I recenti tagli all'ospedale di Volterra rientrano nel filone ormai consolidato della progressiva e continua erosione dei servizi sanitari di questa zona. A seguito della riduzione opportunità di lavoro in Val di Cecina e con il conseguente, drastico ridimensionamento della popolazione locale, sono state erosi anche tanti servizi e con essi le capacità di risposta del presidio sanitario volterrano. Un fenomeno preoccupante e grave che va a colpire uno dei principali diritti del cittadino: il diritto ad essere adeguatamente curato in caso di bisogno. L'argomento è quantomai serio e avrebbe meritato almeno un serio dibattito; che la Asl 5 e le forze politiche legate all'Amministrazione Regionale non vogliono neppure lontanamente affrontare. Per evitare un argomento scomodo, spesso la ribellione contro i tagli viene bollata come demagogia, mettendo tutto nel medesimo calderone. Occorrerebbe chiedersi perché mai l'argomento dei tagli alla sanità è invece uno dei più caldi non solo in Italia ma anche in Europa, dunque? Dovunque è considerato un tema scottante perché, nel bel mezzo di una crisi economica così grave, la tenuta dei sistemi sanitari è un nodo politico centrale. A nostro avviso, aree periferiche e poco popolate come la nostra a maggior ragione dovrebbero almeno tentare di dire la loro in un momento come questo. Per non dover assistere ancora a scelte già prese sulla propria testa da altri. In questi giorni ci risulta venga ulteriormente ridimensionato il raggio di operatività del laboratorio di analisi, per esempio, nel più perfetto silenzio. Non siamo tra coloro che ritengono che il servizio sanitario offerto dalla Regione Toscana sia da buttare, anzi. Sappiamo che nel panorama italiano molte regioni stanno peggio di noi. Riteniamo, però, che anche in Toscana vi siano seri problemi su cui sarebbe opportuno discutere: problemi più seri di quanto l'amministrazione regionale voglia ammettere. Per esempio, riteniamo che, negli anni, il progressivo taglio dei posti letto sia stato spinto troppo in avanti, tanto che oggi con 3,85 letti ogni mille abitanti abbiamo segnato un record negativo. E' vero che la diminuzione dei posti letto rientra in un trend nazionale (vedi accordo Stato Regioni del 2009, art. 6), ma è anche vero che la Toscana ha spinto molto in anticipo sul pedale dei tagli rispetto ad altre regioni virtuose come l'Emilia Romagna che conserva un indice di posti letto del 4,2 per mille abitanti a fronte di un bilancio economico in equilibrio. E del grave buco di bilancio della Asl 1 di Massa Carrara di circa 250 milioni di euro, ne possiamo discutere senza pregiudizi? Si dice che potrebbero emergere ulteriori casi analoghi in altre Asl della Toscana. Se questa ipotesi fosse confermata, sarebbe ragionevole colmare i deficit continuando a tagliare i servizi sanitari di base, senza mettere neppure minimamente in discussione altre spese? Per esempio le spese sul “mattone sanitario”, a cominciare da quella che viene definita la più grande operazione di “project financing applicata alla sanità, sulla base di un bando di gara da 421 milioni per selezionare le imprese che si aggiudicheranno la costruzione dei nuovi ospedali di Massa, Lucca, Pistoia e Prato”. Un'operazione ciclopica che mette a bando anche la gestione ventennale dei servizi non ospedalieri, per un valore di 2 mila miliardi di euro. Secondo l'Irpert la diminuzione del benessere in Toscana, in comparazione con le altre regioni, ha registrato un peggioramento a partire dal 1995. Non sarà ora di fermarsi un poco a ragionare se la strada imboccata è quella giusta?
Progetto per Volterra è una derivazione del gruppo Progetto Originario, nato dalla scissione della Lista Civica Uniti per Volterra. Si è candidato alle amministrative del 2014. Sarà rappresentato in Consiglio Comunale da Sonia Guarneri.
sabato 6 agosto 2011
giovedì 4 agosto 2011
Repubblica su Volterra
Un articolo di Repubblica che riguarda anche Volterra
Da "La Repubblica"
San Miniato, il fotovoltaico è un affare. Di famiglia
17 giugno 2011 — pagina 1 sezione: FIRENZE
San Miniato, il fotovoltaico è un affare. Di famiglia
17 giugno 2011 — pagina 1 sezione: FIRENZE
QUASI 70 ettari di fotovoltaico su aree coltivabili, che produrranno 30 megawatt di energia.
