martedì 5 luglio 2016

Le modifiche costituzionali di Renzi & c.

E’ previsto per il prossimo ottobre lo svolgimento del referendum sulle modifiche costituzionali imposte al Parlamento dal governo Renzi e confezionate dalla Ministra per le riforme istituzionali, Maria Elena Boschi. Progetto per Volterra, in linea con quanto già sostenuto nel recente passato, ha aderito ai Comitati per il No, nati un po’ ovunque in Italia e sostenuti dai principali costituzionalisti. Ci sono molte buone ragioni per votare no, con questo intervento ci proponiamo di elencare solo alcune. La principale criticità delle modifiche costituzionali dettate da dal PD di Renzi sta nel pericoloso sbilanciamento dei poteri istituzionali in favore del governo. Se le modifiche andranno in porto, il governo, e in particolare il partito di maggioranza, terrà in mano di fatto le redini del parlamento e di buona parte della corte costituzionale, annullando l’attuale equilibrio di poteri, ideato all’indomani della seconda guerra mondiale per evitare pericolosi salti in avanti da parte di un qualsiasi esecutivo. In effetti, l’architettura dell’Italia voluta da Renzi, se passerà, avrà solo due modelli di istituzioni in Europa: la Polonia e, in misura minore, l’Ungheria.  Molti dei difetti più vistosi dell’attuale congiuntura politica, anziché venir eliminati, si aggraveranno. Per esempio, crescerà il peso delle segreterie dei partiti sulle istituzioni, che, grazie all’abominevole metodo delle nomine e dei capilista bloccati nelle liste elettorali, potranno far eleggere alla camera e nel futuro senato, un gran numero dei propri fedelissimi, pronti ad assecondare ogni diktat del segretario del partito. Ma mettiamo più a fuoco l’esca messa sull’amo per attirare il consenso: la riforma del senato. Precisiamo che le modifiche anziché abolire il senato lo trasformeranno in un organo non più eletto dai cittadini, ma eletto interamente da politici (tra l’altro con modalità ancora imprecisate), prendendo in prestito i senatori dai comuni (sindaci) e dalle regioni (consiglieri). Senatori non eletti ma che voteranno le future modifiche costituzionali, il capo dello stato, i membri della consulta. Bisogna, inoltre, preoccuparsi dell’eccessivo premio di maggioranza previsto dalla riforma Renzi-Boschi, che permetterà ad un solo partito che raccogliesse solo il 25% dei consensi di ottenere la maggioranza assoluta in parlamento, di fatto blindando i futuri governi. C’è da sudare freddo, soprattutto avendo in mente la fase economica recessiva di lunga durata che stiamo attraversando, in cui abbiamo già visto governi varare riforme delle pensioni sanguinose. Solo pochi anni fa, in ossequio all’austerity, Monti (sostenuto da PD e PDL) varò una riforma previdenziale che mozzò diritti acquisiti dai lavoratori, con il relativo corollario di migliaia di esodati lasciati per strada. Ma almeno, Monti e la sua ministra Fornero nel giro di due anni dovettero fare  le valigie e lasciare palazzo Chigi. Domani, per un’intera legislatura nessuno potrebbe scalzare un governo blindato dalle nuove regole, a dispetto di qualsiasi nefandezza fosse fatta approvare sulla pelle dei malcapitati cittadini. Infine, vale la pena ricordare le più elementari questioni di principio e di metodo. La Carta Costituzionale è la legge fondamentale in cui si inscrive la convivenza civile e politica di tutta la comunità che vive in questo Paese, per questo nel 1948 fu scritta a più mani nell’arco di due anni e approvata da un variegato schieramento di partiti, anche di opposte tendenze (DC, PLI, PSI, PCI, etc.). Questo governo, invece, si è arrogato la facoltà di elaborare in proprio al posto del parlamento una serie di profonde modifiche alla Costituzione, portandole all’approvazione delle camere solo in forza della sua attuale maggioranza, contro le opposizioni; oltretutto imponendo al parlamento tempi concitati, a tambur battente. Quando, nel 2006, il governo Berlusconi tentò un’operazione molto simile, modificando a maggioranza semplice la Costituzione, inserendovi i principi della “Devolution” dettati dalla Lega, il PD gridò allo scandalo con tutti i suoi esponenti. Veltroni, Finocchiaro, Bassanini, Castagnetti e lo stesso Matterella furono tra i più attivi nel denunciare il tentativo di sostituire una carta costituzionale universale con una Carta unilaterale, gradita alla sola maggioranza. Gli stessi esponenti del PD, oggi, seduti dall’altro lato del potere, sostengono l’opinione opposta o nel migliore dei casi tacciono, laureandosi così campioni olimpici d’ipocrisia. Nel 2006 il referendum stoppò quel colpo di mano: ci auguriamo che anche in questo caso i cittadini dimostrino più buonsenso dei loro rappresentanti o andremo rapidamente incontro a tempi ancor più bui, specie per i più deboli.

