![]() |
| Il Tirreno 27 dicembre 2013 |
Progetto per Volterra è una derivazione del gruppo Progetto Originario, nato dalla scissione della Lista Civica Uniti per Volterra. Si è candidato alle amministrative del 2014. Sarà rappresentato in Consiglio Comunale da Sonia Guarneri.
venerdì 27 dicembre 2013
martedì 24 dicembre 2013
lunedì 23 dicembre 2013
venerdì 20 dicembre 2013
Vietato dissentire
Nel
Regolamento comunale istitutivo della Consulta del Sociale si legge:
“E'
costituita in Volterra la Consulta Comunale del Sociale, con funzioni
consultive, di proposta e di stimolo per gli atti di competenza del
Comune di Volterra nell'ambito delle attività sociali del
territorio”
(…).
Se
l’attuale assessore al sociale Lonzi ha mai letto questo
Regolamento avrà constatato che sono in perfetta coerenza con il
programma elettorale della sua lista civica che si richiamava ai
valori della partecipazione e condivisione delle decisioni. Un
programma che la lista civica, dopo aver conquistato
l'amministrazione comunale, ha calpestato in tutti i modi possibili.
Si legge in quel programma elettorale che fu anche nostro: “E’
necessario ricostruire il rapporto tra elettori ed eletti per
richiamare e convogliare tutte le energie disponibili sul territorio
(…)”; e poco
dopo il testo ribadisce: “l’obiettivo
(è) cambiare modo di amministrare ricreando le condizioni per una
effettiva partecipazione dei Cittadini alla cosa pubblica”.
Chi siede nella Consulta del Sociale ha potuto rendersi conto di
persona, come a suo tempo capitò a noi che sedevamo nella Giunta, di
cosa in realtà pensi il sindaco Buselli (e i suoi attuali accoliti)
della partecipazione e condivisione. La Consulta è stata in questi
giorni più volte riunita per discutere l’andamento dei servizi
offerti dagli sportelli (informagiovani, sportello stranieri e
sportello casa). Nell'unico momento in cui ha potuto esprimersi
all'unanimità ha disapprovato nettamente la proposta
dall’amministrazione riguardante l’affidamento al S. Chiara di
certi delicatissimi servizi finora ben condotti da altre
associazioni, e il sindaco e l’assessore Lonzi hanno subito gettato
la maschera. Nonostante il parere chiarissimo della Consulta,
l'amministrazione Buselli va per la propria strada, e basta!
Qualunque cosa pensino coloro che da anni lavorano e s'impegnano nel
sociale è affar loro. Vaglielo a dire al Sindaco e alla Giunta che i
membri di queste associazioni hanno il polso del disagio dei più
deboli molto più di qualsiasi politico, ti risponderanno con un
sorrisetto di commiserazione. A cosa serve, dunque, una Consulta il
cui parere conta niente per sindaco e assessore al sociale?
Evidentemente doveva servire per ratificare le decisioni prese
altrove. Se avessero detto di sì alla proposta dell'amministrazione,
allora ipocritamente sarebbero state sbandierate ai quattro venti i
magnifici risultati della “condivisione”. Ma dal momento che la
Consulta ha detto di no, allora è stata semplicemente ignorata.
Insomma, partecipazione e condivisione per Buselli sono solo un mezzo
buono per la propaganda, per ben figurare in campagna elettorale o
durante studiati eventi-spot, ma da buttare a mare appena rivela una
seppur piccola diversità di vedute. Ciò che si è consumato in
questi giorni è un altro splendido esempio di vecchia politica,
autarchica e arroccata su se stessa, che non ne vuol sapere niente
del confronto democratico, che interpreta il proprio ruolo in modo
furbastro senza voler rendere conto a nessuno. Si riproducono
esattamente gli stessi difetti che si attribuiscono ai vecchi
partiti. Aggravati dall'ostinato rifiuto a scendere sul piano del
ragionamento, sostituito da un'overdose di arroganza. Per l’attuale
Amministrazione la partecipazione dei cittadini non ha nulla a che
vedere con la volontà di riceverne nuovi contributi per l’assunzione
delle decisioni. Si celebra di volta in volta il rito del raduno,
solo per il gusto della celebrazione di decisioni già prese altrove.
Nel caso attuale, però, si sta veramente buttando al vento il lavoro
di anni, speso per costruire con le associazioni di volontariato e
gli altri organismi no-profit di utilità sociale una indispensabile
rete dei servizi e più in generale il sistema integrato di
interventi e servizi sociali. Il danno è fatto ormai, ci vorranno
anni per rimediare.