Ma a San Miniato le rinnovabili fanno discutere. La zona scelta per i pannelli è chiusa nel 3% del territorio e, per i comitati, si vedrà dalla rocca. Con uno stratagemma, però, è stata evitata la valutazione di impatto ambientale. Inoltre gli impianti sorgeranno sui campi dei familiari di esponenti della maggioranza di centrosinistra. E li installeranno aziende che hanno sostenuto la campagna elettorale del sindaco.
A San Miniato i comitati dicono che tutti quei pannelli deturperanno il paesaggio. Ma gli appezzamenti selezionati sono stati divisi per costruire piccoli impianti da poco meno di un megawatt di potenza, perciò la Via non è obbligatoria. Anche se sono contigui, e creano delle distese di decine di ettari, sulla carta risultano piccoli. Il regolamento comunale per le rinnovabili è stato pubblicato dopo l' uscita della graduatoria dei terreni dove poter installare il fotovoltaico.
Quando è stato reso noto, e prevedeva soltanto l'area tra la ferrovia e l'autostrada, molti dei primi classificati hanno scoperto di essere stati esclusi, avendo il campo in altre zone. Ma tra i non-esclusi ci sono parenti di persone che nel 2008 erano candidate con il sindaco Vittorio Gabbanini o lo sostenevano, tutte presenti ad un evento di finanziamento della sua campagna elettorale il 23 maggio 2008 sulle fonti verdi. C'era Alessandro Zanardo, Francesca Cupelli, Paolo Nacci della Coldiretti. Loro o i loro familiari possiedono i terreni scelti. C'era anche Francesco Meneguzzo, ideatore del «conto energia» (quello che prevede incentivi per chi produce e vende energia da fonti rinnovabili) quando era consulente del ministro dell'agricoltura Paolo De Castro, candidato in Comune e parente di due vincitori. Proprio lui ha organizzato l'evento, portando aziende di tutta Italia, con cui lavora, a comprare gli stand. Tra queste c'era la Western di San Benedetto del Tronto, del candidato coi Verdi all'europarlamento Giovanni Cimini, che è anche proprietario di alcune imprese che hanno preso in affitto i famosi terreni e ottenuto le autorizzazioni per installare gli impianti, guadagnando dalla vendita dell'energia.
Le società che stanno costruendo negli altri spazi selezionati appartengono a tre gruppi che hanno gli stessi dirigenti. Insomma, tutto sembra essere andato in manoa poche persone. Tra gli invitati a parlare all'evento c'era anche Francesco Giani, consigliere provinciale del Pd e giurista esperto di rinnovabili. E' figlio di Paolo, proprietario della Pb Soluzioni, che aveva affittato uno stand. Nel consorzio Foreever è socio di Cimini. Ne fa parte anche la Scout, di proprietà della Cassa di Risparmio di San Miniato, che a Volterra avrebbe dovuto costruire un impianto di mini-eolico sul terreno del suocero dell'assessore all' ambiente. Lì a redigere il regolamento comunale per le rinnovabili, e a scegliere l' area, è stato lo stesso Meneguzzo.
Ma prima di ricevere l'incarico pubblico, aveva già preparato uno studio sulla redditività delle pale in quella zona. Meneguzzo e Giani, inoltre, sono consulenti della Scout e nel 2010 stipularono una scrittura privata per dividersi «l'utile conseguente all' ottenimento, alla vendita, alla cessione delle autorizzazioni» necessarie all' installazione degli impianti, insieme all'amministratore unico di Scout, Simone Grossi, e a un consigliere del sindaco, Emanuele Orsi.
RICCARDO BIANCHI
Ma a San Miniato le rinnovabili fanno discutere. La zona scelta per i pannelli è chiusa nel 3% del territorio e, per i comitati, si vedrà dalla rocca. Con uno stratagemma, però, è stata evitata la valutazione di impatto ambientale. Inoltre gli impianti sorgeranno sui campi dei familiari di esponenti della maggioranza di centrosinistra. E li installeranno aziende che hanno sostenuto la campagna elettorale del sindaco.
A San Miniato i comitati dicono che tutti quei pannelli deturperanno il paesaggio. Ma gli appezzamenti selezionati sono stati divisi per costruire piccoli impianti da poco meno di un megawatt di potenza, perciò la Via non è obbligatoria. Anche se sono contigui, e creano delle distese di decine di ettari, sulla carta risultano piccoli. Il regolamento comunale per le rinnovabili è stato pubblicato dopo l' uscita della graduatoria dei terreni dove poter installare il fotovoltaico.
