domenica 26 maggio 2013

Attenta gallina... la volpe s’avvicina!



L’articolino a piè di pagina 11 nella scorsa Spalletta a firma Uniti per Volterra è, di fatto, uno spot elettorale pro Società Civica per Montecatini: la lista “gemella”, delle persone giovani, motivate e dalle molte energie: stesse parole d’ordine e stesso logo!
A pagina 15 del medesimo giornale, anche il PDL-Volterra pubblica un trafiletto in favore della medesima lista, connotata nell'articolo come la sola “alternativa credibile”.
Ora, visti i noti pulpiti da cui vengono le prediche, le domande che sorgono subitanee sono: 1)  quale ventata di “nuovo”, “fresco”, “spontaneo”, “apolitico” può rappresentare una lista che candida capolista il “generoso” signor Fiorini, PD da quando il PD è nato, e PD fino al suo recentissimo voltafaccia con conseguente logica espulsione dal partito?
2) Che garanzie di credibilità, serietà, onestà e un filino di disinteressato impegno può dare il signor Fiorini capolista che ha ricoperto il ruolo di vicesindaco (targato PD) fino allo scorso febbraio per poi dimettersi, a tre mesi dalla scadenza del mandato, quando il suo partito gli ha preferito il sindaco uscente Cerri, per andare a cercar fortuna in una lista “apartitica” già bell’e confezionata e sponsorizzata dalla più sciatta accozzaglia politica volterrana in circolazione?
Noi che siamo tra quei volterrani “scottati” dal sedicente nuovo che avanza, dai “giovani e inesperti ma di buona volontà”, dagli “SOS del decoro urbano”, dai dinamici salvatori di scuole e ospedali, di ospizi e di giudici di pace, dai costruttori di strade e di insediamenti produttivi ecc. ecc., guardiamo con simpatica apprensione il colle dirimpettaio, invitando sommessamente i nostri vicini ad un prudente: attenti… alle volpi e alle faine!

Progetto Originario

La bruma del lago



Non ci meravigliano più di tanto le conclusioni a cui è approdato un recente studio del CNR, da cui emergerebbero approssimazione e grossolani errori di valutazione nel progetto del lago di Puretta e soprattutto negli elaborati di supporto che hanno portato all'individuazione di quel sito. In parole povere gli approfondimenti dei professori del CNR hanno evidenziato che gli studi che accompagnano il progetto del cavo di Puretta avrebbero preso a più riprese lucciole per lanterne, individuando unità geologiche inesistenti, paleofrane immaginarie, ricostruendo una stratigrafia del sito “non compatibile con i sondaggi ASA”, per non parlare di altri errori di valutazione e di interpretazione. L'analisi del progetto, eseguita dal CNR, individua un lungo, impressionante elenco di svarioni; davvero raggelante se si pensa al pregio dell'area individuata (il Masso delle Fanciulle e la zona circostante), la funzione attribuita a quest'opera e il suo elevato costo stimato (circa 12 milioni di euro). Impressionante, ma non sorprendente. Perché fin dalla sua nascita  il progetto del cavo di Puretta è sembrato reggersi su un intreccio di interessi economici e politici piuttosto che su evidenze tecniche e tanto meno sull'interesse pubblico.
Già più volte abbiamo sottolineato la tragica funzione di sdoganamento dell'accordo ETI-Solvay attribuita dalla Regione al progetto di Puretta. Infatti, dopo che varie sentenze hanno messo a nudo  le incongruenze delle prescrizioni che la Regione dettò a Solvay nel corso del procedimento di VIA per lo smodato uso dell'acqua nei cantieri minerari, la Regione è corsa prontamente ad “aggiustare” una vicenda imbarazzante per la multinazionale belga. Lo ha fatto promuovendo il progetto del cavo di Puretta come opera idraulica in qualche modo compensativa degli insaziabili prelievi che Solvay mantiene lungo il corso del Cecina da Saline fino al mare. Qui, sta uno dei nodi politico-economici su cui si regge questo progetto. D'altra parte anche l'Amministrazione Comunale di Volterra ha letteralmente spianato la strada al cavo di Puretta, sconfessando gli indirizzi assunti nel periodo in cui la componente di Progetto Originario faceva parte della maggioranza. Infatti, pur di agevolare l'approvazione rapida del progetto, l'amministrazione comunale arrivò nel 2011 a ritirare le sue stesse prescrizioni, come dichiarato dal sindaco Buselli nella risposta all'interrogazione n° 9741/2011. Nel documento ad una specifica domanda del consigliere Bernardini, il sindaco replica riferendosi alla richiesta avanzata in sede di VIA dal Comune per ottenere una parte delle ghiaie provenienti dallo scavo (per il non trascurabile valore stimato di 450.000€): “l’Amministrazione Comunale ha rinunciato a ripresentare la richiesta per non ostacolare la procedura di rilascio dell’autorizzazione, lasciando gli inerti estratti nella disponibilità di ASA per ricoprire le spese di indennità al proprietario dei terreni necessari alla realizzazione dell’opera”. Ed ecco emergere un secondo interesse privato su cui poggia Puretta: le ghiaie. Peccato che i proprietari dei terreni risultassero già ampiamente indennizzati nel computo degli espropri previsti dal progetto. Ma evidentemente le parole d'ordine imposte erano divenute: “acconsentire”, “agevolare”, “non ostacolare”. E a forza di agevolare, ci si è dimenticati perfino di controllare che gli elaborati progettuali fossero rispondenti alla realtà, come dimostrano le risultanze messe in luce dallo studio del CNR. Ecco, quindi, che ci ritroviamo un progetto basato su presupposti errati, che abbiamo sempre denunciato come costoso, impattante e probabilmente interminabile, concepito soprattutto per garantire il proseguimento dei forti prelievi idrici di Solvay in Val di Cecina anche per il futuro. A meno che il TAR non ci metta di nuovo una pezza.