Progetto
Originario
Diritti e sanità a picco
Lo
scoop lo ha fatto Paolo Russo, giornalista de La Stampa, che domenica
8 dicembre ha pubblicato l'inedita lista dei piccoli ospedali da
chiudere, già allestita dal Ministero della Salute. Sono 175 nel
Paese, 12 nella nostra Regione e tra questi troviamo il S. Maria
Maddalena, l’ospedale di Volterra a cui sono attribuiti 55 posti
letto. L’articolo è stato ripreso da varie altre testate nei
giorni successivi, che hanno amplificato la notizia dando il via a
una serie di reazioni. Come sempre accade in questi casi, dopo la
pubblicazione della lista nera degli ospedali da chiudere, sono
seguite polemiche, rettifiche e smentite.
Al
di là del solito chiasso, della propaganda e delle
strumentalizzazioni, un punto ci pare evidente: la sanità pubblica
da anni viene progressivamente aggredita, ridimensionata,
disarticolata, secondo un programma generale che da lungo tempo viene
calato dall’alto sulle nostre teste. Il numero delle strutture
pubbliche ed equiparate viene costantemente defalcato, con velocità
impressionante: da 942 strutture che erano nel 1997 su base
nazionale, già nel 2009 erano ridotte a 638. La spesa sanitaria
italiana (la spesa pubblica) risulta ormai del 21% inferiore al dato
complessivo dell’Unione Europea. Naturalmente all’erosione della
sanità pubblica corrisponde l’avanzamento della sanità privata e
molti soggetti economici di primo piano spingono con forza in tal
senso. I tagli hanno condotto il servizio sanitario di molte Regioni
al collasso e non si tratta del solito Mezzogiorno, anche la regione
Lazio è in ginocchio e il Piemonte segue a ruota. Altre Regioni, tra
le quali la Toscana, finora in qualche modo hanno tenuto, ma siamo
ormai al limite.
PD
e Forza Italia su questo tema non sono uguali, ma rivelano comunque
una vicinanza d’intenti assai più spiccata di quanto vogliano far
apparire. Non a caso la lista dei piccoli ospedali da chiudere,
pubblicata pochi giorni fa, è stata elaborata dal governo delle
larghe intese. Chi conserva un briciolo di memoria ricorderà che
poco più di un anno fa, con Monti Presidente del Consiglio sostenuto
da PD, PDL e UDC, saltò fuori la solita ricetta: chiudere gli
ospedali con meno di 100 posti letto perché “costosi e
pericolosi”.
Berlusconi
nel 2008, quando si sentiva ben in saldo sulla sella, lo disse
chiaramente al congresso dei Liberali Popolari di Todi: “Per
diminuire la spesa la soluzione è il federalismo fiscale e la
privatizzazione di molti ospedali pubblici”. Con quale credibilità
il neonato circolo volterrano “Forza Italia, Forza Silvio” può
dirsi difensore della sanità pubblica in Toscana? E' un mistero.
Poi, va da se, che il solito, inveterato gioco delle parti consista
nel cavalcare il malessere a Regioni alternate, per raccattare
comunque il voto degli sprovveduti: il PD s’indigna per i tagli
alla sanità in Piemonte e in Lombardia, mentre il centrodestra si
straccia le vesti per la medesima ragione in Toscana e in Emilia.
Quanto a Renzi, al 42° posto nei suoi famosi 100 punti programmatici
della Leopolda (qualcuno li ha letti?), si afferma testualmente:
“chiudere gli ospedali con meno di 100 posti letto”.
Il
quadro, dunque, per chi ha ancora una testa per pensare è chiaro e
allarmante: ormai siamo al limite ma questi partiti non se ne danno
per intesi. Se in una famiglia a medio-basso reddito qualcuno oggi si
ammala di un morbo grave e cronico, al disastro in termini di salute
si aggiunge il tracollo economico per tutto il nucleo familiare.
Segnaliamo a questo riguardo la bella inchiesta condotta Michele
Farina sul Corriere.it relativa ai malati di Alzheimer e ai loro
familiari, in cui è illustrata in 4 puntate l’odissea a cui sono
sottoposte oggi circa un milione di famiglie in Italia, quasi
nell'indifferenza delle istituzioni. Di queste cose bisogna
ricominciare a ragionare, senza farsi incantare dai professionisti
dallo slogan facile. E serve anche una politica diversa da quella che
più o meno furbescamente ci stanno proponendo da oltre 20 anni, che
torni a parlare di diritti dei cittadini, di ripartizione del
benessere e di riduzione delle disuguaglianze.
Progetto
Originario
Iscriviti a:
Post (Atom)




