stare che nella difesa della sovrastruttura partitocentrica costruita negli anni attorno a questi enti. E' costosa, ingestibile, inefficiente, ma tiene in vita una vasta rete di sottogoverno indispensabile per una politica concepita soprattutto come occasione di spartizione di posti.


Progetto Originario 

sabato 25 gennaio 2014

I buchi con la strada intorno

L'ultimo buco comparso a S. Stefano
Qualche settimana fa si è aperto un nuovo buco nell'asfalto nella zona di Borgo S. Stefano. Stavolta non nella via principale, ma nella diramazione che conduce all'albergo Villa Nencini. Sabato è stato eseguito un primo tamponamento provvisorio da parte di Asa, mirato a coprire la cavità con una piastra di acciaio segnalata da birilli. In questi giorni è stato ultimato il “rattoppo” con la solita pezza d'asfalto, ma ormai è chiara a tutti la necessità di un intervento complessivo sulle infrastrutture sepolte della zona. In particolare si rende necessaria la sostituzione della vecchia fognatura che non riesce più a garantire la tenuta dei reflui, provocando con le sue continue perdite erosione nel terreno circostante con buchi che improvvisamente si aprono sull'asfalto. La circostanza che negli ultimi 6 mesi il fenomeno si sia ripetuto in almeno 4 occasioni in punti diversi evidenzia quanto sia ormai improrogabile mettere mano a questa situazione. Asa e il Comune dai giornali hanno promesso che avrebbero provveduto con un intervento congiunto e risolutivo nel mese di febbraio. Ormai ci siamo. Aspettiamo fiduciosi.

Progetto Originario


venerdì 10 gennaio 2014

S. Stefano protomartire

La toponomastica a volte è più illuminante di quanto si creda. Si narra che Santo Stefano fu il primo martire cristiano, ucciso mediante lapidazione intorno al 36 dopo Cristo. Una leggenda del cattolicesimo più popolare parla addirittura di un bambino nato da una pietra. Una pastorella che era tra la folla che accorse alla grotta di Betlemme la notte del 25 dicembre di oltre 2000 anni fa, vide in quel giorno prodigiosamente esaudito il suo desiderio di maternità, con la trasformazione di una pietra in un lattante. Nato da pietra e morto a colpi di pietra, forse non sarà del tutto un caso se la via di S. Stefano a Volterra è così malridotta da sembrare la più sassosa delle mulattiere di montagna. Come è abbastanza noto, la causa reale dei frequenti dissesti risiede nella fognatura sottostante, piena di buchi e origine di numerosi smottamenti del terreno destinati ad evolvere in piccole voragini che improvvisamente finiscono per inghiottire pezzi di asfalto, lasciando buchi di 60-70cm. Già a dicembre, segnalammo pubblicamente il problema e le sue cause, spiegando che rattoppare di volta in volta i nuovi buchi non serve a nulla, se non si interviene sulla fognatura, origine vera dei continui danni. Abbiamo preso atto della risposta fornitaci da Asa dalle colonne di un quotidiano locale il 20 dicembre scorso, in cui l'azienda ha preso l'impegno di sostituire la fognatura e riparare la strada in collaborazione con il Comune. Vogliamo, però, ricordare - e per tempo - che la stagione più propizia per eseguire un lavoro così necessario e impegnativo è proprio quella attuale. Perché in queste settimane sulla strada non grava la pressione dei tanti turisti primaverili o estivi diretti verso la Balze o verso le numerose strutture ricettive della zona. Già la scorsa estate abbiamo assistito all'inizio di alcuni cantieri in punti strategici della città nel periodo meno indicato, quando durante la cosiddetta stagione morta nessuno aveva mosso un dito. Su S. Stefano, quindi, è nostra intenzione monitorare la situazione e agire da pungolo, affinché l'annuncio diramato da Asa a questo punto si traduca in indispensabili azioni concrete. E, a questo riguardo, invitiamo l'azienda a tenere presenti i tempi dell'intervento, affinché siano ben calibrati, tenendo possibilmente conto anche delle legittime esigenze espresse dai tanti soggetti che gravitano su quell'arteria.
S. Stefano, nato da pietra e morto per pietra, non poteva che essere patrono dei tagliapietra, scalpellini e dei muratori. Ci auguriamo sia di buon auspicio, affinché i lavori promessi trovino pronta esecuzione.
Progetto Originario







