Visualizzazione post con etichetta Rocco Damone. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Rocco Damone. Mostra tutti i post

lunedì 8 luglio 2013

Possibilità inesplorate

Il direttore della Asl 5 Rocco Damone
Dopo il tramonto del progetto per il trasferimento al S. Chiara dei pazienti dell'OPG di Montelupo, rimane la grande incognita del futuro dell'azienda di servizi alla persona le cui difficoltà di bilancio sono oramai note.Certo non si può sottacere che il colpo di grazia l’azienda l’abbia ricevuto dall’Asl 5, che fino a tutto il 2012 aveva garantito quantomeno 50 ricoveri ( vuoto per pieno), per poi ridurli drasticamente e unilateralmente a 42 all’inizio del 2013.Una scelta che, considerato il pregresso stato di disequilibrio del S. Chiara, non fa che aggravare la sua precaria situazione, spingendo verso il baratro un’azienda del territorio importante oltre che per le ricadute in termini di lavoro, per la delicata funzione sociale che svolge da oltre un secolo a questa parte.Ci ha sorpreso non poco pertanto leggere sui giornali la recente proposta del Direttore Damone di prendere in gestione diretta il S. Chiara in una prospettiva di risanamento. Quanto sia seria e accettabile la proposta è assolutamente prematuro dirlo, visto che non è trapelato niente di più. Questo non toglie che al punto in cui siamo non credo ci si possa permettere di lasciare nulla di intentato. Non ho dunque francamente compreso il voto contrario espresso dal sindaco e dalla sua maggioranza nel corso dello scorso Consiglio Comunale alla nostra mozione tesa semplicemente a “verificare presso il Direttore Damone i contorni della proposta per poi riferirli al Consiglio Comunale o invitarlo al primo Consiglio Comunale utile”.La sensazione nitida è che qualsiasi cosa venga proposta dalla parte politica avversa sia da scartare. Un atteggiamento infantile, soprattutto se viene da chi ha sulle spalle la responsabilità del governo della città. Se è lecito, da una parte, essere prudenti e non farsi troppe illusioni circa la fattibilità di una proposta proveniente dalla direzione della Asl 5, dall’altro è sciocco liquidarla aprioristicamente come battuta e non provare nemmeno ad entrare nel merito, facendo prevalere i sentimenti di diffidenza e perfino di astio tra ASP S. Chiara e ASL5, che oramai si percepiscono distintamente perfino leggendo le relazioni di accompagnamento al bilancio. Non siamo nella condizione di chiuderci a riccio e alla fine, se anche l’idea di Damone si rivelasse una proposta non accettabile o peggio poco seria, potremmo perlomeno dire di non aver lasciato niente di intentato. In questo caso non sarebbe certo il S. Chiara ad aver fatto una pessima figura.