Progetto Originario, Commissione Ambiente



Puretta



Da "Il Tirreno" del 25/05/2013

domenica 19 maggio 2013

La lunga interruzione di Via Pisana



Sono ormai molte settimane che la strada provinciale per Pisa, la  Via Pisana, è interrotta all'altezza di Mulino d'Era da un esteso dissesto franoso. Il traffico in arrivo è stato deviato lungo la 439 dir per poi risalire a Volterra da Santa Margherita o da Roncolla, attraverso un aggiramento alternativo che come ben sappiamo risulta stretto e tortuoso. Aggravando la già complicata accessibilità a Volterra e alla Val di Cecina. In piena stagione turistica questa interruzione costituisce un danno, che ci penalizza un po' di più ogni giorno che passa. Senza contare che questa strada è la naturale via d'accesso ai principali presidi ospedalieri della nostra Asl, alla sede universitaria di riferimento della zona, all'aereoporto Galilei e a tante altre strutture di importanza primaria.
E' vero che il dissesto che incombe sulla strada è piuttosto imponente, ma è anche vero che da alcuni anni ormai il versante in quell'area risulta instabile e che il primo intervento, eseguito dalla Provincia di Pisa nel 2010, fin dall'inizio non fornì i risultati sperati. Il rimodellamento superficiale, i drenaggi parziali, i teli protettivi ben presto si mostrarono insufficienti a garantire un ritrovato equilibrio del versante, manifestando segnali di dissesto incipiente. Nulla è stato fatto negli ultimi tre anni per migliorare la situazione. Fino al cedimento definitivo di questa primavera, al termine di una stagione piovosa particolarmente intensa e prolungata.
Data l'importanza della strada provinciale nella rete di collegamento della nostra cittadina e dei paesi limitrofi, ci pare chiaro che la Provincia questa volta dovrà garantire la realizzazione di un intervento ben più impegnativo e duraturo. Il versante, per essere reso sicuro, ha bisogno di lavori di consolidamento importanti, affinché il dissesto non si riattivi alle prime gocce di pioggia mettendo di nuovo a rischio la strada e gli automobilisti che la percorrono. E bisogna procedere sollecitamente, per non danneggiare ad oltranza una popolazione e un'economia già duramente provate.
Certo, serviranno fondi abbastanza ingenti. Ma questa è sicuramente una priorità e crediamo che i fondi necessari dovranno essere reperiti, così come lo sono stati in altri casi analoghi occorsi proprio in questo stesso periodo.