Quando è stato reso noto, e prevedeva soltanto l'area tra la ferrovia e l'autostrada, molti dei primi classificati hanno scoperto di essere stati esclusi, avendo il campo in altre zone. Ma tra i non-esclusi ci sono parenti di persone che nel 2008 erano candidate con il sindaco Vittorio Gabbanini o lo sostenevano, tutte presenti ad un evento di finanziamento della sua campagna elettorale il 23 maggio 2008 sulle fonti verdi. C'era Alessandro Zanardo, Francesca Cupelli, Paolo Nacci della Coldiretti. Loro o i loro familiari possiedono i terreni scelti. C'era anche Francesco Meneguzzo, ideatore del «conto energia» (quello che prevede incentivi per chi produce e vende energia da fonti rinnovabili) quando era consulente del ministro dell'agricoltura Paolo De Castro, candidato in Comune e parente di due vincitori. Proprio lui ha organizzato l'evento, portando aziende di tutta Italia, con cui lavora, a comprare gli stand. Tra queste c'era la Western di San Benedetto del Tronto, del candidato coi Verdi all'europarlamento Giovanni Cimini, che è anche proprietario di alcune imprese che hanno preso in affitto i famosi terreni e ottenuto le autorizzazioni per installare gli impianti, guadagnando dalla vendita dell'energia.
Le società che stanno costruendo negli altri spazi selezionati appartengono a tre gruppi che hanno gli stessi dirigenti. Insomma, tutto sembra essere andato in manoa poche persone. Tra gli invitati a parlare all'evento c'era anche Francesco Giani, consigliere provinciale del Pd e giurista esperto di rinnovabili. E' figlio di Paolo, proprietario della Pb Soluzioni, che aveva affittato uno stand. Nel consorzio Foreever è socio di Cimini. Ne fa parte anche la Scout, di proprietà della Cassa di Risparmio di San Miniato, che a Volterra avrebbe dovuto costruire un impianto di mini-eolico sul terreno del suocero dell'assessore all' ambiente. Lì a redigere il regolamento comunale per le rinnovabili, e a scegliere l' area, è stato lo stesso Meneguzzo.
Ma prima di ricevere l'incarico pubblico, aveva già preparato uno studio sulla redditività delle pale in quella zona. Meneguzzo e Giani, inoltre, sono consulenti della Scout e nel 2010 stipularono una scrittura privata per dividersi «l'utile conseguente all' ottenimento, alla vendita, alla cessione delle autorizzazioni» necessarie all' installazione degli impianti, insieme all'amministratore unico di Scout, Simone Grossi, e a un consigliere del sindaco, Emanuele Orsi.
RICCARDO BIANCHI
lunedì 1 agosto 2011
Fare del pasticcio la propria arte
Nello scorso numero della Spalletta Piero Fiumi parla di ostruzionismo selvaggio delle minoranze in relazione alla discussione di vari punti posti all’ordine del giorno dello scorso consiglio comunale. Da consigliera di minoranza e dunque parte in causa, mi sento di chiedere a Fiumi , cittadino assai assiduo ai consigli comunali, più indipendenza di giudizio. Oggi il prolungamento delle discussioni deriva soprattutto da una frequente, immotivata rigidità della compagine di governo ad accettare anche piccole richieste di emendamento ai provvedimenti o motivate richieste di approfondimenti. Si preferisce imporre anche quando non servirebbe e non sarebbe necessario. Lo si fa pregiudizialmente senza neppure ascoltare il merito delle richieste. Non è difficile capire le ragioni. Il risentimento personale è una componente, che non ci dovrebbe essere ma che fa parte della natura umana. L’altra componente, assai più preoccupante, è la scarsa preparazione degli amministratori su temi con qualche contenuto tecnico sottoposti alla discussione consiliare. Non giovano il pressapochismo dei relatori e il continuo caos nei provvedimenti che contraddistinguono questa amministrazione. Fiumi non può non aver notato che gli strumenti di programmazione di governo indicano una serie di attività e poi nella pratica si continua a farne altre, senza un filo logico. Si procede a braccio e francamente ciò non mi sorprende. Quel poco di logico che si fa, lo si fa pure male. Viene citato nell’articolo di Fiumi l’episodio della variante al regolamento urbanistico. Un provvedimento che ho votato positivamente nelle due fasi precedenti. Quella variante infatti viene da lontano: è il frutto del lavoro degli uffici comunali sotto la direzione di Francesco Fambrini , ex assessore all’urbanistica vigliaccamente licenziato in tronco per scarsa produttività dal nostro Sindaco. Che, detto per inciso, utilizzando ormai un tempo superiore a quello a disposizione di Fambrini per l’urbanistica e molte