Sonia Guarneri - Progetto Originario






venerdì 9 novembre 2012

S. Chiara: tempo di parlare chiaro

Le dichiarazioni del Direttore ASL Damone sul Tirreno del 4 novembre scorso non sembrano lasciare spazio ad alcuna interpretazione: non si può ampliare l’offerta sanitaria più di così perché non ci sono le condizioni economiche e dunque il S. Chiara faccia il suo percorso di risanamento senza contare su nuove o più ampie convenzioni con l’azienda sanitaria.
Eppure era solo il 20 febbraio 2012 quando in un infuocato Consiglio Comunale discutemmo il piano di rilancio per il S. Chiara messo a punto dal Cda dell’azienda con la consulenza della società Iris. Tutti i gruppi consiliari di minoranza (Popolo per Volterra escluso), i dipendenti della struttura e  i sindacati al completo espressero forti perplessità sull’effettiva realizzabilità di quel piano, soprattutto si puntò il dito sul fatto che si fossero fatti i conti senza l’oste. Si ipotizzavano nuove e esose strutture che si sarebbero pagate con nuove convenzioni con l’azienda sanitaria, ma con quest’ultima non risultava conclusa alcuna intesa in merito.
Buselli , come vuole il suo stile politico, decise per l’approvazione senza modifiche a botte di maggioranza con l’ausilio scontato della consigliera Bassini. Per il sindaco occorreva agire in fretta: non c’era tempo per farsi troppe domande su percorsi e concretezza del piano. Al solito, secondo un canovaccio già visto, il Consiglio Comunale veniva chiamato solo a ratificare (o meno) un percorso di trasformazione radicale dell’azienda e un piano di investimenti da capogiro già deciso altrove. Non certo a discuterli.
Quel “piano di rilancio”, fatto passare come panacea di tutti i mali,  non ha ancora compiuto 10 mesi ed è già lettera morta.
Intanto il S. Chiara viene impiegato per fare di tutto di più: ospitare i profughi, gestire il servizio Informagiovani e addirittura la cancelleria del Giudice di Pace. Diversificare l’offerta delle proprie attività non è affatto un male, parliamoci chiaro. Ma si continua a ricorrere a dei palliativi eludendo il nodo della questione: che fine sta facendo il servizio di assistenza alla persona?
Se, come era prevedibile, il piano di rilancio tanto propagandato alla fine non ha le gambe per andare avanti, allora è il momento di correre ai ripari, questa volta in maniera chiara e assumendosi la responsabilità di decisioni serie.
La sensazione è che si stia procedendo cercando di tamponare i problemi più urgenti con soluzioni estemporanee, senza alcuna strategia di rilancio. In attesa probabilmente di fare esplodere il problema dopo le elezioni 2014. Quando i margini di intervento potrebbero essere esauriti.
Progetto Originario