Progetto per Volterra

lunedì 9 maggio 2016

Casse vuote

La Nazione 07.05.2016

Cassa in rosso



Sembra proprio che le riserve economiche del Comune di Volterra siano esaurite. Solo pochissimi anni fa il Comune di Volterra disponeva di una riserva di circa 6 milioni di euro, depositati nella Tesoreria che, prevalentemente a causa dei vincoli derivanti dal patto di stabilità, non potevano essere spesi. Per intenderci, questa somma non era certo il frutto di un'oculata amministrazione finanziaria delle Giunte guidate dal PD, semmai l'esito della loro incapacità di gestire le nuove regole introdotte nel 2007 col patto di stabilità: tanto è vero che per anni questi denari sono rimasti congelati nella tesoreria comunale. Tale “involontaria” riserva economica, però, è tornata utile nel 2014, quando a causa del crollo delle mura, sono stati necessari circa 4 milioni per la ricostruzione in regime di emergenza. Sebbene la Regione Toscana abbia in un secondo tempo coperto la spesa, il Comune ha dovuto anticiparla integralmente, beneficiando, proprio a causa dell’emergenza, di uno straordinario allentamento dei vincoli di patto di stabilità. In pratica, i soldi “congelati” sono tornati utili quando è scoccata un'emergenza imprevista, il drammatico crollo delle mura medioevali.
Nel corso del 2015 la Regione ha restituito al Comune una grossa parte del costo dei lavori, circa i tre quarti del totale, ma la riserva economica comunale non si è più riformata. In parole povere la cassa è sempre vuota. Infatti, il Comune di Volterra è dovuto ricorrere per quasi tutto il 2015 (312 giorni su 365) all’anticipazione di tesoreria: ad un fido sul conto da parte della Cassa di Risparmio per far fronte alle spese correnti (il pagamento degli stipendi, delle bollette ect), perché soldi liquidi non ce n'erano. Un ricorso di tesoreria così “massiccio”, per usare le parole del nostro Revisore dei Conti, che ha toccato punte di scoperto per ben 3,5 milioni di euro, con una media di circa 1,5 milioni di euro. Ma che fine hanno fatto le riserve economiche comunali, se la Regione ci ha restituito grossa parte di quanto anticipato? Sul punto il gruppo di Progetto per Volterra ha presentato un'interrogazione, anche al fine di meglio comprendere e quindi poter approfonditamente analizzare la spesa comunale.
