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lunedì 28 luglio 2014

Opps, la "tagliola" è incostituzionale

La Costituzione Italiana
Articolo 72

Ogni disegno di legge, presentato ad una Camera è, secondo le norme del suo regolamento, esaminato
da una Commissione e poi dalla Camera stessa, che l'approva articolo per articolo e con votazione finale.
Il regolamento stabilisce procedimenti abbreviati per i disegni di legge dei quali è dichiarata l'urgenza.
Può altresì stabilire in quali casi e forme l'esame e l'approvazione dei disegni di legge sono deferiti a
Commissioni, anche permanenti, composte in modo da rispecchiare la proporzione dei gruppi
parlamentari. Anche in tali casi, fino al momento della sua approvazione definitiva, il disegno di legge è
rimesso alla Camera, se il Governo o un decimo dei componenti della Camera o un quinto della
Commissione richiedono che sia discusso e votato dalla Camera stessa oppure che sia sottoposto alla sua
approvazione finale con sole dichiarazioni di voto. Il regolamento determina le forme di pubblicità dei
lavori delle Commissioni.
La procedura normale di esame e di approvazione diretta da parte della Camera è sempre adottata per i
disegni di legge in materia costituzionale ed elettorale e per quelli di delegazione legislativa, di
autorizzazione a ratificare trattati internazionali, di approvazione di bilanci e consuntivi.

sabato 19 ottobre 2013

Meglio conservare che rovinare

 È sempre difficile intavolare una discussione sul merito delle questioni. Più facile è invece che ogni  ragionamento  venga spostato su un terreno di scontro ideologico, con buona pace del confronto reale e concreto sui vari temi. Lo stesso sta accadendo sulla modifica della nostra Carta costituzionale voluta dal governo Letta-Alfano e sponsorizzata da Napolitano. Con un ragionamento molto superficiale si insinua che chi  vuole difendere la Costituzione sarebbe un conservatore, mentre chi vuole rivederla vorrebbe passare da innovatore. Non è proprio così. La Carta Costituzionale esprime valori e principi attuali che, però, il nostro Parlamento  non sta affatto mettendo in atto, producendo viceversa leggi che violano sistematicamente il dettato della nostra carta fondamentale. Come ha ricordato Rodotà nel suo intervento in occasione della manifestazione del 12 ottobre scorso a Roma, è grazie al nostro testo fondamentale se sono stati bloccate le iniziative del Parlamento tese violare, fin dai giorni successivi, l’esito referendario sull’acqua pubblica, oppure se ai lavoratori  (non solo quelli della Fiat) è stata restituita la libertà di scegliersi il proprio sindacato e di organizzarsi collettivamente per contrattare la propria condizione, oppure se gli insegnanti della scuola pubblica di Napoli, messi fuori per problemi di vincoli economici, sono potuti tornare nelle scuole ad insegnare. Non sono cose da poco perché quelle battaglie erano poste a presidio della difesa dei beni comuni, della rappresentanza sindacale dei lavoratori e del diritto all'istruzione. E’ grazie all'attuale impianto della nostra carta fondamentale se la Corte Costituzionale ha potuto affermare che quando i diritti fondamentali della persona entrano in conflitto con gli interessi economici, sono i primi a dover prevalere sui secondi e non il contrario. Fino a quando questo sarà ancora possibile? Chiunque può osservare molteplici segni del rovesciamento in atto di questa scala di priorità. Quei principi e quei valori, che secondo il ragionamento di chi si sente “innovatore”  devono essere sacrificati sull’altare del mercato e della concorrenza, sono assolutamente attuali e rappresentano la strada per superare le troppe ingiustizie sociali che si sono determinate nel nostro paese, dove tutto oramai viene letto sotto forma di vincoli economici e diktat della Bce. I cosiddetti “conservatori”, tanto ignorati dai mass media e dalla politica, non stanno dicendo che la Carta Costituzionale è intoccabile. Stanno denunciando il fatto che il Governo della “larghe intese” abbia sferrato un colpo basso alla Costituzione, poiché ha messo mano all'art.138 che stabilisce, attraverso un sistema di garanzie ben ponderato, “come” si devono affrontare le procedure di modifica, imponendo un metodo alternativo che accorcia i tempi e riduce la discussione, insomma pensato appositamente per un colpo di mano. Quale può essere la ragione che ha spinto a modificare le regole prestabilite, se non quella di affrettare le cose e consegnare ai cittadini un “prodotto” già confezionato? Nessuno è contrario aprioristicamente, per fare un esempio, a superare il bicameralismo perfetto, ma ciò si può fare seguendo il percorso ordinario, senza andare a intaccare l’articolo 138 e rispettando lo spirito di questo articolo che, come si legge negli atti della Costituente, è quello di  evitare che una maggioranza improvvisata o temporanea possa modificare un articolo a sua immagine e somiglianza, sfigurando l’intera architettura della Costituzione e soprattutto di consentire una larga e cosciente partecipazione dei cittadini in virtù del principio che trasparenza e pluralismo sono le migliori misure di garanzia contro eventuali spinte autoritarie. La Carta quindi può esser cambiata, ma secondo le regole che impongono grande prudenza e un largo consenso. Come ha detto il giurista Alessandro Pace, la Costituzione “è modificabile ma non derogabile”.
Credo proprio di riconoscermi nei tanto sbeffeggiati “conservatori”  quando chiedono una cosa che invece appare molto  innovativa per l’Italia di oggi; ovvero che il Parlamento rispetti le regole esistenti, e soprattutto che lavori per attuarla questa benedetta Costituzione, predisponendo leggi ispirate ai principi espressi in quelle pagine.