lunedì 21 maggio 2012

Il colore dei tagli

Non ci stancheremo di ripetere che la Regione Toscana ha sbagliato sposando la politica del contenimento della spesa anche attraverso impietosi i tagli al personale e in particolare ai piccoli ospedali. E' una scelta pericolosa, che spesso colpisce zone già penalizzate da una complicata accessibilità geografica e da carenze infrastrutturali come le aree montane. Strategia che portata oltre un certo limite produce un rilevante peggioramento dei servizi e per di più rischia di far collassare anche le strutture ospedaliere più grandi, che finiscono per trovarsi soffocate dalla domanda anche delle zone più lontane. A nostro parere il livello di guardia è stato raggiunto, insistere significa mettere a repentaglio il sistema sanitario toscano. Detto questo, sul tema “Sanità” occorre sgombrare il campo da una serie di evidenti strumentalizzazioni, che a Volterra ultimamente hanno oltrepassato la soglia della decenza. Nell'Italia di oggi affermare dal pulpito del centrodestra che i tagli alla sanità sono prerogativa della Toscana o delle Regioni amministrate dalla sinistra è un delitto che grida vendetta. Purtroppo i tagli alla sanità riguardano tutta l'Italia, anzi quasi ovunque la situazione è perfino peggiore che in Toscana. Giova, dunque, chiarire che attualmente nel nostro Paese vi sono 5 Regioni commissariate per aver mandato fuori controllo i conti della spesa sanitaria e sono: Campania, Lazio, Calabria, Molise e Abruzzo. Neanche a farlo apposta tutte Regioni amministrate dal centrodestra. Non invidiamo affatto i cittadini della Regione Campania, guidata da Stefano Caldoro (Pdl),  dove i malati sono costretti all'esodo sanitario (quasi 90.000 nel 2009) per cercare cure che i loro ospedali non forniscono, nonostante le spese folli che hanno prodotto un debito di 1,5 miliardi di euro verso una miriade di fornitori e aziende. La Regione Lazio, governata dalla Polverini e tanto cara a Storace, offre un altro magnifico esempio di malagestione: un'indagine dell'Aiop ha stimato che nella Regione della Polverini soltanto nel 2010 gli sprechi del settore sanitario siano ammontati a 1,9 miliardi di euro, una cifra al cui confronto il buco di Massa sembra roba da ragazzi. Nelle Regioni commissariate i tagli alla spesa sono drammatici, tanto che sono a rischio chiusura ospedali piccoli e grandi. Nella classifica della cattiva gestione subito dopo le 5 Regioni commissariate vengono tre Regioni costrette a piani di rientro del debito. Qui troviamo la Puglia di Vendola, che solo nel 2010 ha fatto registrare un deficit di 400 milioni di euro, assieme alla Sicilia (centrodestra) e Piemonte (centrodestra). Regioni in cui non è difficile immaginare i motivi della lievitazione della spesa sanitaria. Basti pensare alla straordinaria fioritura di costose strutture private accreditate in Sicilia, come la Casa di Cura “Serena” a Palermo, dove la percentuale di parti cesarei (quelli più costosi) registra il record nazionale dell'82%. Anche il caso Piemonte, guidato dal leghista Cota, è molto interessante. Qui, l'assessore regionale alla Sanità, Caterina Ferrero (Pdl), è stata costretta a dimettersi a causa dello scandalo collegato a un'indagine antimafia condotta dai carabinieri che ha portato a 142 arresti. Le accuse che l'hanno condotta agli arresti cautelari, provocando anche le sue dimissioni, sono varie: essersi adoperata per far aggiudicare un contratto da 50 milioni di euro a Federfarma dopo aver fatto revocare un regolare bando di gara, l'aver saputo di appalti truccati, nonché aver goduto dell'appoggio elettorale della 'ndragheta per intercessione del potente suocero, l'ex sindaco di Leinì Nevio Coral (Pdl). Ovvio che in questo quadro i pesanti rilievi alla spesa sanitaria del Piemonte da parte del Presidente della Corte dei Conti appaiono, in fondo, l'aspetto meno raccapricciante.
Rimesse le cose a posto circa il contesto nazionale, torniamo a ripetere che per difendere l'ospedale di Volterra nell'immediato futuro è indispensabile rivedere il Protocollo sulle Politiche Sanitarie di Zona siglato dal sindaco Buselli e dal direttore generale Rocco Damone. Questo è il principale strumento di programmazione sanitaria pluriennale sottoscritto dal Comune di Volterra e va sfruttato al massimo per garantire un avvenire al locale nosocomio. Perché sia efficace dovrebbe quanto meno individuare alcuni punti cardine da salvaguardare e possibilmente da valorizzare nel prossimo futuro. Il protocollo siglato da Buselli e Damone sembra una macedonia in po' insipida, che spesso si perde in dettagli di scarsa rilevanza politica senza fornire precise indicazioni su una visione di medio-lungo termine. Peggio, quelle poche linee guida che in origine c'erano sono state assurdamente abbandonate, come la difesa di Cardiologia e Utic (necessaria anche per non indebolire a cascata il settore delle riabilitazioni) e il varo della Guardia Attiva Anestesiologica. Rinunciando a fornire indicazioni strategiche chiare, il protocollo lascia di fatto mano libera al direttore generale della Usl, che può così decidere autonomamente cosa tagliare. Per questa ragione occorre intervenire con urgenza, prima della firma definitiva del documento in Regione. Altrimenti finiremo per accorgerci troppo tardi degli errori commessi, quando il tempo per rimediare sarà scaduto. 