In attesa della risposta del sindaco, che speriamo per una volta sia seria ed esauriente, una prima deduzione, seppure un po’ rozza, può ricavarsi dal bilancio consuntivo del 2015. In primo luogo, a fronte di un taglio significativo dei trasferimenti statali (anche Renzi non si fa scrupolo di proseguire la politica dello scaricabarile sulle amministrazioni locali), il Comune ha inasprito pesantemente la pressione fiscale,  provocando la crescita della percentuale dei cittadini morosi: cioè l'aumento esponenziale del numero di persone che non riescono a pagare le tasse comunali. Ad esempio, l’impagato della Tari nel 2014 fu il 10% del totale ed è raddoppiato nel 2015, saltando a circa il 20% (ben 492.000,00 di evaso su un totale di 2.192.000,00).
Secondariamente l’Amministrazione Comunale negli ultimi due anni si è resa protagonista di almeno due grossi svarioni economici. Il primo è riconducibile alla mostra Rosso Vivo, per la quale l’amministrazione aveva preventivato di non spendere nulla pareggiando la spesa con i biglietti, ed invece ha registrato una perdita secca di 390.000,00 euro in un anno e mezzo.
Il secondo buco invece è dovuto alla perdita di un contributo provinciale già accordato, per la realizzazione di interventi su strade rurali. I lavori sono stati effettivamente realizzati nella primavera 2014, ma il Comune avendo sforato i tempi stabiliti e comunque avendo mancato di rendicontare il costo dei lavori ha visto revocare il finanziamento provinciale, con un impatto negativo sul bilancio pari ad  118.800,00 euro. A margine di tutto questo, la spesa corrente della macchina comunale si mantiene altissima, nonostante i numerosi pensionamenti dei dipendenti avvenuti negli ultimi anni e mai rimpiazzati. A riprova del fatto che la gestione mediante ditte esterne dei servizi non porta ad alcun alleggerimento della spesa (vedi scuolabus e musei), semmai un aumento.
La situazione quindi è grave, e i cittadini la scontano vedendosi arrivare tasse sempre più salate.  Certo molti aspetti di questo preoccupante bilancio restano oscuri e sicuramente da approfondire, ma al momento possiamo solo confermare quello che già abbiamo sostenuto anche in campagna elettorale: sarebbe stato vitale investire su interventi per abbattere la spesa corrente, realizzando risparmi che si spalmino nel tempo e ci consentano di renderci virtuosi (parametro che attualmente viene premiato dallo stato centrale al momento dei tagli). Per questo, anziché spendere altre centinaia di migliaia di euro in un inutile parcheggio decentratissimo, sotto la Conad, bisognerebbe concentrarsi sull’efficienza della macchina comunale, che oggi funziona male e inciampa spesso in errori che si ripercuotono pesantemente sulle casse comunali, dunque sulle nostre tasse.
                                                            Progetto per Volterra