più risorse, ha fatto assai meno. Quella variante fu approvata dalla Giunta (dunque anche con il mio voto) nel giugno 2010. E’ rimasta nel cassetto del nuovo assessore all’urbanistica (il Sindaco) per ben 8 mesi, senza una ragione plausibile. Finalmente approdò praticamente tal quale in Consiglio Comunale nel febbraio 2011, dove venne votata a stragrande maggioranza, Progetto Originario in testa. Nella successiva fase di adozione però l’Amministrazione si è scordata di nominare il garante della comunicazione, che assieme al responsabile del procedimento, è la figura obbligatoria per legge per consentire trasparenza ed equità nei procedimenti di variante urbanistica. Questi non sono cavilli: il Garante deve procedere a diffondere in vari modi l’informazione sui contenuti della variante adottata affinché non siano lesi degli interessi legittimi. La Regione giustamente ha fatto notare questa carenza. Inspiegabile per me visto che Fambrini aveva a suo tempo sottolineato questa necessità. Non occorre molta sottigliezza per comprendere che nel ramo dell’urbanistica queste misure sono indispensabili, perché le previsioni di una variante possono modificare anche di molto il valore di determinati beni immobili. Per questo la legge prevede che chiunque debba essere informato dall’amministrazione, affinché un cittadino che si senta eventualmente penalizzato possa far valere le proprie ragioni, con gli opportuni strumenti previsti dalla norma, ed evitare eventuali ricorsi a valle. L’avere trascurato questo adempimento da parte dell’Amministrazione è un episodio grave, non una facezia. Specialmente un “liberale”, dovrebbe avere a cuore le regole previste per fornire a tutti pari diritti. Dunque, signor Fiumi, chi rallenta l’attività amministrativa? Chi tiene una variante 8 mesi in un cassetto e si dimentica una parte sostanziale del procedimento di adozione, o chi rileva la “dimenticanza”? Che nello svolgimento delle attività amministrative si possa incappare in qualche contrattempo è cosa normale, e altrettanto normale è cercare di porvi rimedio nella maniera più limpida. Ossia facendo decorrere di nuovo i termini (60 giorni) applicando le misure di comunicazione previste, affinché ognuno possa apprendere i contenuti della variante ed esprimersi. Addossare la colpa dei pasticci dell’Amministrazione alle minoranze è invece paradossale. Governare pasticciando è un’attitudine che si acquista quando non si riesce a fare di meglio. Ma non governano le minoranze.
Sonia Guarneri - Progetto Originario
La lingua di pietra
E' noto che il linguaggio che usiamo rispecchia fedelmente ciò che siamo. Generalizzando un po', potremmo sostenere che la lingua “parlata” su La Spalletta fornisce, almeno in parte, l'immagine di cosa sia maturato negli anni tra le mura della nostra città. E c'è da temere anche in gran parte del Paese. In questi giorni mi sono capitati in mano alcuni numeri di “Volterra” degli anni '80 e de “La Spalletta” degli anni '90. Problemi ce n'erano anche allora, ma facendo un rapido confronto con quanto veniva scritto su quei fogli 20 o 30 anni fa, salta immediatamente agli occhi il forte imbarbarimento del linguaggio utilizzato ai giorni nostri. Sia nella forma che nei contenuti. Probabilmente buona parte del “merito” va attribuito agli esempi forniti nell'ultimo ventennio dalla televisione, in particolar modo dai tanti spettacoli di successo basati sulla lite in diretta o in differita, dove le grida o l'offesa prevalgono sul ragionamento. Ma se l'esempio è pessimo, non significa che ci si debba piattamente adattare a questo andazzo. Tra quelli che si leggono ultimamente su La Spalletta vorrei citare un paio di esempi recentissimi. Mi riferisco a “Brunella D.I. - Nonna ecc. ecc.” sostenitrice della lista civica al governo e l'anonimo A.C., tifoso del centrosinistra volterrano. La scelta è abbastanza casuale, perché casi analoghi ve ne sono tanti ma questi sono tra i commentatori più ricorrenti e, per quanto appartenenti a matrici politiche opposte, parenti prossimi per inossidabile spirito di fazione e per il modo spiccio di comunicare. Brunella D.I., su La Spalletta del 16 Luglio esibisce un trafiletto dal titolo “Tempo perso”, a suo dire “cronaca delle prime due ore e mezzo di Consiglio Comunale”. Un tale avvio prometterebbe di riportare la discussione sviluppatasi in Consiglio su alcuni dei temi esaminati: la proposta di donazione della collezione Bessi-Giglioli al Comune e il conferimento degli attestati di civica benemerenza a Mino Trafeli e Paolo Ferrini. Nel suo svolgimento, però, il pezzo tradisce subito le aspettative, evitando accuratamente di proporre anche per sommi capi la cronaca della discussione, per diffondersi esclusivamente nel proprio personalissimo commento. Commento, come si conviene in questi casi, disseminato di punti esclamativi. “Mezz'ora al massimo”, secondo Brunella D.I., doveva durare la discussione, “ma l'opposizione … doveva farsi sentire... fare il loro gioco in questo caso molto politichese!”