Progetto Originario, Gruppo Consiliare

martedì 8 maggio 2012

Ospedale: il Protocollo dimenticato

E' un bene che la manifestazione pro-ospedale sia stata partecipata, nonostante modalità di organizzazione criticabili e criticate. La Regione e l'Azienda Usl 5 constateranno una volta di più che la difesa dell'ospedale è un valore sentito in Val di Cecina. Una nostra rappresentanza ha partecipato, introducendo nella manifestazione un tema che sembrava ingiustamente dimenticato da tutti: il Protocollo per le Politiche Sanitarie di Zona, recentemente siglato da Buselli e Damone. Si tratta del documento politico che più di tutti avrebbe dovuto difendere i servizi ospedalieri strategici per la zona nei prossimi anni. Anni di crisi e, si può tranquillamente prevedere, di tagli. Un argomento pertinente e decisivo, impossibile da sottovalutare. Come tutti i documenti, il Protocollo non è utile in sé: può rivelarsi vantaggioso se viene riempito con contenuti appropriati. A nostro avviso il Protocollo siglato dal direttore generale Damone e dal sindaco Buselli non fornisce sufficienti garanzie per l'ospedale: le riorganizzazioni già in essere e quelle annunciate ne sono la più eloquente dimostrazione. Riassumiamo la vicenda. Nel marzo 2011, il Consiglio Comunale all'unanimità approvò una versione del Protocollo che sembrava fornire sufficienti tutele per il futuro dell'ospedale. Per esempio, conteneva l'impegno a “mantenere gli attuali livelli di operatività e di assistenza” nel reparto di Cardiologia. Un impegno che oggi avrebbe impedito qualsiasi pesante ristrutturazione e ogni riduzione di personale. Dopo otto mesi di trattative tra il direttore generale Damone e il sindaco Buselli, la versione del Protocollo che il sindaco riportò in Consiglio Comunale risultò completamente stravolta. Non a caso questa seconda versione fu approvata dal Consiglio Comunale il 28 novembre 2011 col voto contrario del mio gruppo, Progetto Originario, e l'astensione di Sinistra per Volterra, quando la versione precedente aveva ottenuto l'unanimità dei consensi. Nel nuovo documento ogni impegno per il reparto di Cardiologia risultava cancellato. Trovammo che erano stati cancellati, a nostra completa insaputa, anche molti altri punti cardine che avevamo precedentemente concordato. Uno di questi riguardava la guardia attiva anestesiologica.  E' opinione diffusa che per rafforzare la sicurezza dell'intero presidio, in mancanza di una reale unità di terapia intensiva, occorre avvalersi almeno della guardia attiva anestesiologica. La versione precedente del Protocollo, infatti, recitava: “La risposta in termini di sicurezza del Presidio Ospedaliero è strettamente collegata all'attivazione irrinunciabile del servizio di guardia attiva anestesiologica.” Nella seconda versione anche questo impegno risultava scomparso. Sul laboratorio di analisi era sparita la difesa degli standard presenti ai primi mesi del 2011, limitandosi a rammentare una “sezione che dovrà operare all'interno dell'Area Funzionale di Laboratorio a valenza aziendale”. Tutto quanto era stato concordato per salvare qualcosa dell’attività Materno-Infantile veniva cancellato, per rimandare il discorso ad un improbabile tavolo istituzionale. Risultato: in pochissimo tempo il direttore generale ha potuto eliminare le reperibilità ostetrica e pediatrica, azzerando di conseguenza i letti di degenza pediatrica nell'intero ospedale di Volterra. Una conclusione che avevamo previsto, nell'indifferenza generale, in un articolo dal titolo “Un protocollo che non va”, uscito su questo settimanale già alla fine di novembre. Dunque è bene che il Protocollo per le Politiche Sanitarie torni in discussione e venga rivisto in modo tale da garantire almeno i servizi ospedalieri ritenuti irrinunciabili per la zona. Altrimenti l'impegno di questi ultimi anni non sarà servito a niente. Come pure la manifestazione del 28 aprile.