Progetto Originario

Riflessioni sul processo Orsi



L'ultima udienza del processo Orsi e recenti rivelazioni giornalistiche hanno riportato sotto i riflettori una vicenda dolorosa e mai del tutto chiarita. Dati per buoni gli stralci del verbale riportati da Il Tirreno con la deposizione del sindaco Buselli rilasciata al cospetto dei magistrati nell'ambito del processo, non possiamo evitare di interrogarci sulle ripetute incongruenze che affiorano dalle azioni e dalle parole del sindaco. Al processo il sindaco, interrogato sul valore del curriculum falsificato di Emanuele Orsi, ha risposto: “Sì il curriculum, però, alla fine quello che conta è la persona, era una nomina fiduciaria: quando l'ho portato nei contesti anche economico-bancari ha fatto, faceva bella figura”.  Affermazioni stupefacenti per un sindaco che, proprio per la vicenda del curricum falso, ha sporto denuncia contro lo stesso Orsi e ha fatto costituire parte civile l'amministrazione comunale. L'incoerenza emerge chiaramente anche rispetto a quanto Buselli aveva dichiarato negli interrogatori precedenti. Infatti, dai verbali del processo risulta che il pm, cogliendo l'incongruenza, chiama il sindaco a precisare: “Questi titoli hanno influito o no sulla nomina? Che poi è quello che ha detto nella fase delle indagini” Buselli, così incalzato, risponde: “Sì, cioè.” E poi di nuovo rettifica: “Voglio essere più chiaro, lui non aveva bisogno di avere un titolo per essere nominato”. A quel punto interviene il Presidente del tribunale: “Vogliamo sapere se è stato fondamentale il titolo di studio per la nomina” E il sindaco: “No, fondamentale no”.
Il sindaco è tornato più volte a rimarcare che la nomina di Orsi era di natura fiduciaria, tanto da spingere il presidente a chiedergli: “Aveva delle regole di riferimento da seguire nella nomina fiduciaria, o poteva nominare una signora che passava e le era simpatica?” Buselli non sa rispondere e cita a sproposito lo statuto del S. Chiara che nella fattispecie non c'entra niente.
Alla luce di queste dichiarazioni del sindaco, ci chiediamo perché abbia prima deliberato in Consiglio Comunale e poi avviato, tramite l'avvocato Altavilla, l'azione a tutela dell'Amministrazione nei confronti di Emanuele Orsi con richiesta dei “danni morali e materiali sofferti”, da cui è scaturito l'attuale procedimento penale?
Scorrendo i verbali processuali riportati dal quotidiano di Livorno emerge il solito Moschi, prontissimo a scaricare sugli altri ogni responsabilità. Infatti, alla precisa domanda dell'avvocato di Orsi, che gli chiede: “Lei ha scelto Orsi come collaboratore senza mai chiedergli neppure un curriculum?”, l'assessore prontamente replica: “Io non l'ho scelto, l'individuazione è stata collegiale, non era solo un mio supporto, era un po' della giunta”. Il che è in tutta evidenza falso e contraddetto da tutti i documenti ufficiali del Comune.
La sensazione che si ricava dall'atteggiamento processuale del sindaco è che permangano molte  ambiguità sui rapporti che legavano lui, Moschi e Orsi. Oggi non ci stupiremmo se la verità  processuali rivelasse che i tre fossero più solidali di quanto è stato detto in un primo momento e che Orsi sia stato soltanto “scaricato” dagli altri due nel momento in cui è emersa platealmente la verità sui suoi falsi titoli.

Progetto Originario