venerdì 8 aprile 2016

Matrimoni immaginari

Nello scorso consiglio comunale è stato sottoposto al voto un documento contente le proposte della maggioranza in ordine alla imminente riorganizzazione delle zone-distretto socio-sanitarie. Le zone distretto socio sanitarie sono articolazioni territoriali dell’Azienda sanitaria per l’erogazione dei servizi socio-sanitari e sociali di tipo territoriale (servizi domiciliari,l’accesso alle strutture di assistenza residenziale e semi-residenziale ecc). Anche questa riorganizzazione è imposta dalla Regione Toscana, la quale ha dichiarato di volerle ridurre da 34 a 25, adoperando il solito meccanismo di accorpamento, ovviamente sull’unico presupposto (ma da verificarsi) che così sarà realizzato un risparmio di risorse.
Il cuore della proposta della lista civica che amministra Volterra è stata di chiedere alla Regione  di salvaguardare l’autonomia della nostra zona-distretto ricomprendente i 4 comuni dell’Alta Val di Cecina  sia per le particolari caratteristiche del nostro territorio (molto ampio e con una bassissima densità abitativa) , che per le caratteristiche della popolazione residente (mediamente molto anziana). In subordine la proposta chiede di includere nella zona-distretto AVC alcuni comuni limitrofi, in particolare i comuni dell’Alta Val d’Era ovvero Peccioli, Lajatico, Terricciola e Chianni.
Il Consiglio Comunale volterrano non era nuovo alla discussione sul punto poiché soltanto nel novembre scorso la maggioranza votò un documento analogo, ma indicando partner diversi. Tre mesi fa, infatti, Buselli propose il matrimonio con la Val d’Elsa anziché con l’Alta Val d’Era. Questo continuo cambiamento di rotta da parte della maggioranza dimostra che il punto debole di queste proposte “matrimoniali” è di non aver mai eseguito il necessario lavoro di mediazione preliminare con i comuni chiamati a sposarci. E’ facile dare per scontato un’alleanza senza aver coinvolto nella discussione i presunti partner; un po’ meno facile è costruire realmente dei legami politico amministrativi con i nostri vicini, avendo coscienza di dover chiedere e saper dare qualcosa. Non a caso i sindaci dei comuni presunti nostri futuri partner, a fronte di tali iniziative, rimangono sempre in religioso silenzio. Del resto, questa amministrazione comunale non ha tra i suoi tratti principali la capacità di fare sistema: non riuscì a far squadra neppure con i tradizionali comuni amici, quelli dell’Alta Val di Cecina, quando pochi anni fa si trattò di costruire l’Unione Montana.
Come si fa, dunque, a paventare alla Regione una soluzione che non è condivisa con chi ne verrebbe direttamente coinvolto? Non si può, o può farlo soltanto chi non affronta questi problemi con la necessaria serietà.
Condividiamo il principio che occorrerebbe rivedere le zone-distretto, non tanto accorpandole ma cercando di ridisegnarle secondo criteri di omogeneità. Quindi sarebbe auspicabile che riuscissimo a ricomprendere all’interno della zona-distretto della Alta Val di Cecina i comuni limitrofi che abbiano caratteristiche simili alle nostre; ma questi comuni sono d’accordo? Ci saremmo aspettati un lavoro di mediazione, un impegno che fosse sfociato quanto meno in un documento comune. Invece, in Consiglio Comunale il sindaco ha dovuto ammettere che questi potenziali partner non si sono sbilanciati in nessun modo, così come in precedenza non lo avevano fatto nemmeno i comuni della Val d’Elsa. Si continua quindi a mettere il carro avanti ai buoi con ripetute sparate sui giornali, dando dimostrazione di scarsa serietà e poca affidabilità. Nuocendo definitivamente allo scopo che ci si vorrebbe prefiggere, ovvero di inspirare fiducia nei comuni limitrofi. 
Scaturisce da qui, dunque, la ragione dell’astensione di Progetto per Volterra su una proposta unilaterale e scombinata. A noi sembra evidente quanto sia pericoloso proseguire procedendo a vanvera su temi così sensibili, proponendo alla Regione ogni tre mesi una soluzione diversa, che nel volgere di pochissimo tempo si rivela un fiasco completo. Quale credibilità pensiamo di esserci guadagnati verso gli altri comuni, quelli che speriamo di convincere a diventare nostri partner, agendo in questo modo? 