Fabio Bernardini, Progetto Originario

In piazza per l’Ospedale

Un corteo di qualche centinaio di persone ha sfilato pacificamente per le vie di Volterra sabato mattina per manifestare il proprio disappunto per i tagli che sta subendo il nostro Ospedale. Progetto Originario ha deciso di partecipare alla manifestazione, ovviamente portando in piazza il proprio punto di vista. I cartelli che abbiamo indossato manifestavano la nostra disapprovazione per i tagli alla sanità pubblica,  rivendicavano il diritto alla tutela della salute uguale per tutti, sancito dall’articolo 32 della Costituzione italiana. Abbiamo ritenuto giusto far parte del corteo, a fianco degli operatori e dei cittadini che sono scesi in piazza in totale buona fede, legittimati dai tagli subiti dalla sanità in generale e dal nostro ospedale in particolare. Tagli che negli ultimi mesi si sono abbattuti in misura mai vista sul reparto Materno-Infantile, di fatto ridotto ad un ambulatorio diurno-feriale e già annunciati per il reparto di Cardiologia, che, è ormai questione di giorni, verrà accorpato a Medicina, con inevitabile perdita di potenzialità, in particolare per i casi acuti. Altri striscioni e cartelli che abbiamo portato hanno però voluto testimoniare l’altra faccia della medaglia, quella che gli organizzatori della manifestazione (in testa l’associazione del sindaco SOS Volterra) non hanno voluto affrontare, a partire dalla fase preliminare alla manifestazione in cui è stata evitata appositamente qualsiasi occasione di pubblico confronto. L’altra faccia della medaglia, ovvero il pessimo Protocollo per le Politiche Sanitarie di Zona, siglato dal Sindaco e dal direttore generale della Asl 5, Damone. Il Sindaco Buselli ha infatti sottoscritto questo vacuo Protocollo d’intesa, approvato dalla sua maggioranza assieme alla consigliera  Bassini e al gruppo del PD. Un protocollo d’intesa che di fatto non ha posto nessun vincolo a tutela dei reparti a rischio tagli, nonostante le richieste di modifica avanzate in tal senso dal gruppo di Progetto Originario. Quelle proposte, infatti, furono inesorabilmente bocciate a fine novembre in Consiglio Comunale dal partito del sindaco, la lista civica Uniti per Volterra. Se quelle proposte fossero state approvate, oggi il direttore generale non potrebbe liberamente tagliare il personale del reparto di Cardiologia. Non solo, nel Protocollo approvato ha cancellato per l’ospedale di Volterra la previsione della guardia attiva anestesiologica 24 ore su 24, rivendicata da anni dai cittadini e da molti operatori per porre definitivamente in sicurezza l’intero presidio (obiettivo del programma elettorale della stessa lista civica). Per questo lo slogan “Protocollo truffa”, declinato in vari modi.
Ci è sembrato un gesto di coerenza e di chiarezza portare all’attenzione dei partecipanti anche questi passaggi politici, ignorati da tanti, eppure così importanti per il presente e il futuro prossimo dell'ospedale.  Probabilmente non sarà piaciuto agli organizzatori di SOS Volterra, ma la democrazia si esercita ovviamente  esprimendo pubblicamente il proprio punto di vista; tanto più se fondato su dati e episodi oggettivi. Avremmo di gran lunga preferito poter partecipare attivamente anche alla fase preliminare alla manifestazione, per dare il nostro contributo ad una discussione aperta, democratica e meno di parte, che probabilmente avrebbe dato vita ad una manifestazione molto più partecipata e di conseguenza più efficace. Purtroppo non ci sono stati i presupposti per farlo. E quindi l'occasione non è stata sfruttata a pieno. Non abbiamo però voluto mancare nell'offrire il nostro appoggio una volta di più a chi in piazza è sceso in buona fede, semplicemente a sostegno del nostro ospedale.
Commissione Sanità - Progetto Originario

Cardiologia: basterà manifestare?


E' giusto manifestare per l'imminente accorpamento del reparto di Cardiologia con la Medicina Generale, ma capiamo anche come è stata resa possibile quest'ultima “riorganizzazione ospedaliera”. Il documento di programmazione locale sulla sanità si chiama “Protocollo per le Politiche Sanitarie di Zona”. Nella sua prima stesura, del marzo 2011, il Protocollo fu approvato dal Consiglio Comunale di Volterra all'unanimità. Alla voce “Cardiologia” il Protocollo sanciva l'impegno dell'azienda Usl 5 a “mantenere gli attuali livelli di operatività e di assistenza”. Il Sindaco Buselli, in seguito ad 8 mesi di trattativa con il direttore generale Damone, riportò nel novembre 2011 in Consiglio Comunale una versione del Protocollo pesantemente modificata. In quest'ultima stesura, tra altre gravi modifiche al ribasso, ogni impegno rispetto al reparto di Cardiologia risultava scomparso. Anzi, la parola stessa “Cardiologia” risultava completamente cancellata dal documento. Ritenendo che questo reparto rivesta un'importanza chiave per l'ospedale locale, il gruppo di Progetto Originario propose un emendamento al testo portato da Buselli, in cui si recuperasse l'impegno a “mantenere i livelli di operatività e di assistenza del reparto”. L'emendamento fu sorprendentemente bocciato dal gruppo di Uniti per Volterra, proprio il partito del Sindaco (atti del Consiglio Comunale del 28 novembre 2011, decimo punto all'o.d.g.). Questo fu uno dei principali motivi per cui il nostro gruppo, Progetto Originario, non si sentì autorizzato a confermare il voto di marzo, quindi non approvò la versione del Protocollo modificata al ribasso. Continuiamo a pensare, infatti, che il reparto di Cardiologia e l'Unità di Terapia Intensiva Cardiologica (UTIC) ad esso collegato siano punti di forza del nostro ospedale, sia per la qualificazione che offrono in termini di risposta alle patologie acute sia per le garanzie fornite al vicino centro per la riabilitazione cardiologica (Auxilium Vitae). E' facile capire che indebolendo il reparto di Cardiologia, si pregiudica anche il futuro della riabilitazione cardiologica, le cui eccellenti condizioni di sicurezza vengono garantite, in buona parte, dalla vicinanza di una UTIC in perfetta efficienza. Pensiamo che non fosse difficile da immaginare che eliminando dal Protocollo ogni esplicita garanzia riguardo al ruolo di Cardiologia, l'Amministrazione Comunale consentisse di fatto al direttore Damone di “riorganizzare” il reparto a suo piacere. Purtroppo non si tratta di un reparto qualsiasi: questo riveste un'importanza strategica per l'ospedale e per Auxilium Vitae. Oggi, dunque, per difendere Cardiologia e l'UTIC non ci resta che manifestare in piazza, perché non disponiamo di un Protocollo d'intesa con la Usl 5 che offra precise garanzie a riguardo. Incrociamo le dita e speriamo ardentemente che manifestare basti!