Sonia Guarneri - Progetto Originario

sabato 14 settembre 2013

La Costituzione non si cambia, si applica.


  • Mentre tutta l'attenzione dei principali media nazionali è rivolta alla condanna di Berlusconi e agli espedienti che potrà trovare per restare comunque a galla, il governo delle larghe intese, sotto impulso e stretta sorveglianza del Presidente Napolitano, continua a sostenere che per condurre il Paese fuori dalla crisi è prioritario il rinnovamento del nostro sistema istituzionale.
  • Cosa intendono modificare? La forma di governo, il bicameralismo, la relazione fra Stato e Regioni, contenuti nei titoli I-II-III e V della parte seconda della Costituzione. Tutto questo, sia pur detto per inciso, non potrebbe non avere conseguenze anche sulla prima parte della Costituzione, quella che si dice non volere violare. Primo obiettivo dichiarato il presidenzialismo, ipotesi già bocciata dai cittadini al referendum confermativo del giugno 2006, quando oltre 15 milioni e 470 mila italiani risposero “No” alla riforma costituzionale allora approvata da una maggioranza parlamentare di centro-destra.
  • La ricetta è di nuovo il presidenzialismo? Come ha osservato giustamente Gustavo Zagrebelsky l’introduzione del presidenzialismo nel nostro paese “si risolverebbe in una misura non democratica, ma oligarchica. L’investitura d’un uomo solo al potere non è precisamente l’idea di una democrazia partecipativa che sta scritta nella Costituzione”.
  • Come stanno procedendo? Utilizzando una deroga illegittima all'art. 138 della stessa Costituzione, quindi applicando una procedura abbreviata e monca, studiata appositamente per schivare le principali forme di tutela della legge fondamentale della Repubblica, così come hanno ripetutamente segnalato numerosi costituzionalisti, tra i quali Alessandro Pace. Secondo Rodotà sono rivelatrici le parole adoperate nella risoluzione parlamentare: “una procedura straordinaria di revisione costituzionale”. L’abbandono della linea indicata dalla Costituzione è dunque dichiarato.
  • Chi detta l'agenda? E' rivelatore il rapporto sull’area euro redatto dalla ciclopica società finanziaria J.P. Morgan (28 maggio), secondo cui «all’inizio della crisi, si pensava che i problemi nazionali fossero di natura economica, ma si è poi capito che ci sono anche problemi di natura politica. Le Costituzioni e i sistemi politici dei Paesi della periferia meridionale, sorti in seguito alla caduta del fascismo, hanno caratteristiche non adatte al processo di integrazione economica, (…) e sono ancora determinati dalla reazione alla caduta delle dittature. Queste Costituzioni mostrano una forte influenza socialista, riflesso della forza politica che le sinistre conquistarono dopo la sconfitta del fascismo. Perciò questi sistemi politici periferici hanno, tipicamente, caratteristiche come: governi deboli rispetto ai parlamenti, stati centrali deboli rispetto alle regioni, tutela costituzionale del diritto al lavoro, consenso basato sul clientelismo politico, diritto di protestare contro ogni cambiamento. La crisi è la conseguenza di queste caratteristiche. (…) Ma qualcosa sta cambiando: test essenziale sarà l’Italia, dove il nuovo governo può chiaramente impegnarsi in importanti riforme politiche».
  • Che fare? 1) Come sempre è di primaria importanza documentarsi (più giornali e internet e meno Tv). 2) Firmare la petizione promossa dal Fatto Quotidiano. 3) Aderire ad uno dei comitati che stanno nascendo per la difesa della Costituzione. 4) Partecipare alla manifestazione che Sabato 12 Ottobre si terrà a Roma per dire che la Costituzione è la “via maestra” per realizzare la società che vogliamo. 
    Progetto Originario