venerdì 20 dicembre 2013

La strada che sprofonda

La scorsa settimana, durante una sola notte, comparve l'ennesima, profonda buca sulla strada di Santo Stefano. Non un semplice avvallamento dell'asfalto ma proprio una fossa, profonda circa 60cm che inghiottì immediatamente un pezzo di asfalto grande quanto la ruota di un'automobile. Il fenomeno non è nuovo, all'inizio estate nel giro di poche settimane si aprirono improvvisamente due voragini quasi all'altezza del circolo Arci La Punta. La causa dello “strano” fenomeno è chiara da tempo sia agli addetti ai lavori che ai residenti. La fognatura passante al di sotto della strada è ridotta un colabrodo e le acque nere, disperdendosi abbondantemente in più punti, lavorano sotto l'asfalto portando via progressivamente sempre più il terreno, finché anche lo strato di bitume soprastante cede di schianto, scoprendo buche profonde oltre mezzo metro nel terreno sottostante.
Finora, per quanto ne sappiamo, nessuno si è fatto del male e nessun mezzo è ancora inavvertitamente incappato in queste “trappole”, ma è chiaro che il rischio è concreto e subdolo. Può bastare infatti la minima di distrazione del conducente perché un motorino o un'automobile centrino col pneumatico la buca di oltre mezzo metro invisibile fino al giorno prima per incappare conseguenze davvero poco simpatiche.

Dunque, rattoppare il singolo buco come è stato fatto finora non incide sul problema di fondo, che può essere realmente affrontato solo mettendo mano a questo ramo della pubblica fognatura nel suo insieme, ormai è vetusto e irrimediabilmente fatiscente. La questione è urgente perché trascurando ancora il problema c'è il rischio che, prima o poi, compaiano oltre ai dissesti stradali anche conseguenze igienico-sanitarie dovute al continuo sversamento dei reflui fognari non depurati.

Chi passa da S. Stefano solo una volta ogni tanto probabilmente non ha l'esatta percezione del problema, però, chiunque nota che la strada si presenta ormai sconnessa da cima a fondo e penosamente piena di rattoppi. Tanto è vero che spesso la questione viene sollevata per ragioni di viabilità. Lo scorso novembre un cittadino tornò ad evidenziare le cattive condizioni in cui versa la strada, approfittando di un social network, per la precisione di “Radio Web Volterra”. Prontamente arrivò sul web la rassicurante replica del membro di zona del Consiglio di Sorveglianza Asa, Marcello Cinci, che in poche righe annunciò testualmente l'imminenza: “a brevissimo di un importante intervento di manutenzione delle fogne da parte di Asa con la partecipazione del Comune per la rimozione della causa e la sistemazione stradale”. Dato che l'affermazione in termini così netti proviene da fonte qualificata interna ad Asa, vogliamo sperare che non si tratti di uno dei mille e più annunci sparati a vuoto in questi ultimi anni sia dal Comune di Volterra che da Asa. Tuttavia, anche alla buca della scorsa settimana è stato risposto riproponendo il solito metodo del rattoppo, mentre aspettiamo ancora l'intervento finalmente risolutivo annunciato “a brevissimo”.
Progetto Originario