 Luigi Cocucci, Progetto Originario

lunedì 19 marzo 2012

Pediatria: i figli di nessuno

Il Direttore generale della ASL 5 Rocco Damone tenta di giustificare la soppressione della reperibilità pediatrica numeri alla mano. Ma il suo ragionamento è scorretto in partenza. Innanzi tutto si basa su dati riferiti ad un periodo di sei mesi, un arco di tempo del tutto insignificante da un punto di vista statistico, specie su un territorio scarsamente popolato come la val di Cecina. Si dimentica poi che sta parlando di un servizio di reperibilità: il medico viene chiamato dal Pronto Soccorso ogni qual volta ce ne sia la necessità. Damone non sbaglia quando dice che l’assistenza pediatrica domiciliare è migliorata con l’attivazione di un altro pediatra di libera scelta. Ma questo non giustifica la soppressione del servizio di reperibilità, che è cosa completamente diversa. La reperibilità infatti serve proprio per i momenti in cui non è possibile rivolgersi al pediatra di base! Per Damone non ci sono “buchi” nell’assistenza perché la notte e nel fine settimana ci si può affidare ai medici del Pronto Soccorso, del 118 o alla guardia medica. Dovremo cioè dedurre che i medici del Pronto Soccorso o del 118 sono in grado di erogare un’assistenza a 360° su tutte le specialistiche, dall’assistenza ostetrica ad una donna in gravidanza a qualsiasi tipo d’intervento  sui bambini o sui neonati? Come dire che un ingegnere civile può fungere da ingegnere nucleare o elettrotecnico secondo le richieste. Purtroppo a questo tipo di arrampicate sulle specchi si è ridotta la Asl 5. La verità è che ci si nasconde di nuovo dietro a scuse puerili per giustificare l’ennesimo colpo basso rivolto ad un servizio, il materno-infantile, falcidiato in pochi anni a suon di tagli. Pensare che solo un anno e mezzo fa si parlava di reparto di eccellenza di cui esportare l'esperienza in altri ospedali! Finché alla fine del triennio di sperimentazione venne chiuso il punto nascita, con la promessa di mantenere inalterata l’assistenza alla donna fino al momento del parto. Pochi mesi dopo fu soppressa la reperibilità del ginecologo. Poi la stessa sorte è toccata alla reperibilità dell’ostetrica.  Infine, il canovaccio viene ripetuto per pediatria. Prima si sposta la degenza pediatrica in medicina e s’istituisce un Day Service (un servizio diurno), con la garanzia dei pediatri reperibili la notte e i fine settimana. Un servizio così modesto produce fughe e quindi calano inevitabilmente i numeri delle degenze e degli accessi al Pronto Soccorso: ecco che si sopprime la reperibilità. Siccome questo modo di procedere cozza vistosamente con il fine della salvaguardia della salute dei cittadini, chiediamo alla direzione ASL 5 di ripristinare i servizi di reperibilità nel settore Materno-Infantile, affinché venga rispettato il diritto alla tutela della salute sancito dalla nostra Costituzione. Chiediamo quindi al Sindaco Buselli di intervenire emendando il Protocollo d’intesa per le politiche sanitarie, per inserirvi i necessari vincoli a tutela almeno dei servizi di reperibilità specialistici nell’area Materno-Infantile. Date le ultime scelte azzardate del direttore Damone, senza queste minime garanzie sarebbe irresponsabile per un’amministrazione siglare un Protocollo tanto carente da lasciare spazio a simili tagli.