                                                                        Progetto per Volterra


venerdì 18 marzo 2016

L'isola di Penelope



E’ deciso, l’isola ecologica comunale appena finita di ristrutturare verrà demolita e trasferita altrove. Una storia che avrebbe dell’incredibile in un paese civile, ma normale quotidianità qui da noi.
La vicenda è grottesca eppure semplice da spiegare. Il Comune di Volterra e la Asl Toscana Nord Ovest lo scorso febbraio hanno siglato un protocollo d’intesa che prevede la cessione a privato dell’area su cui sorge l’isola ecologica comunale. Dell’esistenza del documento si è appreso soltanto di recente, in occasione dell’ultimo Consiglio Comunale, quando il protocollo è stato portato in aula dalla maggioranza per la ratifica  obbligatoria dalla legge. L’accordo tra Comune e Asl prevede che il Comune predisponga una variante urbanistica per il cambio di destinazione dell’area e che la Asl ponga in vendita le particelle catastali su cui sorge l’unica isola ecologica comunale.
Ma il Comune di Volterra, sotto la guida dello stesso Buselli, ha appena investito oltre 400 mila euro sull’isola ecologica, per la messa a norma dell’impianto e la risistemazione di tutta l’area. Conti alla mano, si tratta del principale intervento finanziato dal Comune in questi ultimi anni, e uno dei pochissimi progetti portati bene o male a termine. Su questo punto qualche bene informato potrebbe obiettare che nei documenti comunali la previsione di spesa per l’intervento sull’isola ecologica parlava di “soli” 200.000 euro e non 400 mila come abbiamo appena scritto. Sì, ma al termine dei lavori, ritocchino dopo ritocchino, la spesa complessiva per il Comune è raddoppiata. 
Soldi pubblici – tanti soldi - gettati al vento non a causa della truffa di qualche lestofante, ma per un ordinario episodio di malgoverno di un’amministrazione pubblica, favorito dal tradizionale clima di menefreghismo che smorza come un muro di gomma ogni accenno di sincera indignazione civile.
Fin qui i fatti, mentre per l’interpretazione degli stessi dobbiamo richiamare alla memoria il famigerato progetto turistico residenziale su Poggio alle Croci: l’area dell’ex ospedale psichiatrico pari ad un sesto del tessuto urbano cittadino, regalata dal comune alla Asl di Pisa e da questa fatta opzionare dall’immobiliarista anglo-indiano Kuldeep Desaur per una caparra di circa 900.000€. Il progetto e l’accordo tra questo signore del mattone, il Comune e la Asl risale addirittura al 2007, sotto l’amministrazione Bartaloni. Obiettivo dichiarato dell’immobiliarista inglese era trasformare l’area in quartiere turistico-residenziale molto esclusivo, riservato a ricconi di tutte le nazionalità. Nella campagna per le amministrative del 2010 il progetto, sostenuto dal PD, fu decisamente avversato dalla Lista Civica di Buselli, perché tutta l’area sarebbe stata recintata e sorvegliata, tagliando fuori fisicamente i volterrani da un’area con la quale sono storicamente legati e di grande pregio. Sei mesi dopo le elezioni, il nuovo sindaco Buselli, convocò un Consiglio Comunale Aperto sul delicato progetto di Poggio alle Croci e lì, malgrado qualche primo ammorbidimento, si fece sentire forte e chiaro, dichiarando dal suo scranno: “Poggio alle Croci non un’isola, non un fortino inaccessibile, ma che ci sia un percorso all’interno che si possa fruire” (dal verbale del Consiglio Comunale del 28 gennaio 2010). In seguito, portando avanti in prima persona e spesso da solo la trattativa con gli intermediari di Desaur, il Sindaco Buselli ha mutato completamente opinione e i suoi seguaci si sono semplicemente adattati. Ma oggi sono trascorsi nove anni e nonostante le Amministrazioni Comunali del PD prima e della Lista Civica poi abbiano modellato il Regolamento Urbanistico Comunale sui desiderata dell’immobiliarista Desaur, approvato i Piani Attuativi e sottoscritto qualsiasi cosa egli chiedesse, il progetto non ha fatto un passo avanti e neppure è stata perfezionato l’atto di vendita. Segno che il presunto investitore non ha nessuna volontà di portarlo a termine, trattandosi di una mera speculazione edilizia che, data la congiuntura, lascerà l’attuale situazione incresciosa congelata a tempo indeterminato. Siamo arrivati al punto che se l’immobiliarista chiede che venga spostata l’isola ecologica sulla quale questo stesso Sindaco ha appena investito 400.000 euro, la maggioranza scatta sull’attenti e prontamente obbedisce, firmando il protocollo con la Asl.
Viene da ridere, ma amaramente, pensando ai proclami, ai cartelli stradali con richiami alla lucumonia etrusca, agli appelli all’ ”orgoglio comune”, quando si osservano simili prove di malgoverno e soprattutto di mancanza di dignità.
Progetto per Volterra