venerdì 12 luglio 2013

Acqua: contro la tariffa truffa

Finalmente, dopo ripetuti e prolungati tentennamenti da parte del sindaco e della sua maggioranza, anche il Consiglio Comunale di Volterra è riuscito in forma unanime a prendere posizione contro la nuova tariffa approvata dall'Autorità per il servizio idrico, la stessa che il Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua definì “Tariffa Truffa” subito dopo la sua pubblicazione. La mozione che reca la firma di Sonia Guarneri e approvata all'ultimo Consiglio Comunale impegna il sindaco da ora in avanti ad “assumere posizione contraria al nuovo metodo tariffario in tutte le sedi in cui il Comune sarà chiamato a decidere”.
Si tratta infatti di contrastare l’artificio (che potremmo definire meglio raggiro) messo in piedi dalla nuova Authority per l'acqua e energia (AEEG). All'indomani dell'esito referendario del 2011 che sancì in maniera inequivocabile l’esclusione delle logiche del profitto dalla gestione e dal governo dell'acqua, l'AEEG ha reintrodotto sotto altra voce ciò che era stato appena abrogato, in esplicito contrasto con quanto voluto dalla maggioranza degli italiani. In sostanza l'Authority ha rispolverato la collaudata tecnica truffaldina che il sistema adoperò con successo già in passato, quando all'indomani dell'abrogazione per referendum del finanziamento pubblico ai partiti, fu approvata una legge che introduceva i “rimborsi elettorali”, facendo rientrare dalla finestra ciò che era stato messo fuori dalla porta.
Già dopo la sentenza del TAR Toscano del 21 marzo scorso, in cui è stato ribadito che la finalità, perseguita dal quesito referendario avente ad oggetto l’art. 154 del d.lgs. n. 152/2006, era di “rendere estraneo alle logiche del profitto il governo e la gestione dell’acqua” (Corte Costituzionale, 26.1.2011, n. 26) e che questo risultato doveva essere dichiarato applicabile a partire dal 21 luglio 2011, si è cominciata a vedere qualche presa di posizione da parte dei sindaci. I più coraggiosi sono stati i comuni della provincia di Arezzo, seguiti a ruota da quelli dell'ex ATO 3 (Prato, Pistoia, Firenze), dove è stata messa in minoranza la volontà di Firenze e del suo sindaco Renzi di continuare a fare utili attraverso la gestione dell'acqua. In queste due zone della Toscana è stato difeso il principio affermato dal referendum, secondo il quale l'acqua dovrà essere considerata un bene comune anziché una merce qualsiasi. Gli altri Ato della Toscana, compreso il nostro (Livorno, Val di Cecina e Val di Cornia), hanno visto invece i sindaci allinearsi senza sussulti alla volontà dell'Authority.
Il percorso verso la revisione tariffaria e verso la predisposizione di una gestione dell'acqua finalmente libera dalle logiche del profitto resta dunque tutt’altro che in discesa, perché nonostante il fiorire del dissenso la tariffa confezionata dall’AEEG gode del favore delle lobby che gestiscono l’acqua e che non vogliono perdere le posizioni conquistate ma anche di molti comuni importanti (Firenze in primo luogo in Toscana) oltre che delle Regioni e dei principali partiti di governo.

Gli stessi comuni che oggi stanno manifestando un qualche dissenso per l’approvazione della “tariffa truffa” non sempre hanno mostrato un atteggiamento cristallino. Come dimenticare ad esempio che la stessa amministrazione di Volterra bocciò lo scorso anno con il suo voto contrario quel documento che presentammo in Consiglio Comunale teso a pretendere che ASA restituisse ai cittadini la maggiorazione della bolletta dell'acqua, non più dovuta a partire dal luglio 2011. Eppure sono state le più alte sedi giudiziarie a dichiarare che queste somme devono essere restituite perché fatte pagare indebitamente ai cittadini. Ma ancora oggi il gestore idrico nicchia e prende tempo con l’assenso esplicito della maggioranza dei comuni, che invece di farsi portatori degli interessi dei cittadini continuano a preoccuparsi di salvaguardare i profitti delle imprese private! Così come non si può tacere che il sindaco di Volterra, quando è stato il momento di votare la nuova tariffa nelle sedi istituzionali preposte (la conferenza dei sindaci dell'ex ATO 5), ha pensato bene di non presentarsi facendo mancare il proprio voto. Esibendo un atteggiamento ambiguo, contraddittorio rispetto alle ultime prese di posizione, che dimostra quanto resti difficile portare avanti una battaglia sacrosanta e popolare, ma osteggiata da molti soggetti forti.
Dopo l'importante risultato emerso nello scorso Consiglio Comunale, ci auguriamo di vedere le affermazioni principio seguite da azioni concrete. Un buon esordio sarebbe promuovere la restituzione del maltolto ai cittadini da parte di Asa in questi ultimi due anni e la rapida abrogazione di una tariffa che promette solo di essere l’ultima, umiliante presa di giro per i cittadini.