Progetto Originario – Commissione sanità

lunedì 2 gennaio 2012

Auxilium, una presidenza diversa

La recente nomina del dott. Rocco Damone nel ruolo di Presidente di Auxilium Vitae modifica sostanzialmente la situazione della società e del comparto sanitario volterrano. Abbiamo imparato a conoscere il dott. Damone, prima nel precedente ruolo di direttore sanitario della Asl 5, poi nell'attuale incarico di direttore generale della stessa azienda sanitaria. Non mettiamo assolutamente in dubbio le capacità tecnico amministrative del presidente, ma riteniamo che la sua nomina segni una svolta nel percorso del centro riabilitativo Auxilium Vitae che potrebbe rivelarsi negativa. In primo luogo il dott. Damone    conserva il ruolo di direttore generale della Asl 5, impegno pesante che sicuramente lo assorbirà in misura preponderante in modo tale da non consentirgli di dedicare troppo tempo ed energie ad altri impegni. Va poi considerato il conflitto d'interessi che adesso nasce dal sovrapporre sulla stessa persona il ruolo di principale rappresentante della Asl 5 e allo stesso tempo di Auxilium Vitae. E' vero che la Asl 5 è la principale azionista di Auxilium, ma ciò non significa che i loro scopi coincidano esattamente. Infatti la Asl 5 è contemporaneamente, attraverso le convenzioni stipulate, anche “cliente” di Auxilium e questo rende, almeno in parte, i loro interessi conflittuali. Dunque per lasciar sviluppare correttamente le dinamiche dialettiche tra l'azienda Asl e il centro per le riabilitazioni sarebbe sicuramente meglio che i due soggetti fossero rappresentati da persone diverse. L'altro aspetto per cui ci preoccupa la nomina del dott. Damone sta nel fatto che non sia in alcun modo espressione di questo territorio. L'ex senatore Brunale poteva sentire diversamente la responsabilità del ruolo di presidente di Auxilium, perché vivendo a Volterra  manteneva rapporti e contatti quotidiani con i circa 180 dipendenti del centro. Il dott. Damone vivendo altrove e dovendosi occupare anche di molte altre cose contemporaneamente non può sentire nella stessa misura la sua responsabilità verso tutte le persone che lavorano in Auxilium. Questa circostanza in un così duro e prolungato periodo di crisi non può non preoccuparci.  Damone ha dichiarato che per l'anno in corso la perdita di esercizio di Auxilium sarà sensibilmente inferiore a quella dell'anno precedente (548.000 euro) e vogliamo credergli. Ma temiamo che le difficoltà non siano affatto superate e continuiamo a non sentirci tranquilli. Anche perché le dimissioni di Brunale le interpretiamo come un ulteriore segnale d'allarme. Siamo sempre più convinti di aver visto giusto quando, in settembre, avevamo tentato di convincere il sindaco Buselli ad invitare ufficialmente  in Consiglio Comunale il presidente di Auxilium, in quel periodo era ancora Giovanni Brunale, per illustrare situazione e eventuali difficoltà attraversate dal centro per le riabilitazioni. Qualcuno ricorderà che il sindaco e la sua maggioranza assistita dalla consigliera Bassini, bocciarono la mozione con la nostra richiesta e impedirono che l'invito a Brunale fosse perfezionato. Per questo motivo il Consiglio Comunale, massima istituzione politica locale, continua ufficialmente ad ignorare quanto accada in Auxilium Vitae. Speriamo di non dover apprendere notizie importanti tardivamente e magari dai giornali. Se accadesse fra gli altri dovrebbe risponderne chi si è assunto la responsabilità di rimandare sine die di prendere coscienza della situazione in atto.

Commissione Sanità, Progetto Originario