. Anche nel riportare l'esito dei voti, la nonna partecipativa non si fa scrupolo di accuratezza, annoverando le astensioni come fossero stati voti favorevoli: l'importante non è la realtà dei fatti, evidentemente; al contrario, l'obiettivo è la semplificazione estrema del messaggio. Affinché questo entri facilmente nelle teste dei lettori, considerati alla stregua dei telespettatori delle rissose trasmissioni pomeridiane. Dunque, Brunella D.I., sul primo punto dimentica di riportare che la richiesta delle minoranze è stata una sola, perfettamente consonante con quella della famiglia Bessi-Giglioli, ossia che anche il Consiglio Comunale, al momento opportuno, venisse messo al corrente del progetto per l'esposizione di tali opere. Infatti, i donatori hanno giustamente condizionato il perfezionamento dell'atto di donazione, a precise garanzie da parte del Comune per una corretta conservazione e valorizzazione dei beni. Le stesse garanzie che richiedevano anche le minoranze in Consiglio Comunale: visionare il progetto espositivo per verificare il corretto impiego delle opere donate nonché delle risorse pubbliche destinate allo scopo. Richiesta che la maggioranza, come sempre assistita da Bassini, ha inspiegabilmente rigettato. Eppure, in tema di beni culturali, di soluzioni pasticciate a Volterra ne abbiamo già viste e forse qualche elemento di controllo in più non avrebbe fatto scomodo. Stesso schema Brunella D.I. impiega per illustrare la discussione sugli attestati di benemerenza a Trafeli e Ferrini: tempo perso in “assurda opposizione”. Peccato che non vi sia stata nessuna opposizione, ma soltanto l'integrazione nel documento approvato con i profili dei concittadini insigniti e in particolare dell'artista Trafeli. Documento che in origine appariva piuttosto scarno e lacunoso. L'emendamento proposto in questo caso è stato fatto proprio per intero dalla maggioranza e conseguentemente Brunella D.I. dovrebbe accusare anche questa di ciò che lei chiama “opposizionismo”.
Invece, a riguardo del Signor A.C. vale la pena segnalare il pezzo dal titolo “Edicola moscia”, del 23 Luglio, in cui parla del manifesto murario della Lista Civica “Uniti per Volterra”. Prevedibilmente A.C., sotto la protezione dell'anonimato, si concede un livello di volgarità ben superiore. Descrivendo la struttura metallica della bacheca, l'autore si dà pena di illustrare quello che per lui è il significato de “i due cerchi in alto” senza tanti giri di parole o metafore: “riportano una parte dell'organo riproduttore maschile.”. Dal titolo alle frasi di apertura il commento si snoda, dunque, nel più prevedibile e sciatto degli accostamenti. Proseguendo, il brano resta sempre inesorabilmente sul tema, senza neppure tentare l'inserimento di elementi vagamente ironici per riscattare, almeno in parte, con un sorriso il ricorso ad un'immagine così rozza. Fino al fatale richiamo a “un uccello moscio” con cui “i civici” sarebbero “rimasti fregati dai loro stessi lavori”. Ribadisco, nel trafiletto non si trova neppure l'ombra di una sfumatura satirica, solo riferimenti volgari e intenzionalmente offensivi.
Da oltre due anni questo linguaggio e questo stile ammorbano la discussione politica a Volterra, offese e colpi bassi sostituiscono i ragionamenti, tanto che già in partenza sappiamo che i nostri tentativi di discussione sul merito dei problemi (urbanistica, rinnovabili, sanità, l'affidamento degli incarichi comunali, le case popolari, ecc.) non troveranno repliche e cadranno nel vuoto. Poiché i nostri principali interlocutori politici si sono ormai convinti che nessuno si dia più pena di seguire un dibattito minimamente articolato sui problemi reali, mentre i lettori sarebbero attratti avidamente dalle risse verbali. Ma ai giorni nostri, con una crisi drammatica in corso, pensiamo che il periodo dell'intrattenimento più o meno volgare sia terminato e occorra tornare a ragionare urgentemente sulle cose da fare.
Fabio Bernardini, Progetto Originario
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