Il Gruppo Consiliare - Progetto Originario



sabato 29 giugno 2013

Puretta, un buco nell'acqua

La località Masso agli Specchi
Martedì 25 giugno in Casa Torre Toscano, sono stati illustrati i risultati dello studio sull'area di Puretta condotto dai ricercatori Molli e Cerrina del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR). Le indagini hanno messo in luce alcune grossolane sviste negli elaborati del progetto per il lago voluto da Asa e nuove preoccupanti fragilità del sito prescelto, ignorate sia dai tecnici incaricati della redazione del progetto sia dalle amministrazioni. Senza voler entrare in questa sede nel merito della perizia predisposta dai due ricercatori, ci limitiamo a segnalare che i risultati mettono seriamente in discussione le ragioni della scelta di un sito delicato (posto a ridosso di Masso agli Specchi) e caratterizzato da elementi di vulnerabilità geologica. Sulla fondatezza degli argomenti messi sul tavolo dai professori del CNR possiamo solo riferire che lo studio è ben argomentato e che tecnici di Asa e della Regione invitati alla presentazione e presenti in sala hanno evitato di controbattere su tutti i punti toccati. Al termine dell'incontro il sindaco Buselli ha dichiarato che si sarebbe rivolto immediatamente alla Regione perché – testualmente - “le incongruenze emerse, se confermate, invalidano il progetto Puretta”.
Vorremmo potergli credere. Stando così le cose, non possiamo che rilanciare la proposta avanzata al sindaco pubblicamente da Bernardini già la mattina del 25 giugno in Casa Torre Toscano, specificandone meglio i contorni. Dato che l'amministrazione comunale ha ormai approvato Puretta per quanto riguarda la VIA e per quanto riguarda il progetto in sede tecnica, l'unico passaggio istituzionale in cui può ancora concretamente intervenire è in sede di Variante al Regolamento Urbanistico. La proposta che avanziamo all'amministrazione è di presentare in questa fase una auto osservazione alla Variante che cancelli cautelativamente la previsione del cavo di Puretta in seguito alle nuove evidenze messe in luce dal CNR. Del resto, l'alternativa a breve termine per quanto riguarda il bisogno d'acqua ormai esiste ed è sicuramente vantaggiosa. Già il direttore di ASA Caturegli, nei mesi scorsi, affrontò l'argomento parlando in un incontro con le istituzioni dell'Alta Val di Cecina di raddoppio dell'acquedotto di Ponteginori. Il progetto prevede di prelevare acqua dal subalveo del torrente Trossa, portandola a Volterra con una nuova linea d'acquedotto proveniente da Ponteginori. L'opera costerebbe circa 4 milioni di euro (stima di Asa), un terzo del costo preventivato di Puretta. Porterebbe molta più acqua di quanta ne arrivi oggi a Volterra (40 litri/sec contro 24 l/sec) e di migliore qualità. Se aggiungiamo anche il vantaggio dei tempi di realizzazione, sicuramente più brevi dei 7 anni previsti per scavare il lago, non si capisce per quale motivo ci dovremmo intestardire col cavo di Puretta: un progetto nato già con forti limiti, divenuti col tempo decisamente imbarazzanti. Dunque quale ragione logica impedisce alle amministrazioni di risparmiare 8 milioni di euro in un periodo di scarse risorse come l'attuale, realizzando in tempi molto più rapidi un progetto migliore per quantità e qualità dell'acqua? Esortiamo, quindi, il sindaco Buselli ad agire entro il perimetro delle sue concrete prerogative, non limitandosi a lanciare appelli alla Regione.
Cancellata Puretta, non vi sarebbero più ostacoli per rimettersi ad un tavolo con Regione e Solvay per ragionare delle concessioni minerarie ex ETI. Non per bloccare l'estrazione del sale, ipotesi che non insegue nessuno, ma per rivedere l'incidenza complessiva dei prelievi delle risorse naturali e predisporre misure di mitigazione degli impatti che siano al passo con i tempi.
Progetto Originario, Commissione Ambiente



martedì 26 marzo 2013

Livorno striglia Asa mentre Volterra dorme

Perfino Cosimi, sindaco del Comune di Livorno (azionista di maggioranza in Asa) e presidente dell'Autorità Idrica Toscana, si è accorto che il modello Asa fa acqua da tutte le parti. Un improvviso guasto capitato all'acquedotto della città labronica ha messo a nudo una volta di più le insufficienze dell'azienda pubblico-privata per la gestione del servizio idrico, dimostratasi incapace di agire con la necessaria rapidità, lasciando così a secco gran parte della città per tre giorni. Il sindaco ha istituito d'urgenza una commissione consiliare per fare chiarezza sull'accaduto, partendo dal ruolo chiave ricoperto nella gestione del servizio dal socio privato, Iren Spa,  la stessa società che gestisce il controverso inceneritore di Parma.
La questione è apparsa subito molto seria, tanto che il presidente di Asa, Del Nista, ha già presentato le proprie dimissioni, che per il momento sono state congelate.
Sulla scorta di quanto accaduto, il sindaco Cosimi ha rilasciato dichiarazioni molto significative: “dopo quello che è successo sono sempre più convinto della necessità che il servizio idrico in Toscana debba tornare sotto il controllo esclusivo dei Comuni perché è strategico per lo sviluppo dei territori. D'altra parte al referendum sull'acqua mi sono schierato a favore, come il Pd, per la ripubblicizzazione del servizio idrico”. Quindi, ha proseguito: “la Regione Toscana deve prendere posizione in modo deciso e chiaro senza ambiguità” (La Nazione 19/3/2013).
Dunque anche in alcuni vertici del Pd toscano sta crescendo la consapevolezza che non si possa continuare ad ignorare l'esito dei referendum del 2011, tanto più se a fronte di esempi di gestione così inadeguati.
Nel mazzo di coloro che rimangono impassibili a difendere le magnifiche sorti di Asa e della sua scombinata gestione resta il sindaco di Volterra, Marco Buselli, ancora fermo sulla sua decisione del 9 novembre 2012, quando in Consiglio Comunale respinse il nostro invito ad assumere all'interno di Asa, in qualità di socio, le necessarie iniziative a difesa dell’esito del referendum. In quell'occasione Buselli, Bassini e soci bocciarono la nostra proposta di adesione alla campagna di “Obbedienza civile” promossa dal Forum Nazionale per l’acqua pubblica, schierandosi così contro le legittime richieste di tanti nostri concittadini volte ad ottenere il rimborso del 7% sulle bollette dell’acqua emesse a partire dal 21 luglio del 2011. Buselli assieme all'alleato Costanzi (La Destra), a suo tempo nominato membro dell'ATo 5 per il nostro Comune, in tema di servizi pubblici si sono dimostrati finora tra i più accaniti difensori dello status quo. Ricordiamo ancora quando Costanzi affermò dalle pagine di questo giornale che il referendum sarebbe rimasto inefficace in mancanza di un decreto di governo, in contrasto con quanto affermato già allora dalla Corte Costituzionale e confermato recentemente anche dal Consiglio di Stato.

Progetto Originario

venerdì 7 dicembre 2012

Acqua salata

Si è preso il solito mesetto di tempo per pensarci ma infine il sindaco è riuscito a confezionare una replica alla nostra interrogazione sulla gestione del servizio idrico e sulle bollette gonfiate. Parliamo di replica e non di risposta, perché sono rimasti intatti quasi tutti i quesiti che avevamo rivolto al sindaco. Un sindaco sempre più ermetico e sfuggente nelle risposte, completamente dimentico degli iniziali proclami sul “Palazzo di vetro”. Avevamo avanzato la richiesta del testo del parere legale fornito ad Asa dallo studio Acquarone sulle ripercussioni che l'esito dei referendum avrebbe determinato sulle bollette, accompagnata da una serie di quesiti attinenti circa lo stesso incarico e il suo costo. A queste domande il sindaco Buselli non ha ritenuto di rispondere nel merito, nonostante Asa sia una società a maggioranza pubblica partecipata dal Comune di Volterra. Secondo il sindaco, il parere dello studio legale sarebbe stato sufficientemente riassunto da un intervento rilasciato al Consiglio Comunale l'otto luglio 2011 dal suo uomo di fiducia in Asa, Marcello Cinci. Per Buselli, tanto basta: non serve entrare nei dettagli. Dopodiché ha sorvolato, meglio di un pallone aerostatico, su tutti gli altri punti dell'interrogazione relativi all'incarico, ai criteri di assegnazione e ai suoi costi.
Alla domanda relativa ai tempi e modi per rimborsare gli utenti delle somme pagate da luglio 2011 ad oggi per la non dovuta “remunerazione del capitale investito”, il sindaco si contenta di dichiarare che “Asa agirà secondo quanto previsto per legge”. Punto. Quella stessa legge che da quasi un anno e mezzo a questa parte viene tranquillamente trascurata, continuando a far pagare agli utenti un'aliquota abolita da un referendum nazionale.  
Chiedevamo, inoltre, al sindaco se gli risultasse che alcuni utenti stiano pagando in bolletta il canone per la depurazione pur non godendo del servizio, perché di fatto molte zone sono ancora adesso sprovviste di depuratori. Manca al versante meridionale di Volterra e manca a Saline, così come nelle altre frazioni. In questo caso il sindaco ammette qualche disguido, affermando: “può darsi che qualche utenza stia affettivamente pagando l'onere non dovuto della depurazione”. Purtroppo però per famiglie ed utenti che pagano in bolletta ulteriori somme non dovute, l'amministrazione non ritiene di potersi attivare. Infatti, la ricetta che il sindaco si limita a prescrivere per questi casi è riassunta in un rigo: “a tal proposito è possibile recarsi presso lo sportello di Asa a Volterra e chiedere chiarimenti sull'effettiva fruizione del servizio”. Sulla restituzione delle somme indebitamente acquisite come contributo per la depurazione, il sindaco ha assicurato che Asa sta provvedendo ad accantonare i denari necessari. E sente di dover aggiungere che: “la modalità di restituzione non è stata al momento ancora decisa, ma è certo che entro il 30/9/2014 verrà fatta”. Risposte che ti aspetteresti da una centralinista Asa addestrata a rintuzzare le richieste di tanti clienti esasperati, rimandando un po' più avanti nel tempo la promessa soluzione di problemi annosi. Del resto, la sua scelta di campo in tema di acqua pubblica l'amministrazione Buselli l'ha ufficializzata in Consiglio Comunale il 9 novembre scorso. Quando  ha votato contro la possibilità di sottoporre all'assemblea di Asa la questione ormai inderogabile degli adempimenti da assumere dopo l'esito dei referendum di giugno 2011. Ha scelto, invece, di allinearsi alla strategia seguita da un incorreggibile ceto politico, malato di autoreferenzialismo. Che tende a difendere le proprie posizioni all'interno di enti elefantiaci e inefficienti, come gli enti gestori dell'acqua, ignorando di proposito la volontà democraticamente espressa dalla maggioranza dei cittadini.
Progetto Originario